Commenti ai vangeli della 16ma settimana del tempo ordinario – Calendario del Patrono d’Italia 2026

Pubblicato giorno 17 Luglio 2026 - ARTICOLI DEL BLOG, Il Vangelo di oggi

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19 luglio Domenica

 

Colui che scruta i cuori

sa che cosa desidera lo Spirito,

perché egli intercede per i santi

secondo i disegni di Dio

 

Il Padre che scruta i cuori li trova abitati dallo Spirito, per questo sa quali sono i suoi desideri.

Sono sempre desideri per il bene della persona che lo ha accolto, un bene che lo Spirito conosce perché si sintonizza con i disegni di Dio. Ma quali sono? Scrive il profeta Geremia: «Io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo, progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza».

Dio conosce i progetti, è lui che li ha pensati: sono progetti di pace, che mirano a donarci un futuro pieno di speranza. Ecco! Lo Spirito alimenta il nostro desiderio perché sia gravido di questa speranza di bene. Non solo. Lo Spirito intercede per noi secondo questi disegni sicuramente belli e buoni perché sono i disegni di Dio.

 

20 luglio Lunedì

 

Qui vi è uno

più grande di Giona!

Qui vi è uno

più grande di Salomone!

 

Gesù, più grande di Giona che, con molta resistenza, andò a Ninive che si convertì. Gesù, più grande di Salomone così sapiente da attirare l’ammirazione della regina di Saba che gli portò abbondanti legnami pregiati e metalli preziosi.

Se Gesù obbediente al Padre è più grande di Giona recalcitrante, perché alle sue parole non ci decidiamo a cambiare vita e mentalità? Se Gesù, sapienza incarnata, è più grande di Salomone, perché non iniziamo a seguire la via da che ci ha indicata con le parole, le opere e l’esempio?

Scambiamo la sua mitezza e umiltà per stoltezza e debolezza, e abbiamo paura di essere giudicati e sopraffatti da chi si considera furbo e forte.

Paolo ai Corinti, però, scriverà: «ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini».

 

21 luglio Martedì

 

Egli parlava…

cercavano di parlargli…

cercano di parlarti…

rispondendo a chi gli parlava…

 

Nei primi due versetti del vangelo per ben quattro volte viene usato il verbo parlare.

Forse Matteo non aveva il vocabolario dei sinonimi? O vuole segnalarci una dimensione importante della relazione con Gesù? Appunto, una relazione… Con il Signore la relazione richiede non solo mettersi in ascolto, ma anche desiderio di raccontare e raccontarsi, parole scambiate con l’umiltà e la perseveranza di accogliere le sue risposte anche se inattese. La risposta a chi lo avvisa che fuori c’è la madre richiede la conoscenza del cuore di Gesù che mai avrebbe allontanato la madre.

Gesù, in realtà, non perde occasione per spiegare ed insegnare come vivere il proprio discepolato. Prende ad esempio Maria che, in ascolto e apertura alla parola, l’ha poi messa in pratica.

 

22 luglio Mercoledì

 

«Donna, perché piangi?

Chi cerchi?».

«Signore, se l’hai portato via tu,

dimmi dove l’hai posto

e io andrò a prenderlo»

 

Maria fuori dal sepolcro vuoto incontra Gesù, ma non è aperta alla resurrezione.

Ha visto i teli, ha ascoltato gli annunci di Gesù sugli avvenimenti futuri, compreso quello della risurrezione, ma è ancora alla ricerca di un cadavere.

È un desiderio eroico quello che la abita: vuole recuperare da sola il corpo esanime del suo Signore. Quanto forti ci fa sentire l’amore! Invincibili, con forze sovrumane, niente ci può fermare. Gesù che la interroga, però, le chiede Chi cerchi? Devi cercare una persona vivente, sembra dirle il suo interlocutore. La sua voce che ti chiamerà dolcemente con il tuo nome ti riporterà al cuore di quella relazione.

«Maria, le dice… Rabbunì, gli risponde…». Ed il dialogo riprende per inviare lei, una donna che è veramente la prima testimone del risorto!

 

23 luglio Giovedì

 

Senza di me

non potete

far nulla

 

«Nei filari dopo il lungo inverno fremono le viti»: c’è un momento in cui, quasi con un brivido, la linfa riprende a scorrere e fa fremere i rami che sembravano senza vita, senza speranza.

«La rugiada avvolge nel silenzio i primi tralci verdi»: silenziosamente la rugiada irriga i tralci che spuntano timidamente senza saper bene cosa accadrà.

«Poi i colori dell’autunno, i grappoli maturi. Avremo ancora vino!»: e quando l’estate è ormai finita esplodono colori e profumi inattesi. Sui tralci ormai robusti maturano grappoli succosi e dolci: il vino «che rallegra il cuore dell’uomo» si rinnoverà.

Le parole di questo canto raccontano di noi discepoli, tralci desiderosi di restare uniti alla vera vite, accogliendo anche eventuali potature, per dare frutti che rallegrano e consolano la vita dei fratelli.

 

24 luglio Venerdì

 

Ascoltate, genti, la parola del Signore,

e dite: «Cambierò il loro lutto in gioia,

li consolerò e li renderò felici,

senza afflizioni»

 

Il cantico di Geremia che la liturgia ci propone come risposta alla prima lettura è un invito all’ascolto e all’annuncio.

Prima di parlare è cosa saggia e necessaria ascoltare: abbiamo una sola bocca, ma due orecchie. L’annuncio che tutti, proprio tutti, attendono, magari anche inconsapevolmente, è quello di un ribaltamento delle situazioni negative. I deportati in Babilonia ascoltano dal profeta che pure avevano perseguitato, una parola del Signore consolante. Non hanno voluto ascoltare chi li metteva in guardia dal rischio della catastrofe, ora lo stesso profeta, in mezzo a quella sventura, porta parole di gioia da far risuonare per tutti.

Il buon annuncio non ci viene donato per la nostra privata consolazione, ma perché si dilati in ogni tempo ed in ogni luogo.

 

25 luglio Sabato

 

Noi però abbiamo questo

tesoro in vasi di creta,

affinché appaia che

questa straordinaria potenza

appartiene a Dio,

e non viene da noi

 

Il versetto che precede il testo di san Paolo di oggi è: «E Dio[…] rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo».

Questo è il tesoro che portiamo in fragili vasi di creta: la conoscenza della gloria di Dio manifestata in Gesù. Grazie a questa conoscenza possiamo compiere le opere stesse di Dio sempre consapevoli di farlo offrendo, anzi restituendo tutto al Signore. Se qualche volta l’orgoglio fa capolino in noi chiediamo con sincerità di cuore: «Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome da’ gloria».

Noi parliamo, annunciamo con la vita e, a volte come ci direbbe san Francesco, anche con le parole: «Perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio».

 

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