Commenti ai vangeli della IV settimana del tempo Ordinario – Patrono d’Italia 2026

Pubblicato giorno 30 Gennaio 2026 - ARTICOLI DEL BLOG, Il Vangelo di oggi

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1 Febbraio Domenica

 

Gesù salì sul monte
e insegnava loro dicendo:

«Beati!»

 

Gesù sale sul monte e le beatitudini vengono giù rotolando, una dopo l’altra, come massi in caduta libera addosso ai discepoli che si avvicinano per ascoltare l’insegnamento del Signore Gesù.

Però sono massi che non fanno del male: sono granitici sì, ma al tempo stesso flebili nel suono, perché colpiscono dritto al cuore con melodia eterna e sempre nuova, lasciandoci comunque la libertà di poterli scansare, se vogliamo.

Le beatitudini ci invitano a rischiare di continuare con loro la discesa in profondità dentro noi stessi, per fare luce nel nostro intimo. E ci invitano anche a percorrere la via dell’uomo che incontra Dio, nella propria condizione di povero e affamato di senso.

 

 

2 Febbraio Lunedì

 

Simeone accolse il bambino

tra le braccia

e benedisse Dio

 

Chiunque accolga una vita fragile nelle sue braccia, cercando di rimanere aperto all’ascolto dello Spirito e fidandosi di una promessa che è rimasta apparentemente appesa ad un filo, può vedere la salvezza con i suoi stessi occhi e regalare, senza saperlo, un bagliore di luce a tutta l’umanità.

Si può benedire Dio per ciò che non ci appartiene e che è possibile solo accogliere? Si può generare nonostante la solitudine e la vecchiaia? Si possono dedicare le proprie energie all’attesa di una consolazione che sarà per gli altri e non per sé stessi?

Simeone ci insegna la fede matura, capace di varcare i confini del tempo, di poche parole e ricca di una grandissima speranza.

 

Febbraio Martedì

 

Va’ in pace e sii guarita dal tuo male…

Non temere,

soltanto abbi fede!

 

Questa donna tenace e poco incline a rassegnarsi agli schemi sociali del suo tempo si presenta da sola in mezzo alla folla. Si presenta con tutta la sua femminilità negata ed inespressa.

È una donna ferita, così come la figlia moribonda di Giairo, costretta a rinunciare al suo poter essere donna, capace un giorno di generare la vita.

Questa donna non tratta Gesù come un ennesimo professionista da pagare profumatamente, ma intesse con lui una nuova e sorprendente relazione nella quale affidarsi in completa gratuità e fiducia.

Diventando anche lei figlia grazie al Figlio, mostra e insegna a Giairo quella fede che lo farà tornare a poter essere padre.

 

4 Febbraio Mercoledì

 

Non è costui il falegname,

il figlio di Maria,

il fratello di Giacomo, di Ioses,

di Giuda e di Simone?

 

Si può essere motivo di scandalo sia parlando apertamente che stando zitti; a Gesù è capitata l’una e l’altra cosa tra i suoi parenti e nella sua casa.

Non accade solo nel racconto del vangelo: forse anche per noi, discepoli di oggi, continua a riproporsi l’imbarazzo di un tempo verso la buona novella del vangelo. Quando si ascolta la parola del Signore, la sapienza che ne scaturisce può rendere diffidenti e rattristati. Oppure, quando sono i segni a parlare, ecco che ci si chiede facilmente da dove saltino fuori, se non si possano trovare spiegazioni più accomodanti e meno provocanti.

Non vale la pena stupirsi un po’ anche della nostra incredulità?

 

5 Febbraio Giovedì

 

Chiamò a sé i dodici

e prese a mandarli

a due a due

 

Andate e proclamate il vangelo ad ogni creatura. Parole che mi fanno entrare dritto nel cuore di Gesù per scorgerne la passione più grande: dare vita ad ogni creatura.

Questa, dare vita a tutti, è anche la mia missione. Ebbene sì: oggi per dare vita Gesù sceglie creature imperfette, dalla fede fragile. Sceglie me, noi. Sta a noi rendere visibili i tratti del suo volto. Sta a noi essere sacramento della sua presenza tra gli uomini.

Ecco la missione. Missione è il mio essere appassionato della sua medesima passione, per il Padre e per i fratelli. Non annuncio me stesso, ma quel Signore che mi ha convinto e sedotto.

Missione è sequela. Andare è seguire. Andate e proclamate. Non la risposta ad ogni domanda, ma il vangelo, la persona di Cristo.

 

6 Febbraio Venerdì

 

Erode temeva Giovanni…

nell’ascoltarlo restava molto perplesso,

tuttavia lo ascoltava volentieri

 

Erode è attratto da ciò che non capisce e non fa parte della sua personalità, ovvero quella fermezza che permette a Giovanni Battista di dire apertamente le cose come stanno, senza doppiezze.

Le speranze di veder trasformata la sua titubanza in conversione svaniscono come sabbia tra le dita, perché il re si ritrova vittima della sua stessa incoerenza e inconsistenza.

La benevolenza si tramuta in rigidità, a motivo dell’orgoglio, e nella tristezza si consuma il delitto atroce e meschino della parola profetica.

La scelta quotidiana tra l’essere come Giovanni o come Erode si potrebbe riassumere per ciascuno di noi in questa alternativa: fermezza o rigidità?

 

7 Febbraio Sabato

 

Allora andarono con la barca

verso un luogo deserto,

in disparte

 

La solitudine di Gesù è sempre abitata, abbondante, attenta all’altro e mai fine a sé stessa!

Gesù è capace di chiedere ai discepoli di fermarsi e di ritirarsi in disparte con lui dopo la fatica dell’annuncio e il cammino della missione. Essi condividono con Gesù la volontà decisa di non fermare l’annuncio e, di vita in vita, riconsegnare questo mondo all’amore del Padre. Il riposo è interrotto da quella misericordia che fa tremare le viscere, e li tiene tutti svegli.

Come per le onde del mare, dopo ogni momento di respiro, Gesù richiama nuove folle assetate e affamate, e può ricominciare così il dubbio, la fiducia, la festa.

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