17 aprile – La contrattazione del peccato muta in maledizione la benedizione della vita, Commento al vangelo di oggi di don L.M.Epicoco

Pubblicato giorno 17 aprile 2019 - ARTICOLI DEL BLOG, Commenti al vangelo di d.Luigi Maria Epicoco

luigi maria epicoco
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di don Luigi Maria Epicoco

 

“Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?»”.

Questo tipo di contrattazione non ha mai smesso di essere in atto. Il peccato è sempre frutto di un commercio così.

Vendiamo Gesù, vendiamo la Verità, il Bene, il Senso per monetizzare con sicurezze immediate a breve termine, piaceri che finiscono dopo dieci minuti, e vite che sono solo la celebrazione del vuoto. Ci sembra sempre un affare vendere Gesù.

In fondo il mondo si è specializzato nel marketing, e ha imparato dal migliore, da quell’antico serpente che rifilò il frutto proibito ad Adamo ed Eva, promettendogli mari e monti e lasciandoli solo nudi con due foglie di fico, senza più una casa e con una storia iniziata bene e finita male. Siamo figli di questo inganno, e ne portiamo i segni.

Ma torniamo all’ultima cena. Nello sgomento generale, mentre tutti si domandano chi è il traditore, Gesù aggiunge un dettaglio durissimo: “Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Non credo sia bello sentirsi dire che, per come è andata, forse, sarebbe stato meglio non nascere, ma – senza anestetici – credo che sia questo il destino del peccato, quando arriva all’estreme conseguenze.

Si può talmente fare del male fino a diventare una maledizione. Non dovrebbe mai accedere che la nostra vita diventi una maledizione, dovremmo difendere fino alla fine la possibilità di lasciarla per ciò che è, e cioè una benedizione. Ma questo accade solo a patto di conservare dentro di noi una briciola di pentimento e un angolo di umiltà nel cuore. Non è forse questo che salverà più tardi Pietro?

E non è forse questo invece che tingerà di tragedia la fine di Giuda? “Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto»”. Infatti non è Gesù a pronunciare su Giuda una sentenza di morte, fosse dipeso da Lui lo avrebbe salvato. È Giuda che si autodistrugge. È questo l’inferno. (Mt 26,14-25)