25 agosto – Lo sforzo di fare un passo! 21a domenica del tempo ordinario anno C

Pubblicato giorno 23 agosto 2019 - ARTICOLI DEL BLOG, Commenti alle letture festive 2019

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da Messale festivo EMP

 

21a domenica del tempo ordinario

Lo sforzo di fare un passo!

 

Con le letture di oggi Dio, che è amico dell’uomo, ci rende partecipi del suo progetto finale sull’umanità. Dio ama tutti gli uomini, tutti invita al suo banchetto di nozze! Non avrebbe infatti senso che Dio ci invitasse a passare per le strettoie della vita portando sulle spalle la nostra piccola o grande croce e vivendo il Vangelo del suo Figlio, se queste strettoie e questa porta non ci introducessero in un luogo nuovo, ricco di gioia, dove lui stesso ci aspetta. Infatti la prima lettura ci racconta di una chiamata universale all’incontro con Dio in un santuario dove pagani e ebrei si trovano insieme per gioire nella lode a Dio. Forse però il nostro cuore trepida e tentenna davanti alla  seconda lettura che parla della correzione che viene dal Signore: non ci piace l’idea che Dio sia un bacchettone, anzi il bacchettone per eccellenza… È indispensabile allora capire che cosa significa «correzione»: etimologicamente significa «guidare rettamente». Colui che guida rettamente non è certo un castigamatti. Ma Dio è non solo pedagogo, ma è Padre, e per questo ci guida sul retto cammino, ci apre davanti la strada giusta, la strada buona: non ci dice che sia una strada piana e senza ostacoli, ma ci assicura che è quella buona. Tutta la vita è solo questione di cammino… e Gesù si è fatto via ai nostri passi! Capiamo allora che non è sufficiente ripetere «Signore, Signore!»: è necessario che facciamo un passo!

prima lettura   Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue

Dio ha indubbiamente «il pallino» dei lontani…: in essi si identifica, ha sete del loro ritorno sebbene non possano mai essersi allontanati da lui non avendolo conosciuto prima. I pagani, che da sempre la tradizione ebraica considera come vasi d’ira ossia come abominio al Signore, sono qui descritti da Isaia come vasi sacri offerti al Signore, il cui contenuto prezioso sono i fratelli. La nostra offerta è vuota se non contiene amore per Dio e per il prossimo, se non ne facciamo l’occasione per portare a lui i nostri fratelli e sorelle, i nostri amici e nemici, vicini e lontani. Per Dio il ritorno dei lontani è gioia indicibile perché segna la conversione di tutti.

seconda lettura   L’esortazione a voi rivolta come a figli

Il nostro tempo, come ci dicono tutti gli specialisti della psiche e dell’animo umano, è quello della crisi della paternità. Il compito insostituibile di un padre è di aiutare il figlio a staccarsi dalla madre ossia a non rimanere eternamente bambino, a osare il rischio di divenire adulto. A ciascun padre spetta il difficile ed enorme compito di recidere il cordone ombelicale per rendere autonomi e adulti i figli, capaci di generare vita a loro volta. Questa operazione di crescita della nostra umanità, la compie pure la correzione del Signore, che non è mai castigo, ma dichiarazione di fiducia e invito a camminare diritti nella gioia e nella pace.

vangelo   Attraverso la porta stretta… a mensa nel regno di Dio

Dinanzi al Vangelo di oggi ci sorgono almeno un paio domande: perché Gesù si paragona a una porta e a una porta stretta? La porta serve per passare da un luogo all’altro: quando è stretta non è molto comoda… Essa rappresenta efficacemente tutte quelle realtà che fatichiamo ad attraversare: sofferenze fisiche o morali, situazioni spinose, fatiche relazionali… Porta stretta è tutto ciò che mai vorremmo vivere, tutto ciò di cui ci vergogniamo e che vorremo occultare agli occhi nostri e altrui. La porta stretta ha su di noi una funzione pedagogica: ci fa il grande servizio di farci sentire stretta la realtà che ci siamo cuciti addosso, ci costringe a spogliarci della nostra zavorra. Ci invita a incontrare la vita disarmati, sobri e spogli di tante cose, realmente disposti ad accoglierla così come ci si presenta. Una seconda domanda che il brano ci suscita è: ma che cosa vuol dire «sforzarsi di entrare» per la porta? Anche qui ci soccorre l’esperienza: la porta è quel varco che ci permette di passare da un luogo a un altro, di entrare e uscire da luoghi differenti. Per lasciare il luogo dove siamo è necessario che assumiamo la decisione di fare un passo ed entrare attraverso la porta. Se la pigrizia ci invade, se il disinteresse ci domina, non saremo mai disposti a lasciare i nostri pochi metri quadrati per entrare in un altro luogo! Se anche il Vangelo ci chiede di sforzarci, dobbiamo ricordare che nell’altra stanza è stato allestito per noi il banchetto della vita, della gioia della festa. È per questo e non per altro che siamo invitati dal Signore a metterci in movimento!