12 maggio – Le mie pecore ascoltano la mia voce, IV domenica di Pasqua

Pubblicato giorno 11 maggio 2019 - ARTICOLI DEL BLOG, Commenti alle letture festive 2019

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Da Messale festivo EMP

4a domenica di pasqua

Le mie pecore ascoltano la mia voce

 

Oggi la Chiesa italiana celebra la «giornata di preghiera per le vocazioni» e ci invita a «pregare il padrone della messe, perché mandi operai nella sua vigna». Il Vangelo ci invita a guardare al buon Pastore e a seguirlo e, insieme, a riflettere con le parole più commoventi e forti che noi tutti ci aspettiamo da Dio: «Il Padre mio è più grande di tutti», di tutti i potenti, di tutti i nemici, di tutti i maestri umani «e nessuno può rapirle – le sue pecore, che siamo noi – dalla mano del Padre mio». E ancora: «Non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano». Per questo noi seguiamo Gesù, vero buon pastore che dà sicurezza e non delude, perché ci assicura: «Io le conosco», le mie pecore. Fin da prima della creazione del mondo siamo stati da Dio conosciuti, amati, eletti, predestinati a essere suoi figli. L’amore di Dio ci precede, ci guida, ci accompagna. Il progetto di Dio, grande all’inizio, divenne più grande al momento del nostro rifiuto, perché sovrabbondò in misericordia proprio là dove erano abbondati la debolezza e il peccato. Cristo ci possiede per il prezioso riscatto compiuto in croce. Di fronte al Padre noi contiamo quanto il Figlio, il suo Figlio unigenito. Per questo san Paolo ci dice: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Io sono persuaso che niente potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù, nostro Signore». E poiché Gesù e il Padre sono una cosa sola, vi è per le pecore piena certezza di non essere mai lasciati da Dio stesso: «Il Padre mio, che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio». Il loro sogno per noi è di condurre tutti – leggiamo nell’Apocalisse – dove «non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l’Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi».

 

prima lettura   Ecco noi ci rivolgiamo ai pagani

Il brano si inserisce nel tema universalistico di Luca e segna una svolta decisiva nella vita apostolica di Paolo: la definitiva apertura ai pagani. Spiegandone i motivi, l’autore fa forza sul contrasto con i giudei, suscitato dalla loro gelosia e invidia, per il fatto che l’accettazione indiscriminata dei pagani, solo in base alla fede e non alla Legge, fa cadere ogni privilegio nazionalistico.

 

seconda lettura   L’Agnello sarà il loro pastore

Nella pagina dell’Apocalisse letta oggi si parla di cristiani che sono «passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello». La lettera agli Ebrei usa un’espressione forte per incoraggiare alla fedeltà a Cristo: «Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato». L’essere coerenti fino in fondo implicherà anche persecuzioni, ma solo così «l’Agnello è il nostro pastore che ci guiderà alle fonti delle acque della vita».

 

vangelo  Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono

In questo testo Giovanni pone sulla bocca di Gesù tre affermazioni, che mettono in risalto l’identità delle pecore e le loro caratteristiche in rapporto a Cristo: «Ascoltano la voce, lo seguono e non periranno mai». La qualità fondamentale di chi è aperto alla fede è anzitutto l’ascolto: «Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato ha la vita eterna». Chi ascolta il Maestro ha la vita e diventa il suo confidente. E, a sua volta, è conosciuto da lui con un’unione personale e profonda che si concretizza nell’amore. Ma l’ascolto implica la sequela che è azione e impegno. Inoltre chi lo segue sarà custodito da lui e nessun ladro lo potrà rapire, nessuna prova o persecuzione lo farà soccombere, perché Gesù lo custodisce e lo preserva dai pericoli nella sicurezza e nella pace. Le sue pecore sono al sicuro, nessuna gliele strapperà di mano. Gesù darà la sua vita per loro, soprattutto ha ricevuto dal Padre il potere escatologico, per cui decide con forza definitiva della vita e della morte. I credenti avranno da soffrire, ma la vita di comunione con il Cristo, vincitore della morte, dà loro la sicurezza della vittoria. E la loro vita è anche per sempre comunione con il Padre, la cui mano, più potente di tutti, li sostiene e li protegge con il donarli al Figlio. La sicurezza piena e definitiva che Gesù e il Padre garantiscono ai credenti si fonda sulla loro profonda unità e comunione: «Io e il Padre mio siamo una cosa sola». Solo chi fa parte del gregge di Gesù riconosce nella sua parola la qualità del Messia e di buon Pastore, che opera a nome del Padre, in unità di azione e di amore.