Commenti ai vangeli della XII settimana del tempo ordinario – Calendario del Patrono d’Italia

Pubblicato giorno 19 Giugno 2026 - ARTICOLI DEL BLOG, Il Vangelo di oggi

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21 Giugno – Domenica – 12a settimana T.O. – Anno A

 

Due passeri non si vendono forse

per un soldo?

Eppure nemmeno uno di essi

cadrà a terra

senza il volere del Padre vostro…

E voi valete più

di molti passeri!

 

Due per un soldo: economicamente non abbiamo un grande valore, ciò non toglie che abbiamo una nostra dignità.

Siamo citati nel salmo dei pellegrini al tempio dove si dice che «anche il passero trova una casa presso i tuoi altari, Signore». E san Francesco non si fermò forse per rivolgerci la sua parola? Comunque, anche se voi valete molto più di noi, non è questo il metro di misura della vostra preziosità agli occhi di Dio: valutatevi piuttosto dal fatto che vi ha tanto amato da donare il proprio Figlio. Fatto uomo, ha risposto alla vostra ingratitudine con la gratuità di una vita donata: è lui che dovete riconoscere e testimoniare.

Siate accolti o meno, l’importante è rimanergli fedeli, perché Gesù lo rimane sempre: egli non vi abbandona, siete voi che a volte abbandonate lui!

 

22 Giugno – Lunedì – 12a settimana T.O.

 

Come dirai al tuo fratello:

«Lascia che tolga la pagliuzza

dal tuo occhio»,

mentre nel tuo occhio c’è la trave?

 

Quando ho sentito che qualcuno si era fatto avanti per togliermi dalla mia posizione scomoda per me e per il mio ospite, mi sono sentita importante: si sono accorti di me, anche se così piccola!

Ma quando ho visto da chi proveniva quell’offerta di aiuto, avrei preferito non mi fosse stata fatta: mi stava di fronte un presuntuoso, convinto di essere esente da difetti e colpe, che invece sottolineava negli altri, non tanto far migliorare l’interlocutore, quanto per sentirsi lui il migliore, facendo scendere dall’alto la sua benevolenza. Accecato dalla superbia, era un ben misero donatore, un cattivo medico che vuole curare un raffreddore altrui e non si accorge della propria polmonite.

Pregherò perché la mite sapienza dello Spirito gli faccia gustare la dolcezza dell’umiltà.

 

23 Giugno – Martedì – 12a settimana T.O.

 

Ezechia prese la lettera

dalla mano dei messaggeri

e la lesse,

poi salì al tempio del Signore,

l’aprì davanti al Signore

e pregò

 

Ezechia mi sta leggendo ad alta voce nel tempio affidando al Signore quanto porto scritto: un bell’esempio di umile confidenza.

È improbabile che riceviate una lettera come me, carica di minacce; comunque la vita vi fa pervenire tanti messaggi, in varie forme, con diversi contenuti, che vi rallegrano o che vi fanno soffrire. Tutto viene registrato sul vostro cuore ed è con questo scritto interiore che nella preghiera potete presentarvi al Signore, non perché lui non lo conosca già, ma per trarre motivi di coraggio e di speranza.

Affidatevi alla forza del suo amore convinti che tutto ciò che vivete può divenire ringraziamento, offerta, supplica, intercessione. E fatelo con tutto il mondo accanto, con i suoi sogni e i suoi problemi, a nome anche di chi non ha voce o si dimentica di averla.

 

24 Giugno – Mercoledì 12a settimana T.O.S. Giovanni Battista

 

Il Signore

dal seno materno

mi ha chiamato,

fino dal grembo di mia madre

ha pronunciato

il mio nome

 

La mia nascita ribadisce che ogni vita umana affacciandosi al mondo porta nel suo mistero una chiamata di Dio.

Gesù stesso mi ha definito «il più grande tra i nati di donna» e, se il bel giorno si vede dal mattino, i miei inizi non potevano passare inosservati. C’è stata quasi una gara per darmi il nome: prima Gabriele l’ha indicato a Zaccaria. Poi mia madre ha ribadito che dovevo proprio chiamarmi Giovanni (Dio fa grazia) e infine mio padre, ancora sordomuto, l’ha addirittura scritto.

Ma la più bella chiamata non si è servita di parole o di scritti: è bastata la semplice presenza di Maria con il Figlio nel grembo. Il mio sussulto di gioia era la disponibilità a servire la giustizia e la verità e il primo riconoscimento della grandezza di colui a cui avrei aperto la strada.

 

25 Giugno – Giovedì – 12a settimana T.O.

 

Chiunque ascolta queste mie parole

e non le mette in pratica,

sarà simile a un uomo stolto,

che ha costruito la sua casa

sulla sabbia

 

Te la sei cercata, ed eccoci qui in due a guardare le nostre rovine: io mattoni, tegole e suppellettili sparpagliate, tu la tua vita sconquassata.

Eppure ti avevo avvertito: dàtti da fare, non essere superficiale, impégnati nelle tue responsabilità, anche se ci vuole costanza e sacrificio. Invece giocavi al minimo, appagato dalle apparenze, dalle belle parole senza che seguissero i fatti: già, perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, dove navigano presunzione, accidia, faciloneria. Eri come i concittadini di Geremia che agivano secondo i loro comodi e poi andavano al tempio dicendo: «Siamo salvi!». Ma Dio e la vita li aspettavano al varco, e sai come sono finiti.

Comunque c’è sempre modo di ravvedersi: questa volta scava in profondità, altrimenti ti scaverai la fossa.

 

26 Giugno – Venerdì – 12a settimana T.O.

 

Si avvicinò un lebbroso,

si prostrò davanti a lui e disse:

«Signore, se vuoi, puoi purificarmi».

Tese la mano e lo toccò dicendo:

«Lo voglio: sii purificato!»

 

Mi sono presentato a Gesù con la mia miseria e la mia fede, senza alcuna pretesa, mi sono abbandonato alla sua volontà: «Se vuoi, tu puoi…».

E la sua risposta è andata al di là di ogni aspettativa: mi sarei accontentato di un gesto da lontano, vista la mia situazione. Invece ha infranto ogni barriera, mi ha toccato, ha sottolineato il suo desiderio di vedermi guarito: «Lo voglio!». Non era qualcosa datomi per degnazione, dall’alto della sua maestà, ma un dono che veniva dal suo cuore, ricco di compassione, senza far pesare il gesto.

E ora che vado a presentarmi ai sacerdoti perché riconoscano la mia guarigione e mi riammettano nel consorzio dei viventi, sto pensando che ciò sia potuto accadere perché ha preso su di sé tutte le nostre infermità, per sconfiggerle definitivamente.

 

27 Giugno – Sabato – 12a settimana T.O.

 

Signore, io non sono degno

che tu entri sotto il mio tetto,

ma di’ soltanto una parola

e il mio servo sarà guarito

 

Guarito! Grazie alla parola potente di Gesù che supera distanze e non conosce ostacoli, eccomi di nuovo in piedi!

E grazie anche alle parole del mio padrone, come mi hanno riferito: si è rivolto a Gesù preoccupato di non disturbarlo troppo, informandolo di quanto gli stava a cuore e con umiltà gli ha esposto la sua richiesta. L’ha accompagnata descrivendo un quadretto di vita dove tutto funziona bene perché ciascuno compie con dedizione la sua parte indirizzato da una parola umana e traendone la conseguenza che a maggior ragione la parola divina avrebbe operato la guarigione.

Non è facile stupire il maestro, ma oggi si è meravigliato, non in negativo come era successo con i suoi compaesani di Nazaret, ma ammirando la fede del mio padrone, che continuerò a servire con riconoscenza.

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