16 giugno – Le delizie della Trinità: i figli degli uomini. Solennità della Santissima Trinità

Pubblicato giorno 14 giugno 2019 - ARTICOLI DEL BLOG, Commenti alle letture festive 2019

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foto Wikipedia

Da Messale festivo EMP

Santissima Trinità

Le delizie della Trinità: i figli degli uomini

 

Nel processo di canonizzazione di santa Chiara d’Assisi le sue sorelle, nel rendere la loro testimonianza sugli eventi degli ultimi giorni della sua vita, raccontano che una sera incominciò a parlare della Trinità tanto sottilmente che le sorelle presenti non poterono intendere bene le sue parole e solo i sapienti avrebbero potuto farlo. Chiara, come tutti i santi, in forza della sua amicizia con Dio dimostra di avere accesso a una conoscenza privilegiata di lui, ma la maggior parte di noi si sente probabilmente più vicina all’esperienza delle sue sorelle: sentiamo che il segreto della Trinità ci sfugge, talmente è al di là della nostra misura, dei nostri pensieri. Eppure proprio l’esperienza dei santi, degli amici di Dio, ci testimonia che se è vero che il segreto della Trinità è al di là della capacità umana di afferrarlo, nello stesso tempo, però, c’è qualcosa di sé che la Trinità stessa vuole comunicare all’uomo in modo inoppugnabile. Gesù di Nazareth, Dio fatto uomo come noi per un progetto trinitario che era nel cuore divino prima della fondazione del mondo (cf. Ef 1,4-5), ci ha fatto penetrare nel segreto della Trinità, svelandocene il cuore: è l’amore il nome di questo segreto. Un amore tale per cui tutto di sé e dei propri beni è in vista dell’altro, è affermazione del tu dell’altro. Questa è la qualità dell’amore trinitario! Ma Gesù ci ha svelato qualcosa di più grande ancora: il Dio trino e uno non si accontenta di riposare nell’amore che circola in sé, ma lo riversa senza misura fuori di sé. E oggetto prediletto di tale amore smisurato siamo noi. Questo è il vero stupore che la festa di oggi vuole suscitare in noi: «Sia benedetto Dio Padre, e l’unigenito Figlio di Dio, e lo Spirito Santo: perché grande è il suo amore per noi» (antifona d’ingresso).

prima lettura   Le mie delizie tra i figli dell’uomo

Alla lettura di questo brano del libro dei Proverbi ci coglie uno stupore affascinato tanto è suggestivo il racconto dell’attività della Sapienza di Dio: davanti ai nostri occhi si dispiega l’opera di un artista geniale in grado di generare bellezza e gioia nell’animo di chi la contempla. Ma se già la grandiosità dell’affresco contemplato è in grado di destare stupore, una meraviglia ben maggiore desta l’affermazione che un tale artista ha le sue delizie tra i figli degli uomini (v. 31), tra noi.

seconda lettura   L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori

Conseguenza diretta della predilezione divina per i figli dell’uomo, cantata nella prima lettura, è ciò che Paolo annuncia ai cristiani di Roma come motivo di vanto: Dio ha riversato nei nostri cuori il suo amore. Spesso siamo all’affannosa ricerca di ciò che ci manca o siamo quasi travolti dalle fatiche del vivere. Paolo ci ricorda che anche in questi travagli la scintilla divina accesa nei nostri cuori non viene meno. E questo può fare la differenza, come hanno sperimentato tanti credenti anche nelle situazioni più difficili: «Sin dalla nascita nell’uomo viene immessa una certa Essenza! È come il nucleo dell’uomo, è il suo Io! L’uomo ha con che cosa paragonarsi. Ha dove voltarsi e guardare. Perché in lui c’è l’immagine della Perfezione, che in rari istanti tutt’a un tratto emerge. Emerge allo sguardo dello Spirito» (A. Solzenicyn).

vangelo    Prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà

San Giovanni dà inizio al suo Vangelo con un solenne prologo in cui ci fa fissare lo sguardo sul mistero dell’incarnazione di Dio in Gesù Cristo, venuto tra gli uomini proprio per rivelarci Dio, per farcelo conoscere di persona. Al culmine della sua vicenda terrena, al momento della sua ora, Gesù porta fino in fondo la sua missione. I discorsi d’addio, con i quali si congeda dai suoi discepoli e dai quali è tratto il brano del Vangelo odierno, introducono il compimento della sua missione, rivelandoci che Dio è mistero d’amore, Padre, Figlio e Spirito Santo, uniti nell’amore, «un solo Dio, un solo Signore, non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza» (dal prefazio). Ma anche e soprattutto ci rivela che Dio non è geloso di sé, del suo essere Dio, della sua comunione d’amore, anzi, il Figlio è venuto ad abitare in mezzo a noi proprio perché anche noi potessimo partecipare al suo pieno possesso di tutto ciò che è del Padre, perché l’amore con il quale il Padre lo ama sia anche in noi (cf. Gv 17,26).