15 aprile – Spreco, il nome vero dell’amore! Commento al vangelo di oggi di don L.M.Epicoco

Pubblicato giorno 15 aprile 2019 - ARTICOLI DEL BLOG, Commenti al vangelo di d.Luigi Maria Epicoco

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di don Luigi Maria Epicoco

“Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali”.

La casa di questi amici a Betania, diventa il luogo delle prove generali dell’ultima cena. È infatti qui che accadono delle cose che, con il senno di poi, i discepoli comprenderanno essere in strettissima connessione con gli eventi della Passione.

“Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”.

È un gesto di un’intimità grandissima, e Maria non lo compie in segreto ma davanti a tutti.

Arriva un momento in cui non bisogna avere paura di manifestare l’amore per ciò che è. E Maria con una creatività tutta femminile trova un modo di fare qualcosa per Gesù.

Tutti siamo sempre intenti a pensare a cosa Gesù potrebbe fare per noi, ma il gesto di questa donna capovolge questa logica utilitaristica di cui tutti siamo malati. Questa donna si chiede cosa può fare per Gesù, e anche se rischia di essere fraintesa, non le importa e compie quel gesto.

“Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?»”.

Molto spesso quello che potremmo fare noi per Gesù, risulta uno spreco. Eppure Gesù dice che quello spreco è il nome vero dell’amore.

Nessuno obbliga Maria a fare ciò che ha fatto, lo ha deciso da se stessa, e ciò rende quel gesto ancora più prezioso.

Così allo stesso modo nessuno obbliga una suora di clausura a passare tutta la sua vita in preghiera, in un luogo apparentemente chiuso, e ciò rende quella vita sprecata un dono, un nome dell’amore. Nessuno obbliga un missionario a lasciare la sua casa e andare ramingo fino ai confini del mondo ad annunciare il vangelo in mezzo a tantissime difficoltà, e ciò rende quella vita sprecata un dono, un nome dell’amore. L’amore è sempre così, ma Giuda non può capirlo. (Gv 12,1-11)