Cammino verso la gioia – Testimonianza vocazionale di sr. Maria Francesca

Pubblicato giorno 17 giugno 2020 - ARTICOLI DEL BLOG, Testimonianze vocazionali, Vocazioni

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Sono suor Maria Francesca ho 47 anni e sono in monastero dal 4 ottobre 1993.

Provengo da una famiglia cristiana impegnata nel volontariato.

La mia giovinezza è stata caratterizzata da molte attività. Oltre a frequentare la scuola facevo parte di un gruppo scout, un gruppo giovanile della parrocchia, cantavo nel coretto dei giovani, giocavo in una squadra di calcio e praticavo l’orienteering.

Pur avendo le giornate molto piene sentivo sempre la mancanza di qualcosa. Desideravo una vita più radicale.

Dopo la maturità ho lavorato un anno con mio padre in un negozio di arrotino.

Nell’adolescenza il capire cosa avrei fatto da “grande”, mi ha portata a rivolgermi al Signore con la domanda: “Signore cosa vuoi che io faccia?”. Glielo ripetevo ogni giorno come s. Francesco d’Assisi.

L’inquietudine dentro di me cresceva e ho così chiesto aiuto al cappellano della mia parrocchia. Don A. che mi ha invitata a frequentare un gruppo vocazionale diocesano.

Nella prima pagina del quaderno/diario ho disegnato una montagna con il titolo per me significativo: Cammino verso la gioia. In cima al monte avevo scritto: rampa di lancio.

L’incontro con Signore nella mia vita è stato graduale. Questo mi ha portato a chiedermi: come potevo donare la mia vita, come potevo aiutare gli altri?

Essendoci nella mia famiglia diverse vocazioni religiose, la realtà di una chiamata del Signore ha una speciale consacrazione l’ho considerata possibile. Ho ascoltato nel cuore cosa mi dava davvero gioia, serenità e pace. Ho così preso consapevolezza che il tempo che dedicavo al Signore era un tempo “pieno”: di senso, di vita, di valore…

Chiamandomi Francesca la figura di san Francesco d’Assisi è sempre stata significativa nella mia vita. Soprattutto perché in lui vedevo la semplicità, la povertà, il contatto con la natura. Amavo andare in montagna, fare lunghe camminate nella natura. È stato normale per me desiderare di abbracciare una vita francescana. Santa Chiara invece l’ho conosciuta entrando in monastero.

All’inizio della mia storia vocazionale mi sono segnata tre valori sui quali fondare la mia vita di consacrazione: semplicità, umiltà e amore. Poi ho aggiunto anche povertà.

Quando ho fatto la professione solenne nel 2001 ho toccato con mano quanto sia vero che donare tutto al Signore dava gioia. Il sì per sempre mi ha fatto provare l’ebrezza della libertà vera. Ho vissuto quel sì come l’incontro tra due libertà: la mia e quella di Dio. Oggi sono consapevole che Dio ha scelto me, prima che io abbia scelto Lui. È la Sua forza a sostenere la mia debolezza umana. È la Sua libertà a sostenere la mia libertà umana. È il Suo amore a insegnarmi ad amare.

Con il tempo il rapporto con Dio si è approfondito ulteriormente. Prima Dio era un’idea ora è una presenza dalla quale attingo vita ogni giorno, non posso vivere senza di Lui. Il mio rapporto con Dio si nutre di tutto ciò che è umano: un cielo stellato, il sorriso di una sorella, un atto di bontà, un bel libro, un versetto della parola di Dio… In tutto ciò che è vero, bello, buono mi parla di Dio. Tutto mi parla della sua infinita grandezza e per tutto posso dire grazie.