10 novembre – Vita nuova ed eterna, 32a domenica del tempo ordinario anno C

Pubblicato giorno 8 novembre 2019 - ARTICOLI DEL BLOG, Commenti alle letture festive 2019

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da Messale festivo EMP

 

32a domenica del tempo ordinario

Il Re dell’universo ci risusciterà a vita nuova ed eterna

 

Stiamo camminando verso il termine del tempo ordinario e in queste letture, che la santa Chiesa ci propone come una madre che ha a cuore la salvezza e la pienezza della vita dei suoi figli, contempliamo le promesse che il Signore, Dio della vita, ha posto nella nostra esistenza. Nel nostro cuore ha posto un germe divino che ci rende irresistibile il voler vivere e sperare. La nostra fede è come una luce per il cammino di compimento della nostra umanità. Esso è simboleggiato dal popolo d’Israele. Alcuni, già dall’Antico Testamento, credono e professano la risurrezione. Il Signore Gesù porterà a compimento questa fede con la sua proclamazione del regno di Dio e, in modo definitivo, col suo risorgere dai morti dopo una passione e morte che non faceva più sperare nemmeno gli apostoli.

I sadducei di ieri e di oggi credono solo alla materialità della vita. Gesù ci libera dalla miscredenza e ci apre alla chiamata alla rigenerazione a vita nuova, nella pienezza del rapporto con Dio e nella speranza di rivedere e riabbracciare i nostri cari che ci hanno preceduto. In questa fede ci ha chiesto di desiderarli, non di piangerli. Essi vivono nell’amore.

prima lettura   Da Dio si ha la speranza di essere risuscitati

Le rivoluzioni al tempo dei Maccabei (II secolo a.C.), messe in atto per ottenere la libertà politica e religiosa, manifestano l’eroicità di questi fratelli disposti a morire piuttosto che tradire le leggi di Dio: Dio stesso ci manifesta la fede profonda dei fedeli d’Israele, che già prima della venuta di Cristo e della sua pasqua, con certezza e manifestamente, professano la risurrezione. Essi subiscono un vero e proprio martirio, sostenuti dal legame di vita con Dio. Essi, che sperimentano il suo amore piuttosto che tradirlo o rinunciarvi, vanno con coraggio dignitoso incontro alla morte, perché questo stesso amore, ora accolto nella vita terrena, è un legame che non termina con la morte, ma che anzi li unirà domani a Dio in una comunione piena, nella vita nuova ed eterna.

seconda lettura   Il Signore è fedele

San Paolo, nella sua lettera ai fedeli di Tessalonica, manifesta la speranza definitiva che lo sostiene nel presente, nella concretezza della sua vita e del suo apostolato. «Dio, Padre nostro, ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza» (v. 16). Con questa certezza e l’aiuto della preghiera dei fedeli egli affronta la persecuzione subita da «uomini corrotti e malvagi» (v. 2). La comunità di Tessalonica ha pure questa fermezza, perché il Signore è fedele e custodisce i suoi dal Maligno. Di fronte alla necessità del loro combattimento contro il male san Paolo li esorta a fondarsi su quanto egli ha loro trasmesso: è il Signore stesso a guidare ciascuno «all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo» (v. 5). Egli, il Risorto, libera e salva.

Vangelo   Poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio

Protagonisti di questo Vangelo sono i sadducei, aderenti alla corrente religiosa che si contrapponeva ai farisei. Questi ultimi credevano e professavano la risurrezione, mentre i sadducei, partito aristocratico e conservatore sia a livello religioso che politico, non vi credevano. Essi possedevano una fede di corte vedute, che ha il suo inizio e il suo termine su questa terra. Ma come dirà san Paolo «se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli altri uomini» (1Cor 15,19). Gesù, primo e vero protagonista del brano come degli eventi del cammino umano, rispondendo alla tragica e macabra parabola dei sadducei, ne smonta il ragionamento e fa una vera e propria catechesi sulla risurrezione dai morti: gli uomini giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Noi che abbiamo la grazia di partecipare alla vita divina attraverso i sacramenti, possiamo fare quotidianamente esperienza di essere figli amati dal Padre, dal Dio che crea e sostiene ogni cosa e di essere redenti dalla pasqua di Cristo. Attraverso il dono del battesimo e della confermazione ci è partecipato lo Spirito «che è Signore e dà la vita»: egli ci pone in questa vivificante prospettiva fin da questo mondo. Dentro il nostro vivere, faticare, soffrire, amare e gioire è posto un seme divino, la promessa della risurrezione. Crederci con tutto noi stessi è dare stima a Dio: egli non è Dio dei morti, ma dei viventi, perché tutti vivono per lui.