12 aprile – Il dialogo: l’antidoto alla mancanza di ragioni, Commento al Vangelo di oggi di don L.M.Epicoco

Pubblicato giorno 12 aprile 2019 - ARTICOLI DEL BLOG, Commenti al vangelo di d.Luigi Maria Epicoco

luigi maria epicoco
Condividi su:   Facebook Twitter Google

di don Luigi Maria Epicoco

 

Due cose colpiscono del Vangelo di oggi la prima è la scelta della violenza come mancanza di argomenti.

Quando non si hanno più ragioni allora si sceglie la violenza. Era così ai tempi di Gesù ed è così anche ai nostri giorni: “I Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo. Gesù rispose loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?»”.

Finché la violenza ha a che fare con le pietre è facilmente riconoscibile, ma ci sono tantissimi modi di usare la violenza. C’è quella delle parole ad esempio, o anche quella dei silenzi. Nelle nostre case le parole o i mutismi sono forme di violenza che usiamo quando i nostri dialoghi non riescono ad avere la meglio. Gesù sta tentando di dialogare con i Giudei, ma davanti alle evidenze che Egli porta, l’unica risposta che riceve è quella della violenza.

Sentirsi i possessori della Verità delle volte ci arma contro gli altri. La prova vera di essere nella Verità è la capacità di dialogare sempre, e con tutti. E lì dove il mondo protesta noi dobbiamo poter offrire invece il martirio del dialogo, sempre, anche quando sembra inutile, anche quando sembra fallimentare.

Perché alla fine non importa se quello che di giusto abbiamo fatto ha portato il risultato sperato. A noi il Signore ha chiesto di testimoniarlo e non di convincere il mondo. È la testimonianza che non dobbiamo mai perdere di vista, non i risultati.

Lo aveva capito bene Giovanni Battista, che sul finire del Vangelo di oggi incassa un complimento bellissimo: “«Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui”. Infatti di Giovanni non si raccontano miracoli, e tutto quello che ha tentato di fare è umanamente fallito con la sua morte cruenta ad opera di Erode. Eppure quello che sembrava essere un fallimento non lo è stato davvero. Tutta la vita di Giovanni ha sempre indicato ciò che contava, e paradossalmente anche la sua morte. Il Signore ci domanda una vita così, non miracoli. (Gv 10, 31-42)