17 novembre – Salvezza e liberazione, 33a domenica del tempo ordinario anno C

Pubblicato giorno 15 novembre 2019 - ARTICOLI DEL BLOG, Commenti alle letture festive 2019

geenna
Condividi su:   Facebook Twitter Google

Foto Giovanni Guadagnoli

da Messale festivo EMP

33a domenica del tempo ordinario

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita

Stiamo camminando incontro alla festa di Cristo Re, festa che conclude l’anno liturgico, ed è l’ultima domenica del tempo ordinario. La parola di Dio vuole plasmare il nostro spirito e la nostra attesa di una vita e di un mondo nuovi, segnati dalla redenzione e dalla salvezza che Gesù Cristo ci ha acquistate. Affinché ci sia dato di operare in modo saggio, perseverante e umano, la nostra fede ci chiama a uno sguardo pieno e attento. La realtà attuale è vivificata dalla speranza certa del ritorno di Cristo: egli tornerà storicamente alla pienezza dei tempi, ma torna anche fin d’ora quotidianamente nei cuori che desiderano la sua presenza. Il ritorno del Signore ci dona uno slancio di speranza e ci spinge a vivere e operare secondo criteri di bontà, bellezza e verità. La fede non ci esime dalla concretezza dell’impegno nei nostri giorni, ma chiede di vivere l’oggi protesi verso quel regno che verrà con certezza. La salvezza è una meta, ma è già in atto dentro il nostro vivere, attendere, soffrire e sperare. Il Cristo è «ieri e oggi, principio e fine, alfa e omega. A lui appartengono il tempo e i secoli» (liturgia del cero pasquale), il nostro tempo e la nostra storia. Se apparteniamo a lui, se siamo uniti a lui, la nostra vita è salvata e diviene germe di salvezza per il mondo.

prima lettura   Sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia

Malachia, l’ultimo dei profeti minori, annuncia la speranza del popolo d’Israele, divenuta nella fede cristiana la speranza dei salvati: il ritorno del Signore. Quel giorno sarà «rovente come un forno», per la presenza del Signore che purifica e riscalda. Anche san Paolo riprenderà l’immagine dell’incendio per esprimere il giudizio sull’operato dell’uomo: «Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: infatti quel giorno la farà conoscere, perché con il fuoco si manifesterà, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno» (1Cor 3,11-13). Per coloro che temono il Signore e che operano secondo la sua giustizia, questo giorno sarà segnato dal sorgere del sole dai raggi benefici.

seconda lettura   Chi non vuol lavorare, neppure mangi

I discepoli di Tessalonica aspettavano il ritorno del Signore come se si trattasse di realtà imminente, tanto da essere distolti dall’impegno e dalla responsabilità di edificare la loro vita quotidiana, la città terrestre. Ma non è questa l’intenzione di Dio, poiché questa attesa spasmodica e alienante fa vivere ai cristiani di Tessalonica una vita disordinata e in continua agitazione. Paolo si vede costretto, con gli altri suoi collaboratori nell’evangelizzazione, a porsi a modello per la comunità che ha evangelizzato: pur annunciando loro la Parola si sono procurati col lavoro delle loro mani il necessario per vivere, per non essere di peso ai fedeli. «Chi non vuol lavorare, neppure mangi», conclude Paolo: il nutrimento, la sussistenza della persona è legata alla sua dignità espressa nel lavoro e nell’operosità.

vangelo   Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita

I brani apocalittici del Vangelo manifestano il cammino e il senso della storia. Alla fine dei tempi la creazione avrà un termine, o meglio, una trasformazione della quale conosciamo poco: la pienezza della vita c’è stata annunciata, ma non descritta nel suo compiersi. Gesù parte dalla considerazione dei suoi discepoli sulla bellezza del tempio, sede e dimora del Dio altissimo, simbolo della fede d’Israele. Gesù allerta i suoi discepoli: «Non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». È senz’altro il preannuncio di una verità storica (il tempio verrà distrutto nel 70 d.C. quando avverrà la caduta di Gerusalemme), anche se Gesù si riferisce al suo corpo, che sta per essere distrutto nella passione e crocifissione. Ma Gesù intende parlare anche degli «ultimi tempi» quando la creazione intera subirà una passione: «guerre, rivoluzioni, terremoti, carestie e pestilenze». La creazione e Cristo sono in stretta comunione e compartecipazione. La creazione deve attraversare le doglie del parto, affinché Cristo la ricapitoli in sé e la rinnovi, liberandola dalla corruzione e manifestando la vita degli uomini come figli di Dio. I discepoli, che sono come una primizia di questa vita nuova, sono chiamati a perseverare per salvare la propria vita. Il nostro tempo ci invita a credere e affrettare la pienezza dei tempi nuovi, vivendo uniti a Cristo, nostra primizia di vita.