Che cos’è la Professione Solenne?

Pubblicato giorno 30 ottobre 2017 - ARTICOLI DEL BLOG, Chiesa di Trento, Eventi, Vita consacrata e monastica, Vocazioni

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In vista della prossima Professione Solenne della nostra sr. Maria Anastasia, vi presentiamo brevemente il rito della Professione, atto definitivo e pubblico della volontà di seguire il Signore sulla vita dei consigli evangelici, che per noi si attua secondo la Regola di santa Chiara d’Assisi.

 

È un dono che si colloca nel cuore della Chiesa e nel vivo di questa nostra umanità.

Sì, ogni persona che si consacra attraverso la professione solenne dei voti è innanzitutto un dono di Dio alla sua Chiesa, affinché sia visibilmente manifesta quella particolare forma di vita – povera, casta e obbediente – che Gesù ha scelto per sé e per la sua Madre Vergine. È una forma di vita che non rimpicciolisce il cuore o la volontà o il desiderio, ma al contrario li dilata in vista di un amore più grande ai fratelli; essa si pone come segno per tutti di quella Sorgente invisibile dell’amore e della vita che il cuore di ogni uomo cerca: Dio stesso. Il dono della vita consacrata – e in particolare della vita claustrale – sta proprio qui: nel cuore della Chiesa e a servizio di essa, in comunione con tutto il suo Corpo! Ecco perché ogni professione è un evento ecclesiale che appartiene pienamente anche a te, perché ogni dono fatto totalmente a Dio è un dono fatto totalmente ai fratelli!

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La professione solenne è l’ultima tappa del cammino di formazione iniziale alla vita religiosa. Questa formazione è un processo graduale e vitale attraverso il quale, sotto l’azione dello Spirito Santo e l’aiuto fraterno, impariamo a rispondere in modo sempre più libero e totale al dono della vocazione. La Madre Chiesa – nella sua sapiente pedagogia attenta ai tempi del cuore umano e dello Spirito! – dispone un cammino di anni in cui la giovane che risponde all’invito del Signore è aiutata a crescere nella conoscenza di sé e di Lui, a fare esperienza del suo amore fedele, a scoprirsi in un’appartenenza sempre più profonda a Cristo e alla sua Chiesa abbracciando quel particolare carisma, a sperimentare la bellezza e le esigenze che questa vita comporta.

Le tappe formative del probandato o postulandato,

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del noviziato

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e della prima professione

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sono proprio questo tempo privilegiato di ricerca, di verifica e discernimento che culmina nella professione solenne, nel Sì per sempre a questo lavoro della grazia che continua poi tutta la vita! La professione solenne è l’atto che sigilla l’appartenenza della persona consacrata a Cristo: propriamente è la consacrazione che Dio opera legando a sé, con un’alleanza d’amore, la persona consacrata, memoria viva di quel patto, di quell’amore nuziale, eterno e fedele, con il quale Dio da sempre ha amato l’umanità e che si è rivelato e compiuto pienamente in “Cristo che ha amato la Chiesa e ha dato Sé stesso per lei” (Ef 5,25).

Concretamente questo avviene attraverso il rito della professione collocato all’interno della celebrazione eucaristica la quale ne esprime il significato e il contenuto più profondo: l’offerta di sé è unita all’offerta di Cristo al Padre nello Spirito Santo. È il Suo Sì totale e per sempre che rende possibile e fecondo ogni altro Sì!
Il rito vero e proprio ha inizio nel clima di ascolto della Parola di Dio dopo la lettura del Vangelo  e si svolge in un dialogo tra il celebrante – che parla a nome della Chiesa – e la neo-professa. È sempre la Parola di Dio che suscita e accompagna la risposta e la liturgia esprime questo dialogo tra lo Sposo e la sposa, tra il dono di grazia e l’impegno.

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Ogni singolo frammento del rito mette in luce uno o l’altro di questi due aspetti, che sempre si intrecciano: nelle interrogazioni viene manifestata la libera volontà della persona a consacrarsi; con la prostrazione durante il canto delle litanie si esprime la totale resa nella consapevolezza della propria piccolezza, l’intensa supplica posta nelle mani della Chiesa celeste, di coloro che già ci hanno preceduto in questo stesso cammino di sequela.

prostrazione

Quindi il rito prosegue nei due momenti più significativi: la professione dei voti nelle mani della Madre Abbadessa – promettendo di “vivere per tutto il tempo della vita in castità, senza nulla di proprio, in obbedienza e in clausura, secondo la Regola delle Sorelle Povere di santa Chiara” – e la solenne preghiera di benedizione o consacrazione che è il culmine dell’intero rito in cui il celebrante invoca il dono dello Spirito Santo sulla neo-professa, affinché “alimenti la fiamma del proposito che [il Padre] ha acceso nel suo cuore. (…) Aderisca a [Lui] con amore ardente, fortificata dal santo vincolo della consacrazione. Custodisca fedelmente l’unione a Cristo, unico Sposo; con generoso amore ami la Madre Chiesa e nella carità di Cristo abbracci tutti i fratelli, testimoniando la beata speranza dei beni celesti”. Seguono i due segni esplicativi: la consegna dell’anello e l’abbraccio di accoglienza in comunità.

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Le parole non bastano ad esprimere il mistero e il dono di grazia che si compie proprio attraverso la nostra piccolezza, perciò ci affidiamo a Lui: “Colui che ci ha dato di bene incominciare ci doni anche di crescere nel bene e di perseverarvi fino alla fine”!