28 aprile – Il cammino inarrestabile dell’annuncio pasquale, II domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

Pubblicato giorno 27 aprile 2019 - ARTICOLI DEL BLOG, Commenti alle letture festive 2019

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foto Wikipedia

Da Messale festivo EMP

 

2a domenica di pasqua

il cammino inarrestabile dell’annuncio pasquale

 

L’odierna liturgia della Parola getta luce sulla potenza di trasformazione dell’evento pasquale sulla vita di coloro che si aprono alla sua novità: gli stessi discepoli, che il giorno di Pasqua vediamo, timorosi e vinti, chiusi nel cenacolo per timore dei giudei (Vangelo), li ritroviamo poco tempo dopo in pubblico, circondati dalla folla, come lo era stato Gesù, portatori di speranza, misericordia e salvezza (prima lettura). Nessuna impossibile operazione magica, nessuna opera di restyling, nessun piano di riforma, nessuna speranza umana riuscirebbero a rendere ragione di tale cambiamento. È invece la visione del Figlio d’uomo del libro dell’Apocalisse (seconda lettura) che svela il vero protagonista degli inizi inarrestabili della Chiesa nel segno, contemporaneamente umile e potente, di uomini e donne resi nuovi dalla pasqua di Cristo. Il Figlio d’uomo si presenta a Giovanni, a ogni discepolo amato, come il Primo e l’Ultimo, come colui in cui riposa il senso di tutto, e come il vincitore del nemico per eccellenza dell’uomo, la morte. E si presenta «con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro» (Ap 1,13), abiti che nel linguaggio biblico rimandano alla persona del sacerdote, evidenziando così in quale modo egli è vincitore della morte. Il sacerdote, infatti, è colui che offre sacrifici per la salvezza di tutti. Così ha fatto Cristo, ma ciò che egli ha offerto in sacrificio per noi è se stesso. La fascia d’oro di cui il Figlio d’uomo è cinto al petto attira il nostro sguardo proprio sulla preziosità inestimabile di tale sacrificio e su ciò che l’ha mosso. Il petto, infatti, è luogo dei sentimenti: il nostro Dio, il cui nome è Amore, è morto per noi per amore ed è risorto perché è amore. Pasqua è proprio questo: l’amore che vince la morte, l’amore che vince il timore (1Gv 4,18). Anche noi, come i primi discepoli, lasciamoci incontrare dal Risorto che vuole e può trasformare la nostra paura in gioia, le nostre morti in vita. «Appaiano anche ora nella città santa, cioè nella Chiesa di Dio, i segni della futura risurrezione e ciò che un giorno deve verificarsi nei corpi, si compia ora nei cuori» (san Leone Magno).

prima lettura   Per opera degli apostoli

Il brano degli Atti degli apostoli dispiega sotto i nostri occhi il realizzarsi delle promesse di Gesù. Egli aveva detto ai suoi discepoli che avrebbero compiuto opere più grandi di lui (cf. Gv 14,12). Ed ecco che la sola ombra di Pietro guarisce gli ammalati. È l’evento pasquale in azione nella vita degli uomini.

seconda lettura   Ero morto, ma ora vivo per sempre

Il disegno del Padre di fare di Cristo il cuore del mondo ha raggiunto il suo compimento nella pasqua del Figlio. È lui il Primo e l’Ultimo, verso cui tutta la storia ormai cammina come compimento del suo stesso destino, che è la vita eterna (cf. Rom 6,22).

 

vangelo   Non essere incredulo, ma credente!

I Vangeli sinottici riportano che per tre volte Gesù aveva preannunciato ai discepoli la sua morte e risurrezione. Il numero tre sta a indicare, più che un dato numerico, il fatto che Gesù li aveva preparati in tutti i modi possibili. Eppure durante la sua passione e morte quasi tutti lo abbandonarono. Il dramma che stava avvenendo era per loro insostenibile. La stessa impreparazione e incomprensione dimostrano nei confronti della risurrezione, che anche era stata preannunciata da Gesù. Che cosa significhi risorgere dai morti rimane per i discepoli al di là della loro capacità e possibilità di pensiero e di cuore. E infatti li troviamo alla sera del giorno della risurrezione di Gesù, dopo che egli è già apparso risorto, in preda al timore e nascosti. Il Vangelo odierno mette in scena il nuovo cammino che Gesù inizia con loro in modo paziente e mite. Gesù non scardina le porte chiuse, non forza i tempi di comprensione dei discepoli, non condanna i loro sentimenti di paura, neppure l’incredulità ostinata di Tommaso. I discepoli sperimenteranno un po’ alla volta –  è il senso pedagogico del tempo pasquale – che il modo nuovo della presenza di Gesù non è da meno di quello passato, anzi è accompagnato da un di più di gioia e di forza d’amore e di perdono. Non passerà molto tempo che troveremo i discepoli fuori dalla casa, e non più chiusi in essa, portatori e garanti del lieto annuncio che Gesù risorto è con noi sempre.