22 dicembre – Dio si fa tuo figlio: TU lo chiamerai Gesù! 4a domenica di Avvento anno A

Pubblicato giorno 19 dicembre 2019 - ARTICOLI DEL BLOG, Commenti alle letture festive 2019

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foto Wikimedia

da Messale festivo EMP

4a domenica di avvento

Dio si fa tuo figlio: tu lo chiamerai Gesù

 

Dio si fa tuo figlio: tu lo chiamerai Gesù! Attraverso la figura di Giuseppe, sposo di Maria e padre adottivo di Gesù, che nel Vangelo odierno si sente rivolgere queste parole, Dio oggi vuole raggiungere noi. Come Dio si è coinvolto con Giuseppe, così vuole coinvolgerci personalmente nella sua vicenda umana, per renderci partecipi del suo Natale. Indipendentemente dalla nostra adesione al suo progetto, Dio ha deciso di farsi carne, ma nella sua vicenda riserva per noi un «ruolo», un compito che ha la forma di una singolarissima relazione familiare con lui. Riserva per noi la vocazione a generarlo e a imporgli il nome: Gesù, Dio salva! Dio si è fatto carne e da allora si manifesta sempre presente in ciò che è carne: nella nostra vita, nelle nostre relazioni, nei nostri amori, nelle nostre fatiche, nelle nostre sofferenze. Dio continua a farsi carne, a farsi prossimo, Dio continua a farsi vicino, continua a volerci rivelare a noi stessi… Il Natale non è solo rivelazione del Dio fatto carne, ma della sua relazione con noi. Dio ci rivela il suo sguardo, ci dice come ci vede: ci vede come sua madre e suo padre! A volte ci accade di pensare e di vivere la nostra religiosità come una serie di riti e di obblighi morali che Dio ricompensa con la sua grazia e, se abbiamo pregato e vissuto bene, con l’esaudimento delle nostre preghiere. Ma l’incontro con la parola del Dio vivente ci aiuta a comprendere che il mistero di questa quarta domenica d’avvento ci mette fra le mani la vera misura della fede: la fede è divenire partner di Dio!

prima lettura   Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio

Acaz è re d’Israele ma non brilla certo per fedeltà al Dio dei suoi padri: per la sua idolatria il profeta Elia sul Carmelo aveva fronteggiato i quattrocento profeti di Baal (1Re 18,20-39). Eppure ora il Signore lo invita a rivolgergli una richiesta nella più assoluta gratuità, un segno che sia «per lui», che risponda al suo desiderio più profondo… che per ogni essere umano è sempre la fecondità: un figlio! E se Acaz, con atteggiamento di falsa umiltà («non voglio tentare il Signore»), declina la proposta, Dio che è sempre fedele stabilisce con lui un’alleanza nell’amore e gli promette in figlio il proprio Figlio.

seconda lettura   Il vangelo di Dio… riguarda il Figlio suo

Nel rivolgersi ai romani, Paolo sintetizza in un brevissimo inciso il progressivo concretizzarsi delle promesse di Dio al popolo eletto e il progressivo dispiegarsi dell’alleanza nella storia fino a coinvolgere in virtù dell’incarnazione, morte e risurrezione di Cristo anche i pagani, anche i romani, destinatari della sua lettera… anche noi!

vangelo   Giuseppe, figlio di Davide, non temere

È impressionante l’apertura del Vangelo di Matteo: l’entrata del Figlio di Dio nella storia degli uomini è evento di una serietà impressionante. Inaudito e tremendum, il mistero coinvolge Giuseppe, uomo mite e retto, giusto e timorato di Dio. Giuseppe è uno dei dimenticati discendenti di Davide la cui stirpe è decaduta, ma nel suo sangue scorre la stessa semplicità e lo stesso slancio di fede del grande re d’Israele, «peccatore e credente» come l’aveva definito il card. Martini. Forse, a causa del folklore romantico che avvolge l’atmosfera natalizia, rischiamo di leggere i vangeli delle due annunciazioni (a Maria e a Giuseppe) e quelli della natività come fossero delle fiabe. Ma questi vangeli, come quello odierno, non sono romantici: sono pieni di un amore appassionato che li rende drammatici, perché chiamano in causa la libertà di coloro che da questo amore sono raggiunti e interpellati. Drammatico è l’amore di Dio per l’umanità, ma anche l’amore di Giuseppe per Maria. Il dramma entra nella vita di Giuseppe quando la sua giovane promessa sposa rimane incinta per opera dello Spirito Santo. Non è però un’obiezione per Giuseppe che il Figlio portato in grembo da Maria sia stato concepito per opera dello Spirito Santo, lo è invece il suo ruolo rispetto alla maternità di lei proprio in quanto maternità divina. Giuseppe non è «padre per caso»: ma perché egli possa scorgere una parola «per lui» in questo evento è necessario che Dio lo illumini con la profezia annunciata ad Acaz molti secoli prima. Il Dio-per-noi è il Dio-con-noi!