Commenti ai vangeli della IV settimana di Avvento e del Natale – Patrono d’Italia 2025

Pubblicato giorno 19 Dicembre 2025 - ARTICOLI DEL BLOG, Il Vangelo di oggi

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21 Dicembre – Domenica

Ecco, la vergine concepirà

e darà alla luce un figlio:

a lui sarà dato il nome di Emmanuele,

che significa Dio con noi

 

L’angelo mi ha detto che dovrò dare il nome al bimbo che nascerà, perché sia legalmente riconosciuto nella storia come discendente di Davide, ma ancor prima del tempo in altro modo era chiamato nel piano di Dio: Emmanuele.

Il nome racchiude in se il mistero della persona e anche la sua missione: ho capito che quanto sta succedendo è un progetto divino da sempre accarezzato. Dio vuole stare in mezzo a noi, vuole essere uno di noi. Ancor prima che l’uomo lo abbandonasse sviato dal tentatore, il Padre aveva deciso di inviarci il Figlio per ricapitolare in lui tutta la creazione.

Neppure il peccato di Adamo lo ha distolto da questo suo piano, anche se ora il suo amato Figlio deve farsi carico di tutto il disastro che è avvenuto. Per questo lo si chiamerà Gesù: Jahvé salva.

 

22 Dicembre – Lunedì

Ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni

mi chiameranno beata

 

Tutte le generazioni mi chiameranno beata: a ripensarci bene, l’ho detta proprio grossa!

Sarà che Elisabetta non ha lesinato elogi nei miei confronti: benedetta tu fra le donne…la madre del Signore…beata che hai creduto… Forse mi sono lasciata trasportare dall’atmosfera di giubilo. Chi ascolta potrebbe pensare che mi sono montata la testa per fare un’affermazione del genere, ma grazie al cielo ho detto prima che sono solamente l’umile serva del Signore. Sarà stato lo Spirito che mi ha messo sulla bocca quelle parole, di cui ancora non comprendo appieno la portata.

So soltanto che voglio tener fede giorno per giorno a quanto ha promesso a Dio per mezzo di Gabriele: avvenga a me secondo il suo progetto. E se da umile sarò innalzata, tutto sia solo per la sua gloria.

 

23 Dicembre – Martedì

Volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria.

Ma sua madre intervenne:

«No, si chiamerà Giovanni»

 

Non se ne parla di chiamarlo Zaccaria! Perché rimanere legati al passato e alla parentela ristretta, mentre sta succedendo qualcosa di totalmente nuovo? Non vi accorgete che siamo all’alba di una nuova era?

Si chiamerà Giovanni, cioè «Il Signore fa grazia»: è già stata una grazia per me avere un figlio nella mia vecchiaia, ma ancor più grande sarà la grazia che questo bambino sarà chiamato a preparare e a indicare presente. Egli camminerà sulle orme infuocate di Elia, la sua parola pungerà le coscienze perché tutti si convertano a colui che inaugurerà un regno dove Dio sarà presente in mezzo al suo popolo.

Lo ha già annunziato fin dal mio grembo, tre mesi orsono, sussultando alla sua venuta quando è giunta Maria. Questa sarà la sua missione per tutta la sua vita.

 

24 Dicembre – Mercoledì

Zaccaria profetò dicendo:

«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,

perché ha visitato e redento il suo popolo»

 

Son passati circa nove mesi da quando, nel tempio di Gerusalemme, ho manifestato la mia incredulità nei riguardi di quanto mi annunciava Gabriele e sapete come è andata a finire: la sordità del cuore è diventata anche quella degli orecchi, la parola malamente usata mi è stata tolta.

Ho avuto tutto il tempo riflettere ed ora che le promesse di Dio si sono avverate non posso fare a meno di benedirlo con tutta la voce che mi è tornata assieme all’udito. Guardando il piccolo Giovanni intuisco quanto lo Spirito mi suggerisce e lo voglio proclamare a tutti: questo mio bambino preparerà la strada al Signore che viene come sole luminoso nel nostro mondo di tenebre e di morte per rischiarare e convertire menti e cuori umani e indirizzarli a progetti di giustizia, di pace, di vita.

 

25 Dicembre – Giovedì

Tutti si stupirono delle cose dette loro dai pastori.

Maria, da parte sua,

custodiva tutte queste cose,

meditandole nel suo cuore

 

Ecco che i pastori tornano giubilanti ai loro greggi: che brave persone! E pensare che quando sono giunti, io e Giuseppe ci siamo quasi spaventati perché il loro aspetto non era molto rassicurante…

Quando però si sono messi a raccontare quanto era loro successo, con gli occhi che brillavano, abbiamo capito che non erano arrivati per caso: anch’essi avevano incontrato gli angeli con un annuncio che rifletteva quello di Gabriele. Senza badare alla povertà del nostro alloggio, (il loro forse è ancor più misero), hanno riconosciuto nel bambino il salvatore atteso e lo hanno magnificato di fronte a tutti, cosa che stanno continuando a fare come rustici angeli.

Quanto a me, non mi stanco di ascoltare e di confrontare nei miei pensieri ciò che si dice di questo esserino, figlio mio e mio Dio.

 

26 Dicembre – Venerdì

Vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire:

infatti non siete voi a parlare,

ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi

 

Mentre nella gloria di Dio sto ricevendo la corona, ripenso alle ultime ore passate sulla terra: veramente ero lo Spirito che parlava in me e anche irradiava dal mio volto.

Davanti al sinedrio ostile mi ha fatto proclamare tutte le tappe della storia della salvezza, da Abramo e i patriarchi sino a Mosè, e poi a Davide e Salomone, per concludere che il vero tempio era Gesù, pietra da loro scartata ma fondamento di una nuova umanità. Quando poi mi è stato concesso di vedere i cieli aperti e la gloria di Dio e di annunziarla, il loro odio è esploso e la mia condanna decretata.

Tra le pietre che piovevano su di me non sono rimasto solo: era sempre lo Spirito che animava la mia preghiera e mi dava la forza di perdonare i miei uccisori, come aveva fatto Gesù.

 

27 Dicembre – Sabato

Allora entrò anche l’altro discepolo,

che era giunto per primo al sepolcro,

e vide e credette

 

Ho corso più velocemente perché più giovane di Pietro, ma gli ho lasciato la precedenza all’entrata del sepolcro: sto facendo esercizio di umiltà.

Il maestro chiamava me e mio fratello Giacomo figli del tuono: aveva buoni motivi. Ho impedito di agire a un esorcista che cacciava i demoni nel nome di Gesù, perché non era dei nostri. Ho invocato dal cielo un fuoco che distruggesse i Samaritani poco accoglienti. Abbiamo avuto l’ambizione di un posto d’onore nel regno glorioso coinvolgendo anche nostra madre nella richiesta. Ma presso la croce ho compreso di quale gloria parlasse Gesù: era quella l’ora in cui regnava, elevato da terra e attirando tutti a sé.

Ci ha amato sino alla fine donando tutto: la Madre, l’acqua e il sangue, lo Spirito. Devo raccontarlo nel mio vangelo!

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