Domenica 26 aprile
Le pecore lo seguono,
perché conoscono
la sua voce
Nel vangelo di questa domenica, Gesù si presenta come la porta attraverso cui si entra nella vita, il pastore che conduce verso la libertà.
Ogni uomo riconosce e apre il suo cuore alla libertà, all’amore e alla vita, distinguendole dalla schiavitù, dall’odio e dalla morte. Ogni popolo oppresso riconosce chi gli propone una via d’uscita, è sensibile alla voce della libertà. Come Adonai nell’esodo, così Gesù guida il suo popolo verso la terra promessa: egli è la via che conduce alla vita, perché introduce chiunque lo segue nell’intimità della relazione filiale con Dio, suo Padre.
Egli è la porta tra la terra ed il cielo: entrare in lui, che è la porta, significa uscire definitivamente dalla schiavitù.
Lunedì 27 aprile
Il buon pastore
dà la propria vita
per le pecore
Quanto è importante capire a chi stiamo affidando la nostra vita!
Gesù usa la metafora del gregge per far comprendere la radicale differenza tra il pastore e il mercenario: a quest’ultimo «non importa delle pecore»! Chi promette con facilità sicurezza, soluzioni per ogni difficoltà, sazietà per ogni bisogno, chi ci vede soprattutto come consumatori sempre dipendenti da logiche e novità di mercato, è certamente un mercenario, esperto di affari e di lusinghe, non di cura. Nell’ora della prova, del pericolo, dell’incertezza, non resterà al nostro fianco, non darà la vita per noi.
Vera salvezza e gioia del gregge e di ogni pecora è invece affidarsi al buon pastore, seguire il cammino di Gesù, che su di noi non ha altro interesse che la vita riconciliata con Dio e la pace tra tutti.
Martedì 28 aprile
Le mie pecore
ascoltano la mia voce
e io le conosco
ed esse mi seguono
Alla domanda sul Cristo, Gesù risponde ancora con la metafora del pastore e del gregge, illuminata da un senso di fiducia e di reciproca appartenenza.
Sulla figura del Cristo esistevano in Israele diverse attese, che andavano dal liberatore militare al leader religioso, al giudice degli ultimi tempi. Gesù va oltre queste immagini e aspettative e rimanda a tutto quello che egli ha fatto e detto fin qui nel vangelo: il suo venire tra noi è in nome del Padre, a ricomporre una fraternità umana in pace con Dio, non per mezzo di azioni di potere, ma richiamando i cuori al dono di grazia che, attraverso la fede, libera i cuori dal male.
Chi riconosce in Gesù la voce di Dio, si apre ad una vita amata e amante, coinvolta nel fare di tutti e tutte una cosa sola, come Gesù e il Padre sono una cosa sola.
Mercoledì 29 aprile
Ti rendo lode,
Padre,
Signore del cielo
e della terra
La prima parte del vangelo ci fa entrare nel dialogo che Gesù rivolge a Dio, Padre e Signore.
Sono espressioni he dicono insieme le dimensioni della tenerezza e dell’appartenenza, dell’autorevolezza e della familiarità. In questo dialogo Gesù si pone nell’atteggiamento di chi riceve qualcosa di prezioso, di chi sa di avere una missione nei confronti di una realtà amata, che appartiene a Dio-Padre e al Padre deve tornare. Con questo spirito di cura amorevole Gesù ci chiama a sé affinché troviamo in lui il riposo del cammino: ci prende accanto sé insegnandoci la via che rende leggeri i pesi e più agile il passo.
Ogni giorno nella parola del vangelo possiamo imparare la mitezza e l’umiltà come atteggiamenti che aiutano a guardare la vita e noi stessi in modo più pacifico e riconciliato.
Giovedì 30 aprile
Se dunque io,
il Signore e maestro,
ho lavato i piedi a voi,
anche voi dovete lavare i piedi
gli uni agli altri
Quante volte i discepoli – e noi come loro – sono tentati di pensare alla grandezza, di mettere le persone su diversi piani di prestigio per capacità, ruoli, disponibilità economica. Il brano di oggi mette in crisi questi criteri di giudizio.
Gesù si è chinato a lavare i piedi dei discepoli. La scala è stata rovesciata: il maestro si è fatto servo per amore e ha aperto un cammino nuovo per ogni suo discepolo e discepola, e cioè non cercare il predominio ma il servizio. «Sapendo queste cose sarete beati se le metterete in pratica».
La grazia dell’esempio di Gesù diventa beatitudine per ciascuno di noi se concretamente ogni giorno facciamo tutto quello che dobbiamo fare in spirito di servizio. Nella dedizione al bene del prossimo troveremo la sorgente della vera gioia.
Venerdì 1 maggio
Io sono la via,
la verità
e la vita
Ci è profondamente necessario avere una meta e conoscere il percorso per raggiungerla, poterci orientare nelle situazioni difficili, dare un senso alla vita con riferimenti affidabili.
Possiamo dunque capire il disorientamento dei discepoli quando Gesù parla del suo partire, del distacco per precederli. Il vangelo ci offre l’immagine della nostra attuale vita di discepoli: Gesù, tornato presso il Padre è la meta del nostro cammino terreno; talvolta ci pesa non sentire la sua presenza fisica in modo sensibile. Ma lungo questo cammino non siamo soli: il risorto è presente accanto a noi con la parola e lo Spirito.
L’ascolto quotidiano del vangelo e l’accoglienza dello Spirito costituiscono il nostro riferimento sicuro e la certezza di essere custoditi mentre camminiamo verso il Padre.
Sabato 2 maggio
Chi crede in me,
anch’egli compirà
le opere che io compio
L’apostolo Filippo si fa voce di un desiderio profondo: vedere Dio e vederlo come Padre.
Gesù lo accompagna in questo desiderio, facendogli anzitutto fissare lo sguardo su di sé: egli stesso è la prospettiva da cui poter vedere Dio da vicino, conoscerne il cuore di Padre. Lo ha detto l’evangelista nel prologo: «Dio nessuno lo ha mai visto, l’Unigenito ce lo ha rivelato».
Ma per vedere ed entrare in relazione filiale con Dio, non basta soltanto guardare, occorre mettersi sui passi del Figlio, assumere il suo modo di incontrare le persone e noi stessi come metro del proprio cammino, fare ciò che egli ha fatto con l’aiuto dello Spirito, donandosi ai fratelli, condividendo con loro la misericordia ricevuta.
Così giorno per giorno il nostro sguardo si apre a vedere e a gustare l’amore di Dio.






























