15 settembre – Con cuore di padre, 24a domenica del tempo ordinario anno C

Pubblicato giorno 12 settembre 2019 - ARTICOLI DEL BLOG, Commenti alle letture festive 2019

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Photo by Daria Shevtsova from Pexels

da Messale festivo EMP

24a domenica del tempo ordinario

Padre ho peccato; questo mio figlio era morto ed è tornato in vita

 

Le letture di questa domenica ci parlano della misericordia, del perdono di Dio che attende l’umanità per immergerla nel suo abbraccio. È il cuore di Dio che si china sulla miseria umana, quella di ciascuno di noi. Nel perdono accolto da Dio acquistiamo dignità e valore, lo sguardo misericordioso del Padre può cambiare la vita. Infatti noi alla nascita veniamo alla luce con un tarlo che ci porta lontano da noi stessi e dalla ricchezza che Dio ci ha dato. La vita è un cammino di liberazione verso questa ricchezza, perché la libertà non sia fonte di peccato. Il perdono non è riparazione di un guasto, è fare un passo in avanti nell’accoglienza totale di Dio e delle persone, è requisito fondamentale di una relazione sana, condizione del nostro crescere in umanità nella fedeltà all’Amore. È convertirsi allo stile di Dio! Queste letture ci dicono: non abbiate paura del Dio che perdona, egli non ci cancella dal suo cuore, ci cerca senza chiedere nulla in cambio! Siamo figli perdonati.

prima lettura   Mosè supplicò il Signore, suo Dio

Il popolo con il quale il Signore ha stretto la sua alleanza è sempre, dall’Antico Testamento a oggi, un popolo infedele, che si perverte con idoli falsi. Ma in esso vi sono presenti, come dono di amore, dei profeti, che Dio prova per renderli testimoni della sua misericordia. Qui il Signore interpella Mosè: la logica umana risponderebbe al peccato con l’eliminazione del popolo infedele, ma il profeta vede l’opera di Dio e prega: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo…?». E Dio rammenta le sue promesse. La preghiera esaudita rivela un Dio che «si pente», Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia. Ancora una volta la misericordia ha la meglio sul giudizio: il nostro sguardo, mentre ci accostiamo alle realtà segnate dal male, viene plasmato dal suo amore.

seconda lettura   La grazia del Signore nostro ha sovrabbondato

Paolo, l’apostolo reso forte della grazia del Signore, riconosce il Cristo come autore della conversione del suo cuore. Prima dell’incontro con lui, Paolo seguiva una giustizia soltanto umana, «lontano dalla fede». Come il figlio perduto della parabola, riconosce la sovrabbondante misericordia di Dio, che ha agito in lui e lo ha salvato. L’esperienza della salvezza operata da Cristo Gesù, diventa testimonianza per quanti si aprono alla fede, e la vita di Paolo, giudicata dal Signore degna di fiducia, diventa essa stessa lode al Re dei secoli.

vangelo   Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita

Questa accorata parabola del Signore Gesù descrive ai suoi ascoltatori il cuore dell’uomo davanti a Dio, suo Padre. Da Adamo a Eva, che nel giardino si nascosero dopo il peccato, sino alla nostra vita presente, ogni uomo vuole affermare se stesso a prescindere da Dio. Il figlio minore si appropria di beni che, di diritto, gli spettano dopo la morte del padre; anticipa con la sua volontà l’ultimo distacco, e va lontano da lui, presumendo che la vita è bella solo quando viene vissuta con le proprie forze, la propria volontà, le proprie scelte. Ma una vita così genera solo fame: di pane, d’amore vero, della propria figliolanza. Il figlio, rendendosi conto di aver perso la sua dignità e la sua identità, si propone di tornare da suo padre con il desiderio di essere un servo fra i servi. Ma il padre, che ha sofferto la sua distanza e atteso il suo ritorno, corre ad accoglierlo, lo abbraccia, lo bacia, gli dona i suoi beni e lo riconosce figlio! Un figlio che era morto ma è tornato in vita. Il figlio maggiore, obbediente come un servo nei confronti del padre, alla notizia del ritorno di suo fratello si indigna, non vuole partecipare alla festa. Anch’egli si ritira dalla dignità e dalla identità della sua figliolanza… Immagina una presunta festa con gli amici bacchettando con un capretto e non prende parte alla festa colma di affetti e di ogni bene.

Questi figli vivono dentro di noi e la parabola del Signore Gesù interpella la nostra libertà: vogliamo partecipare alla festa dei perdonati dal Padre, di coloro che realmente sono amati da lui, resi figli soltanto per il suo iper-dono? Per la sua misericordia senza limiti?