1 dicembre – L’attesa: desiderio che ci fa verticali, 1a domenica di Avvento anno A

Pubblicato giorno 28 novembre 2019 - ARTICOLI DEL BLOG, Commenti alle letture festive 2019

pexels-photo-547116
Condividi su:   Facebook Twitter Google

 

Foto von Krivec Ales von Pexels

da Messale festivo EMP

 

1a domenica di avvento

L’attesa: desiderio che ci fa verticali

In una sua bellissima poesia Turoldo dice di Dio: «Gemito sei dell’intera natura / il desiderio che ci fa verticali / passione di esistere di tutte le vite.» È straordinario! Dio è il desiderio che fa l’uomo eretto, la passione vitale che abita ogni uomo e ogni donna! Se l’evoluzionismo ci consegna la teoria dell’homo erectus, Turoldo ci suggerisce che ciò che rende l’uomo eretto è la forza del suo desiderio. E questo muta radicalmente il senso di «essere umano». Il latino ha due espressioni per dire «uomo»: homo e vir, la cui dote è la virtus, ossia la forza, la passione per il bene. L’uomo non è semplicemente una delle creature, quand’anche la più dotata di abilità, ma l’unica creatura capace di costruire la propria vita con le proprie scelte: l’uomo è il vir desiderorum, l’uomo dei desideri. È’ il desiderio che ci mette in piedi e in movimento, che ci solleva dalle nostre depressioni, dalle nostre prostrazioni, dalle nostre malattie e ci fa gustare il sapore di vivere e amare. Ma desiderio di che cosa? Verso che cosa può tendere questa piccola cosa che è l’uomo, la cui vita è come il fiore del campo che oggi c’è e domani appassisce? Verso la promessa di Dio! Nulla come la promessa di Dio è in grado di mobilitare la creatura umana, di attirarne anima, intelligenza e volontà verso un bene sperato, che esiste ed è certo! La speranza cristiana, di cui Maria è maestra, è questo: la sua forza è contagiosa, attira altri verso il disegno di salvezza di Dio. Maria ci insegna ad attendere il compimento, l’avvento della promessa! Per questo la prima lettura di oggi ci suggerisce: «Venite, saliamo al monte di Dio», al luogo della sua dimora, lì dove la legge dell’amore risplende e converte le passioni di morte in passioni di vita, la voglia di guerra in passione di coltivare la terra per farne un nuovo Eden! L’attesa non è utopia: è invece atteggiamento da imparare dalla Vergine. Ella ci insegna che l’oggetto dell’attesa non è lontano, nel futuro, ma è presente: è nella Parola che ascoltiamo e che ci chiede di essere vissuta, di diventare carne della nostra carne, è nel prossimo che abbiamo accanto e nel cui volto possiamo riconoscere il volto di un fratello e di una sorella.

prima lettura   Camminiamo nella luce del Signore

La parola di Dio è spada a doppio taglio perché mentre rimprovera incoraggia. Ogni incoraggiamento che essa infonde nasce da un giudizio sulle nostre corte vedute che ci vengono svelate come tali. Il rimprovero, infatti, non è che la restituzione di un’evidenza! L’evidenza che noi crediamo solo a ciò che cade sotto i nostri occhi, a ciò che entra nel piccolo raggio di luce dei modesti fanali della nostra intelligenza. Non sappiamo vedere i segni di speranza che Dio semina nel mondo. Per vederli abbiamo bisogno di una luce potente, che illumini tutto, abbiamo bisogno della luce di Dio e di metterci in cammino fidandoci di essa!

seconda lettura   La notte è avanzata, il giorno è vicino

La lettera di Paolo ai romani è l’annuncio di una buona notizia: i tempi bui della storia e della vita stanno per finire! Non ci pensiamo mai, ma quando la notte giunge al culmine, essa, in realtà, comincia a indietreggiare per lasciare posto alla luce del giorno. È questa certezza che permette l’attesa e la distingue dall’utopia. E questa certezza è la prima forma della conoscenza di Dio e di sé in lui: è luce che rischiara la notte, perché rischiara le scelte e il modo di vivere.

vangelo   Viene il Figlio dell’Uomo

Il Figlio dell’Uomo verrà di notte o di giorno? Nessuno può dirlo, ma è certo che verrà e questo è sufficiente a dare significato nuovo alle cose quotidiane: si può mangiare e bere, prendere moglie o marito permettendo a questi gesti di acquisire una profondità sconosciuta, immensamente più grande del nostro bisogno di sopravvivenza, che a volte in noi avvelena e annienta la vita. Attendere il ritorno di Gesù vuol dire imparare a spostare il cuore della nostra vita fuori di noi, a collocarlo in lui, su quel punto di confine fra cielo e terra dove è rimasto fisso lo sguardo dei discepoli il giorno dell’ascensione. Possiamo capire l’avvento di Gesù solo alla luce del giorno della sua ascensione. I cieli, che quel giorno si sono aperti per accoglierlo, non si sono chiusi dietro a lui: è lui il luogo verso cui tende il nostro desiderio, la «forza che ci fa verticali» e che ci rivela la beatitudine dei puri di cuore, beati perché vedranno Dio.