Mercoledì delle Ceneri, 10 febbraio

Pubblicato giorno 9 febbraio 2016 - Commenti alle letture festive 2016

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Mercoledì delle Ceneri – 10 febbraio

 

da “Messale festivo 2016” EMP

 

10 FEBBRAIO
MERCOLEDÌ DELLE CENERI
RINNOVIAMO LA NOSTRA VITA

Con «l’austero simbolo delle ceneri» (orazione del rito dell’imposizione delle ceneri) iniziamo oggi il tempo favorevole della quaresima. Chineremo il capo perché venga sparso di ceneri, con il desiderio di rinascere da esse «completamente rinnovati» (ivi). Un antico mito precristiano racconta di un uccello, la fenice, che rinasce dalla proprie ceneri. Quel mito, riflesso della speranza che l’uomo da sempre porta in cuore, con Cristo da sogno si è fatto realtà, tanto che nell’iconografia cristiana la fenice è diventata simbolo della risurrezione. In forza del nostro battesimo tutti noi siamo immersi in questa realtà inaugurata da Cristo: «Possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,4), possiamo già vivere da risorti. La quaresima è veramente tempo favorevole, perché ci indica la via per questa rinascita «a immagine del Signore risorto» (orazione del rito dell’imposizione delle ceneri). È una via concreta, umile, praticabile da tutti noi, ciascuno secondo la misura della sua vita. È la via dell’elemosina, della preghiera, del digiuno. È una via penitenziale perché ci chiede di ridurre in polvere l’uomo vecchio che è in noi, l’uomo ripiegato su di sé e sul proprio egoismo. Ma, come ogni pratica penitenziale cristiana, non è finalizzata alla polvere e neppure a un’autorealizzazione che lascia vuoto e insoddisfatto il nostro cuore. È invece una via che apre in noi lo spazio all’azione dello Spirito del Signore, in modo che la scintilla di vita divina, che è stata accesa in noi il giorno del nostro battesimo, possa dare fuoco a quelle ceneri di cui siamo stati cosparsi e forgiare in noi l’uomo nuovo. L’uomo nuovo è l’uomo riconciliato con se stesso, con Dio e con i fratelli e che vive i suoi giorni nella giustizia e nell’amore. Questo è il dono che vuole ravvivare e rinnovare in noi il tempo della quaresima, per giungere alla notte di Pasqua pronti a «ricevere una corona invece della cenere» (Is 61,3).

PRIMA LETTURA Ritornate a me
«Ritornate» (v. 12): è la prima parola che Dio ci rivolge all’inizio del cammino quaresimale. Come una sinfonia è costruita su un tema musicale dominante e ricorrente, così il ritorno è uno dei temi dominanti della quaresima, una parola di sottofondo, che un po’ nascostamente sale come un sussurro da tutti i quaranta giorni che oggi iniziamo a vivere. «Ritornate a me» (ivi), ci invoca il Signore. In queste parole sentiamo il desiderio ardente da cui sgorgano: il desiderio di Dio di annullare la distanza che ci separa da lui, di tirarci fuori dal deserto in cui viviamo senza di lui per tornare presso di lui in quel giardino in cui egli ama passeggiare in nostra compagnia (cf. Gen 3,8). San Giovanni Crisostomo ha scritto che «l’essenza della vita cristiana consiste nello sperare nel ritorno». Con l’inizio della quaresima questa speranza si fa cammino.

SECONDA LETTURA Lasciatevi riconciliare
Nella sinfonia della quaresima altro tema dominante, accanto a quello del ritorno, è la riconciliazione. Di nuovo la Scrittura ci invita non tanto a invocare noi il Signore, quanto a cogliere la supplica che egli rivolge a noi per bocca di san Paolo: «Lasciatevi riconciliare» (v. 20). Di solito se abbiamo qualche motivo di dissidio con qualcuno, soprattutto se le ragioni del torto pesano più dalla nostra parte, ci è difficile anche solo incontrarlo, per paura di non trovarlo bendisposto. Ma il nostro Dio non è così. Possiamo presentarci a lui, certi della riconciliazione. E ne abbiamo la prova: ci ha dato ciò che ha di più caro, il Figlio, per dimostrarcelo.

VANGELO Nel segreto
Quando dobbiamo partire per un viaggio ci prepariamo mettendo in valigia tutto ciò che ci occorrerà. È Gesù stesso a indicarci l’occorrente per poter compiere il viaggio quaresimale: l’elemosina, la preghiera e il digiuno. Per il cristiano non sono «bagagli» nuovi, e infatti il Maestro non ci dà ammaestramenti sul loro significato. Ci esorta, invece, a fare attenzione alla modalità con cui li viviamo. Dio non guarda le apparenze, guarda il cuore (cf. 1Sam 16,7). Elemosina, preghiera e digiuno non sono prestazioni che gli dobbiamo per ottenere qualcosa, ma sono la porta d’accesso per entrare nella relazione a tu per tu con lui. Solo lì, nel segreto e nell’intimità di tale relazione, potremo gustare la gioia e la pace che stare in sua compagnia sempre porta con sé. Egli stesso è la ricompensa, la sola capace di soddisfare il desiderio del nostro cuore, un pegno della vita in pienezza che ci aspetta.

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