Domenica 17 maggio
Ed ecco,
io sono con voi
tutti i giorni,
fino alla fine del mondo
Così finisce il vangelo secondo Matteo con un errore di traduzione: non fino alla fine del mondo, ma fino al fine del mondo. Il mondo non ha una fine, ma ha un fine.
Essere con è l’attributo fondamentale di Dio, l’Emmanuele; la salvezza dell’uomo è essere in compagnia di Gesù, stare con lui, col Figlio. Questa comunione di lui con noi e di noi con lui è il senso della nostra vita qui e ora, nell’ascolto della parola, nella conoscenza, nell’amore, nel cammino, nella missione. Ed è realtà di tutti i giorni.
Sino a quando questa comunione avrà un fine, cioè sarà compiuta. Il fine del mondo è la rivelazione piena di questa comunione, che già ora è presente nella parola, ma che deve crescere fino quando Dio sarà tutto in tutti.
Lunedì 18 maggio
Voi avrete tribolazione nel mondo,
ma abbiate fiducia:
io ho vinto il mondo!
La pace che Gesù viene a portarci, è la pace che scorre nella parte più profonda di noi, che permane stabile e fiduciosa proprio quando tutto sembra perduto.
Non possiamo evitare le tribolazioni, ma possiamo continuare ad avere fiducia nonostante e dentro le tribolazioni. Questa è la grande vittoria della fede: difendere la fiducia in Dio proprio quando tutto sembra andare storto e lui sembra assente. In quella sensazione di assenza e in quella evidenza di sconfitta dobbiamo fare memoria delle parole di Gesù: Io ho vinto il mondo!
La memoria di questa vittoria ci rimette in piedi, ci aiuta camminare a testa alta anche nelle prove e ci aiuta a giocarci fino in fondo. Siamo certi di una compagnia che riscatta la nostra vita: lui è la nostra speranza.
Martedì 19 maggio
Questa è la vita eterna:
che conoscano te,
l’unico vero Dio,
e colui che hai mandato,
Gesù Cristo
La vita eterna sei tu Signore. Averti incontrato, averti conosciuto attraverso la vita dei fratelli, aver sperimentato qualcosa del tuo amore significa entrare in un circolo d’amore che cambia la vita.
Nulla è più come prima: la dinamica dell’eternità arriva là dove noi di solito sperimentiamo il limite e la vicinanza della fine. L’incontro con Gesù Cristo ci fornisce un termine di paragone che cambia completamente la percezione della vita. Si capisce subito ciò che vale e ciò che non vale, ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è bene e ciò che è male.
Com’è rasserenante pensare che noi siamo l’oggetto della preghiera di Gesù: egli ci considera come profondamente suoi. Sentire di appartenere a qualcuno è sperimentare fin d’ora la vita eterna.
Mercoledì 20 maggio
Se mi chiederete qualche cosa
nel mio nome,
io la farò…
Non vi lascerò orfani…
voi in me e io in voi
Ci avviciniamo alla festa di Pentecoste sostenuti dalla straordinaria promessa di Gesù: «Non vi lascerò orfani»!
Il Risorto ora vive nella gloria del Padre e non è più visibile dai suoi, ma non per questo è assente; ci assicura che la sua presenza, grazie alla venuta dello Spirito, sarà invece una presenza intima, sarà in noi; potremo così accedere a una forma di comunione profondissima e indistruttibile, noi in lui e lui in noi, raramente possibile nei nostri legami umani.
Proprio grazie a questo legame, che l’amore ci consente di sperimentare, saremo sempre più sintonizzati con i suoi desideri, con il suo volere e così, nel suo nome, potremo chiedere con libertà, qualunque cosa.
Parafrasando sant’Agostino potremo dire: «Ama e. nel nome di Gesù, chiedi ciò che vuoi».
Giovedì 21 maggio
Padre, voglio che quelli che mi hai dato
siano anch’essi con me
dove sono io…
Poiché tu mi hai amato
prima della creazione del mondo
Quanti fraintendimenti, quante false interpretazioni e mistificazioni ci sono riguardo alla volontà di Dio! Solo la vita e la parola di Gesù ci salvano dall’errore, perché solo lui rivela in maniera trasparente e non più equivocabile qual è l’unica volontà di Dio: che noi possiamo essere partecipi della sua vita e gloria.
L’unica volontà che siamo chiamati ad accogliere e a fare è vivere in quell’amore filiale che lui, il Figlio, ha pienamente vissuto; Dio non ha altro desiderio se non che ogni essere vivente giunga a conoscere il suo amore e se ne lasci riempire.
Così, preghiera «sia fatta la tua volontà» non sarà più una resa rassegnata a un destino indecifrabile e minaccioso, ma l’amorosa e desiderata adesione a colui che ci regala l’inaudito compimento della vita.
Venerdì 22 maggio
Pietro rimase addolorato
che per la terza volta
gli domandasse:
«Mi vuoi bene?».
«Signore, tu conosci tutto,
tu sai che ti voglio bene»
Questo dialogo è tra i più commoventi del vangelo: da una parte il Signore risorto, dall’altra Pietro, il pescatore di Galilea, che aveva lasciato ogni cosa per seguire Gesù, conquistato da quel maestro per il quale sarebbe stato disposto a dare la vita. Ora, sulla riva del lago, di quell’eroe generoso non restano che cocci: è solo un discepolo fallito, dal cuore infedele.
Il giorno della risurrezione è questo: il ritorno di colui che di nuovo, delicatamente, si fa vicino, raccogliendo i suoi dall’abisso del tradimento e del senso di colpa. La sua parola di nuovo raggiunge e rialza, fa verità, suscita pentimento, ma senza risentimento, senza accuse, senza toni punitivi.
La parola del risorto è quella che fa rinascere la certezza di essere amati e riapre l’insperata possibilità di amare.
Sabato 23 maggio
«Signore, che cosa sarà di lui?».
Gesù gli rispose:
«Se voglio che egli rimanga
finché io venga,
a te che importa?
Tu seguimi»
La fine della vicenda terrena di Gesù ci regala la serenità di poter seguire il maestro nel nostro personale cammino, senza dover più vivere nella schiavitù di un continuo confronto con gli altri e senza sentire il proprio fratello come una minaccia.
Pietro viene dolcemente richiamato all’unica cosa necessaria: «Tu seguimi». L’esortazione a non preoccuparsi della sequela altrui non è evidentemente l’invito a disinteressarsi dei propri fratelli, rimanendo lontani e indifferenti ai loro passi. È piuttosto l’annuncio liberante di una possibilità multiforme di rimanere con il Signore risorto, ciascuno secondo il suo dono, la sua propria chiamata, la sua propria forma.
Credendo e vivendo questa verità i discepoli non fanno altro che celebrare con gioia la creativa opera dello Spirito del Signore.






























