20 Settembre Domenica
Uscì all’alba
per prendere a giornata
lavoratori
per la sua vigna
Chissà se i disoccupati della parabola non sono stati scelti perché sono arrivati tardi in quella piazza, perché la vita li ha portati altrove, se per loro negligenza o per altro.
Non sappiamo perché alcuni si fanno trovare all’alba e altri dopo. Non sembra che il padrone li lasci lì in attesa del suo ritorno, sono loro che arrivano in momenti successivi. Tuttavia il padrone solo a quelli delle cinque chiede conto della loro inoperosità: volutamente sono stati oziosi tutto il giorno? Oppure la responsabilità è di chi non li ha chiamati?
La buona notizia è che quel padrone in realtà è un padre, assume senza pensare al proprio guadagno, il suo desiderio è che ciascuno possa sentirsi suo figlio e fratello degli altri operai, ciascuno realizzato e valorizzato, anche il discepolo dell’ultima ora.
21 Settembre Lunedì
Seguimi
Ed egli si alzò
e lo seguì
Matteo è un pubblicano, cioè uno che guadagna sulle spalle dei poveri, insomma un grande peccatore ed è per questo che ha bisogno di cambiare vita, di risollevarsi, di risorgere.
Gesù ci chiama dentro le nostre storie di peccato: noi a volte pensiamo che se diventiamo santi, se raggiungiamo la perfezione, allora poi il Signore ci chiama a seguirlo. Non è così: prima il Signore ci chiama, quindi ci offre la possibilità di convertirci. Il Signore ci chiama gratuitamente e non perché siamo bravi, perché ce lo siamo meritati. Ogni nostra conversione è una risposta grata al suo amore che ci raggiunge; egli stesso dice di essere venuto per i malati e non per i sani.
Se non ci riconosciamo peccatori e bisognosi di misericordia è come se dicessimo a Gesù che non sappiamo cosa farcene della sua salvezza!
22 Settembre Martedì
Ma non potevano
avvicinarlo
a causa della folla
La madre e i fratelli di Gesù desiderano vederlo, ma non ci riescono a causa della folla.
Se scorriamo le pagine del vangelo spesso la folla è descritta come un ostacolo all’incontro con Gesù: Zaccheo deve innalzarsi al di sopra della folla, per poter vedere Gesù; un paralitico a causa della folla non può entrare nella casa dove si trova Gesù e i suoi amici scoperchiano il tetto per portarlo da lui. C’è una folla che si accalca intorno a Gesù e fa da filtro anche alla donna con perdite di sangue, ella però si mescola tra la folla e riesce perfino a rubare a Gesù una parte della sua forza.
Essere vicinissimi a Gesù non è una garanzia, non vuol dire che automaticamente si possa entrare in relazione con lui. Questo avviene se si riesce a rendere visibile la sua parola con la propria vita.
23 Settembre Mercoledì
Non prendete
Nulla
per il viaggio
Gesù raccomanda di non portare nulla con sé per il cammino.
È talmente facile fare l’esatto contrario e riempirci di cose superflue, rimanere legati a bisogni non essenziali. Il modello è ovviamente lui stesso: Gesù è il viandante divino; Luca in tutto il suo vangelo ce lo descrive così. Gesù scende dal cielo per camminare insieme agli uomini e fermarsi continuamente, da ospite, in mezzo a loro. Gesù sosta nelle case per mangiare e a tavola non si limita solo a parlare della bontà di Dio, ma la trasmette con la sua stessa presenza.
Il discepolo annuncia la parola del Signore, libero da cose e da pesi, senza appoggi e senza favori, sicuro solo dell’amore di Dio. Chi non ha nulla è portato a offrire sé stesso, il suo niente, e quindi a essere umile mediatore di un bene che lo supera.
24 Settembre Giovedì
Giovanni l’ho fatto decapitare io;
chi è dunque costui,
del quale sento dire
tali cose?
E cercava di vederlo
Erode cercava di vedere Gesù e forse lo avrebbe anche ascoltato volentieri, come aveva fatto con il Battista.
Vedere Gesù con gli occhi del corpo non basta; del resto, non tutti i discepoli di Gesù avevano dimostrato di averlo visto. A Filippo dice: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto?». A Erode piace la novità, ne è incuriosito, ma non basta essere curiosi perché si creino le condizioni di un vero incontro tra lui e Gesù. Sappiamo che questo vale per ogni tipo di relazione. Anche noi siamo attratti dalla novità: nel cuore di ciascuno c’è la sete per ciò che è nuovo; eppure, al tempo stesso, ne abbiamo paura.
Come Erode, cerchiamo di vedere la novità, senza parteciparvi. Preferiamo restare spettatori passivi, perché entrare nella novità significa mettersi in discussione.
25 Settembre Venerdì
Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto,
essere riprovato esser messo a morte
e risorgere il terzo giorno
Seguire chi ha successo è facile per tutti; andare dietro a uno che è stato rifiutato è molto più impegnativo.
Gesù dice con chiarezza ai discepoli che la sua vicenda tra gli uomini si sta per concludere e che il suo sarà un epilogo di sofferenza e morte, anche se poi risorgerà il terzo giorno. Molto spesso vivere secondo il vangelo significa essere rifiutati, dileggiati, perseguitati. Arriva prima o poi il tempo in cui dobbiamo domandarci se siamo disposti a seguire Gesù fino alle estreme conseguenze. Se qualcuno vuole andare dietro a Gesù deve imparare a dire di no a sé stesso, deve stare tra quanti, in questo mondo, sono rifiutati.
Finché non amiamo Gesù che si nasconde in ogni fratello o sorella che soffre, che è scartato, che è all’ultimo posto, la nostra fede è fatta solo di belle parole.
26 Settembre Sabato
E avevano timore
di interrogarlo
su questo argomento
Gesù chiede ai discepoli di mettersi bene in mente che egli sta per essere consegnato nelle mani degli uomini, ma essi non capiscono e provano paura.
Anche noi abbiamo paura a credere in un Dio che non evita la sofferenza. Possiamo forse chiedere al Signore spiegazioni della sua scelta sconcertante? Chiedere il perché del suo volere portare a compimento la sua missione anche a costo della propria vita? Qualche volta i discepoli ci avevano provato: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Ma a un certo punto tacciono, e così facciamo anche noi.
Dio ci chiama ad aprire la mente per accogliere situazioni nuove, anche quando ci possono sembrare illogiche. La nostra vita può trasfigurarsi di divina bellezza se accettiamo di non possedere più nulla, neppure noi stessi.






























