29 settembre – A lezione di sapienza, 26a domenica del tempo ordinario anno C

Pubblicato giorno 27 settembre 2019 - ARTICOLI DEL BLOG, Commenti alle letture festive 2019

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da Messale festivo EMP

 

 

26a domenica del tempo ordinario

A lezione di sapienza

 

Le letture di questa domenica ci muovono ad apprendere la vera sapienza della vita. Apprendere la sapienza è una cosa drammatica: non certo per la cosa in sé, ma perché spesso ci lasciamo sedurre da sapienze apparenti. Ciascuno di noi, con le sue scelte e azioni, decide il suo futuro eterno. Quando operiamo il bene mossi dalla fede, viviamo già in questo mondo il preludio di quell’amore, di quella comunione e bontà del mondo futuro. Ma quando viviamo rinchiusi nella materialità dell’esistenza, ci precludiamo da noi stessi la pienezza che Dio ci offre già su questa terra. Operare il bene chiede fondamentalmente una cosa: che non decidiamo noi che cosa è bene! Il bene va solo riconosciuto: il bene non coincide con «i molti beni», ma con il fratello, con il prossimo. Apparentemente, andando contro ogni logica umana, il Vangelo ci dice che i poveri, gli esclusi, le persone più provate sono una via di salvezza per chi «possiede molti beni». I poveri sono presenti, vicini: sono nelle nostre famiglie, è l’anziana vicina di casa o quella ospite in casa di riposo, o la persona ricoverata in ospedale. Non sempre siamo chiamati a mettere mano al portafoglio: spesso è necessario qualcosa di diverso, di semplice e di umano. Ognuno di noi ha sempre a disposizione un sorriso, una parola, un po’ di tempo da donare. ….Una goccia d’acqua in un mondo assetato di vita! Ma se ciascuno cura la propria attenzione verso gli altri, verso i più deboli, il regno di Dio cresce e si sviluppa. Il bene opera in silenzio ma in esso è presente Dio che, con il suo amore e la sua bontà, ci partecipa la salvezza e la vita eterna.

prima lettura   Cesserà l’orgia dei dissoluti

Amos con la sua predicazione ruggente si rivolge ai potenti e ai ricchi che sono al governo in Samaria. Essi godono delle frivolezze, pensano unicamente a se stessi, la loro vita è orientata a una sicurezza terrena e per questo effimera. Pare che così facendo essi evitino di lasciarsi afferrare dal male e invece ne sono invischiati, perché agiscono per un interesse che non si apre a nessuno: «Della rovina di Giuseppe non si preoccupano». Il grido di Amos, che condanna il loro quieto vivere, si realizzerà in un castigo divino. La storia si dimostrerà contro di loro quando saranno deportati in Assiria e «cesserà l’orgia dei dissoluti».

seconda lettura   Combatti la buona battaglia

L’esortazione di Paolo a Timoteo, suo vero figlio spirituale, rivela la piena regalità di Gesù Cristo sul mondo. Egli «abita una luce inaccessibile, nessuno fra gli uomini lo ha mai visto, né può vederlo». Eppure c’è una via che conduce a lui e nella quale ci è dato di contemplarlo nell’amore. Questa via sta nel tendere alla fede e alla carità, che sono virtù divine, e viverle come un dono interiore da condividere. Il dono di Dio in noi è fonte di vera gioia, di serenità. È fonte di pace con lui, con se stessi e con il nostro prossimo. Essere buoni fa appartenere a Dio e questa è la vita eterna!

vangelo   Non saranno persuasi neanche se uno risorgesse

In questa parabola il Signore Gesù descrive l’opposizione fra apparenza e realtà. La bramosia della ricchezza e del potere propria degli egoisti viene contrapposta alla nudità, alla dipendenza e alla sopportazione propria dei poveri in spirito. Agli occhi degli uomini i ricchi e i potenti vivono una condizione invidiabile, ma chi sa di essere creatura di Dio, povero o ricco che sia, conosce la verità delle cose, conosce la realtà. E qual è la verità? Che tutto deve essere lasciato. Solo se i beni sono condivisi, la condivisione continuerà anche nelle realtà celesti. Se la brama dei «molti beni» impedisce al cuore, agli occhi, agli orecchi dei ricchi di aprirsi al grido degli indigenti, anche il Signore non potrà fare nulla per costoro quando a loro volta grideranno a lui. Il regno di Dio è descritto a più riprese come un continuo fluire dei beni: «Date e vi sarà dato, perdonate e sarete perdonati…». E questo perché «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Dio stesso agisce così con noi: ci colma di tutto senza trattenere nulla! Chi si apre all’ascolto di Dio si apre a ricevere i suoi sentimenti! È dunque una questione di cuore: riconoscere il povero è questione di cuore, riconoscere Dio e i suoi appelli è questione di cuore. Dio non ci vuole convincere alla logica della condivisione con gesti eclatanti, miracoli e prodigi strepitosi: «neanche se uno tornasse dei morti» coloro che sono attratti dalle realtà materiali e in esse pongono la loro speranza crederebbero! In effetti Gesù Cristo è risorto per darci pienezza di vita, ma ci apriamo a lui nel nostro pensare agire e amare?