18 agosto – Le grandi acque non possono spegnere l’amore, 20a domenica anno C

Pubblicato giorno 16 agosto 2019 - ARTICOLI DEL BLOG, Commenti alle letture festive 2019

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da Messale festivo 2019 EMP

20a domenica del tempo ordinario

Le grandi acque non possono spegnere l’amore!

 

Gesù non è uno che spegne i desideri: non getta acqua sul fuoco! Nell’Antico Testamento lo diceva già il profeta Isaia parlando di Dio: «Non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità» (Is 42,3). E tutti noi sappiamo quanto oggi ci sia bisogno di qualcuno che faccia così con noi, che non spenga la fiammella che in noi è ormai fumigante, che non svaluti i nostri desideri incerti, che non ci butti giù solo perché sbagliamo… Ma se il nostro Dio si limitasse a fare questo non sarebbe poi così straordinario! Dio è passione ardente, Dio è soffio di vita, Parola creatrice che anche là dove ci sono ossa desolate – come narra Ezechiele nella visione che si trova al capitolo 37 del suo libro – suscita carne viva di uomini vivi! Dio è incoraggiamento potente, novità di vita! Il più delle volte siamo noi a preferire i pochi metri quadri della realtà conosciuta alla novità… A una lettura superficiale il primo brano della liturgia di oggi pare inizialmente dare ragione alla nostra poca propensione al cambiamento, ma poi la sconfessa repentinamente. Geremia, infatti, scoraggiato e afflitto proprio perché perseguitato a causa di Dio, confesserà «Mi dicevo: Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome! Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo» (Ger 20,9). Dio è fuoco appassionato e appassionante: anche quando corregge i suoi figli lo fa con amore e per amore, al solo scopo di attirarli a sé per partecipare loro la vita in pienezza.

prima lettura    Egli scoraggia…

Il profeta Geremia è avversato con violenza e il contenuto del suo messaggio viene deformato da quanti detengono il potere religioso e condividono con lui la stessa fede. Egli invita alla conversione, ma il suo appello è interpretato come persuasione allo scoraggiamento, o meglio, come incoraggiamento alla disobbedienza all’ordine costituito. Pur di difendere la loro posizione i potenti di ieri e di oggi eleggono la menzogna a ideologia. Perciò rifiutano l’appello a conversione e Geremia è ingiustamente condannato. Per lui difesa e soccorso giungono da Dio attraverso lo straniero che, come il buon samaritano della parabola di Gesù, è animato da quella umilissima qualità che è la pietà, che costituisce il volto disarmato della verità.

seconda lettura   Colui che dà origine alla fede

La fede è cantata, in questo splendido capitolo 11 della lettera agli Ebrei, come una forza che viene infusa nell’uomo donandogli determinatezza e catalizzando ogni sua energia e facoltà in un unico progetto e per un unico scopo: seguire il Signore Gesù nel suo abbassamento. La fede si compie, anzitutto, attraverso lo sguardo tenuto fisso su Gesù, sul suo mistero pasquale di morte e risurrezione: in questa fermezza dello sguardo e del cuore essa diventa criterio di discernimento nelle nostre scelte, ci infonde coraggio fino a non farci temere per la nostra vita, fino a farci preferire al peccato la compagnia «di un gran numero di testimoni» che hanno testimoniato col sangue il loro amore per Cristo.

vangelo   E quanto vorrei che fosse già acceso!

Il brano evangelico ci svela due desideri profondissimi di Gesù. Il primo, che il fuoco dell’amore che egli è venuto a far divampare, già ardesse e si propagasse velocemente, accendendo i suoi, tutti noi. Il secondo, che l’acqua del battesimo –  ossia, la sua personale immersione nella morte e nella risurrezione a vita nuova – con la sua onda salutare ci avvolga tutti, agisca in noi come grazia che rimette i peccati, ci affranchi definitivamente dal potere del divisore, ci faccia partecipare alla vita divina attraverso la comunicazione al suo corpo e al suo sangue. È una cosa enorme! I desideri di Gesù riguardano il compiersi del disegno salvifico di Dio a nostro vantaggio e, per portarlo a compimento, egli è pronto a dare la sua vita! I nostri desideri spesso si limitano a schivare il dolore, a evitare noie e intralci, al godimento della salute («quando c’è la salute c’è tutto!»: probabilmente è successo anche a noi di dirlo, …salvo poi accorgerci che non è così e che la salute è un grande idolo a cui bruciamo incenso e facciamo offerte!), del benessere e della prosperità per noi o per i nostri cari. Difficilmente ardiamo dello stesso fuoco che ardeva nel cuore di Gesù! Difficilmente desideriamo il bene del prossimo quanto il nostro! Ma una volta che aderiamo a Gesù, che veniamo toccati dal suo fuoco, la divisione si impone: siamo posti davanti alla grande alternativa, la preferenza per noi stessi o per lui.