18 ottobre Domenica
A Cesare
quello che è di Cesare
e a Dio
quello che è di Dio
La tradizione vuole che Luca, greco convertito all’ebraismo, fosse medico e pittore: il suo lavoro e la sua passione artistica non lo esentarono dalla scelta di divenire uno storico-in-movimento, compagno di viaggio di Paolo e testimone dei primi passi delle Chiese del Mediterraneo.
Così, nel vangelo e negli Atti degli Apostoli, raccontò le esperienze faticose e bellissime dell’irrefrenabile corsa della parola. Parola della fede che non toglie niente alla nostra umanità («quello che è di Cesare») chiedendole solamente di accogliere il di-più rappresentato dal dono che è Gesù Cristo («quello che è di Dio»).
Beati noi, contabili dell’amore dalle mani bucate, perché siamo chiamati a mescolare le nostre monete con quelle del Signore e a spenderle fino all’ultima!
19 ottobre Lunedì
La sua vita
non dipende
da ciò che
egli possiede
Parola fragrante, sfornata duemila anni fa ma ancora freschissima: come non rileggere la nostra esperienza odierna, fatta del disagio dell’abbondanza, della malattia dell’accumulo, della dipendenza dallo sperpero.
La parabola raccontata da Gesù ci invita a fare attenzione non solo a quanto possediamo ma soprattutto a come condividiamo. Un rischio è quello di costruire un tesoro materiale e immateriale che ci rende piccoli tiranni. Così non ha fatto Pietro d’Alcántara, frate minore, mistico e riformatore: ogni sua ricchezza spirituale è stata investita per avvicinare quante più persone all’amore di Cristo povero e abbandonato alla Provvidenza del Padre.
Beati noi, mendicanti di pienezza, perché a mani vuote possiamo tenere per mano altri, pellegrinando insieme sulle strade dell’esistenza!
20 ottobre Martedì
Ancora
svegli
È bello pensare alla nostra vita come ad una lunga veglia; non una di quelle con i flambeaux, le chitarre e i canti dei santuari; non quella angosciosa di una madre che aspetta di notte un figlio che non ritorna…
Pensiamo piuttosto alla veglia che si fa all’aeroporto o in stazione, nell’androne di casa o in piazza quando ci si dà un appuntamento a cui non si vuole mancare. La veglia degli innamorati, che aspettano con il cuore in gola l’abbraccio di chi si ritrova! Come non attendere così il ritorno del Signore? Farci trovare ancora svegli, non seduti né sdraiati sulle nostre certezze e i nostri si è sempre fatto così, per imparare nuovamente da lui, vedendoglielo fare, l’atto umano e divino più bello: il servizio.
Beati noi, pazzi d’amore, perché possiamo fare della nostra vita un’attesa gioiosa!
21 ottobre Mercoledì
A quale ora
Viene
il ladro
Se tu davvero fossi un ladro
e venissi a scardinarmi la vita per derubarmela,
io che farei?
Ti lascerei qualche gioiello sul tavolo della cucina
per non farti frugare
nelle ante in alto,
nei cassetti col doppio fondo
o nella zuccheriera.
Ma se tu fossi un ladro che mi deruba di ogni cosa
per poi condividerla con tutti?
Allora veglierei fino a notte fonda
e ti indicherei io i tesori
nascosti negli angoli e
sotto le doghe del pavimento.
Se tu davvero fossi un ladro
io veglierei fino a notte fonda
per venire a fare il ladro insieme a te.
22 ottobre Giovedì
Divisione
Dio è artista e artigiano e crea dividendo, cioè mettendo ordine.
Gesù, nella parola che ci rivolge oggi, racconta questo aspetto dello stile del Padre, presente nella nostra vita. Le scelte che di volta in volta compiamo sono capaci di far di noi una cosa unica e irripetibile, diversa da tutte le altre, quella vita-capolavoro di cui parlava Giovanni Paolo ii. Sono ordinato nell’esistenza in maniera differente da mio padre, mia madre, i miei figli. Posso continuare ad amarli, a prendermi cura di loro, a crescerli; ma sono altro perché posso scegliere di appartenere, prima di tutto, al Signore, colui che mi invita a vivere la vita a partire dalla materia prima di cui sono fatto.
Beati noi, opera d’artigianato divino, perché possiamo sempre essere scolpiti dalla mano amorosa del Padre!
23 ottobre Venerdì
Come mai
questo tempo
non sapete
valutarlo?
Nella storia, agone e agonia per l’umanità, Dio da sempre ha scelto di sporcarsi le mani fino a donare il Figlio.
L’umano ha provato ad inseguire la sua presenza: re, sacerdoti e profeti, vedove e orfani, poveri, storpi, zoppi e ciechi hanno testimoniato il suo passaggio. Anche involontariamente. E noi? Come facciamo a non riconoscere, mentre affondiamo nell’apparente trionfo della malvagità che abita il mondo, il suo esserci nelle piccole cose? Sapienza è gustare: il sapore è dato dalla quantità giusta di sale. Basterebbe cibarsi della realtà, che è eucaristia, come fece Giovanni da Capestrano, profeta del suo tempo.
Beati noi, sommelier della presenza, perché non abbiamo bisogno delle previsioni del tempo per sapere da che parte tira il vento dello Spirito!
24 ottobre Sabato
Lascialo
Ancora
quest’anno
Inzuppato di concretezza: dalla mangiatoia al sepolcro, dalla strada alla sinagoga, dalla bottega alla tavola, Gesù Cristo non si è mai chiamato fuori dalla realtà sociale, culturale e religiosa in cui viveva.
Conosceva l’attualità, rileggendola e raccontandola con le parabole, utilizzando nel raccontarle il linguaggio lavorativo di chi aveva il coraggio di ascoltarlo. Questo suo stile ci insegna ad accogliere le nostre giornate come terreno fecondo per incontrare il risorto e ritrovare noi stessi, capendo che nonostante le fatiche e gli intoppi, un bene ci precede e ci aiuta a fiorire… aspettando amorevolmente le tempistiche di ciascuno.
Beati noi, germogli di eternità, perché siamo chiamati a crescere al giusto ritmo delle stagioni della vita, esattamente là dove siamo stati piantati!






























