Commenti ai vangeli della 13ma settimana del tempo ordinario

Pubblicato giorno 26 Giugno 2026 - ARTICOLI DEL BLOG, Il Vangelo di oggi

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28 Giugno – Domenica – 13a settimana T.O. – Anno A

 

La chiamò;

ella si fermò sulla porta.

Allora Eliseo disse:

«L’anno prossimo, in questa stagione,

tu stringerai un figlio

fra le tue braccia»

 

Ho sempre accolto con gioia Eliseo perché vedo in questo pellegrino di Dio i segni di una santità vissuta nella povertà.

Anch’io, nonostante non mi machi la sicurezza materiale, vivo la povertà di una donna che non ha potuto generare una vita. Ora, sulla porta della stanza, sto ascoltando meravigliata questa promessa di un figlio. E io credo alle parole di questo profeta: sto pensando che questo è come un incontro delle nostre povertà da cui l’Onnipotente può generare un miracolo.

Mi affaccio alla porta come fossi di fronte al mistero dell’esistere: lo faccio con venerazione e rispetto, confidando che anche in ciò che ci sembra una perdita di noi stessi si nasconde un ritrovarsi in Dio a livelli più profondi, una semina in vista di un raccolto cento volte più abbondante.

 

29 Giugno – Lunedì 13a settimana T.O.Ss. Pietro e Paolo

 

Disse loro: «Ma voi,

chi dite che io sia?».

Rispose Simon Pietro:

«Tu sei il Cristo,

il Figlio del Dio vivente»

 

Ora che siamo nella gloria, ripensiamo a quelle domande che hanno dato una svolta decisiva alla nostra vita, la mia e quella di Paolo: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami? »; «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?».

Domande che scavavano nel nostro passato e ci mettevano di fronte alle debolezze e agli errori: la presunzione che diventa rinnegamento, la pretesa giustizia che diventa violenza. Ma il Signore, dopo lo sguardo indietro, ci ha invitati ad un futuro abitato dalla sua presenza di risorto, sorgente della nostra forza. Lo dice bene Paolo: «Per grazia di Dio sono quello che sono».

Per grazia sono stato solerte pastore della Chiesa, per grazia Paolo ha portato dappertutto il vangelo, per grazia alla fine abbiamo testimoniato con il sangue la vita nuova ricevuta in dono.

 

30 Giugno – Martedì 13a settimana T.O.

 

Tutti, pieni di stupore, dicevano:

«Chi è mai costui,

che perfino i venti e il mare

gli obbediscono?»

 

Ero felice di poter essere per Gesù un comodo guanciale su cui riposare: ne aveva ben diritto, dopo una giornata sfibrante sul lago, assediato dalla folla, sempre pronto a guarire e a donare la luce della sua parola.

Ma il suo sonno è durato poco: quei guastafeste lo svegliano perché han paura di affondare: si sono già dimenticati di tutto quello che hanno visto e sentito dal maestro, lo vedono addormentato ignaro della situazione. Ma non hanno ancora capito che quell’uomo stanco, bisognoso come loro di dormire, è anche il Figlio di Dio, di colui, dice il profeta Amos, «che ha fatto le Pleiadi e Orione, che cambia il buio in chiarore del mattino, che comanda alle acque del mare e le spande sulla terra».

Ed egli ha posato il capo su di me: sono un cuscino fortunato!

 

1 luglio Mercoledì

 

Raccontarono ogni cosa,

e anche il fatto

degli indemoniati

 

La liberazione dei due uomini appare come effetto collaterale dell’evento principale: la perdita della mandria dei porci.

Se è vero che il demonio viene allontanato dai due posseduti, si può dire che il territorio è, invece, ancora saldamente nelle sue mani con le sue logiche perverse. I concittadini allontanano Gesù perché ha intaccato il tessuto economico: la perdita economica ha il sopravvento sul guadagno della vita liberata di due persone. Gesù se ne va ma, scrive Marco nel parallelo di questo racconto, lascia come testimone ed evangelizzatore l’uomo liberato che annuncerà il bene ricevuto.

Questa logica divisiva tipica del maligno serpeggia nel nostro mondo, il dio denaro ha la meglio sulle logiche di liberazione dell’uomo. Qualcuno, però, si fa annunciatore delle grandi opere di Dio.

 

2 luglio Giovedì

 

Il Signore mi prese,

mi chiamò mentre seguivo il gregge.

Il Signore mi disse:

«Va’, profetizza…»

 

Non vogliono sentire l’annuncio di Amos perché disturbante; il profeta potrebbe abbassare le sue pretese per ritrovare un po’ di quella pace di quando seguiva il gregge che è ormai perduta. Invece riprende forza dalla certezza di essere stato inviato.

Questo movimento è sottolineato da tre verbi che sono un crescendo: il Signore mi prese, è stato afferrato. Il Signore mi chiamò, lo ha riconosciuto nella sua unica e irripetibile identità. Il Signore mi disse, ha costruito una relazione di dialogo. Solo dopo gli ha affidato una missione: va’ e profetizza.

Amos afferma la realtà del suo essere inviato ed infatti prosegue: Ora ascolta la parola del Signore… La parola, l’annuncio, l’avvertimento è del e dal Signore!

 

3 luglio Venerdì

 

Metti qui il tuo dito

e guarda le mie mani,

tendi la tua mano

e mettila nel mio fianco

 

Non teme il contatto fisico il Signore, non lo ha mai temuto!

Ha toccato il lebbroso, il sordomuto, la fanciulla morta, la bara del figlio della vedova di Nain… Si è lasciato toccare e baciare i piedi da una donna e baciare dall’amico che tradiva… Colui che ha preso il nostro corpo mortale non può far capire a Tommaso quanto è successo se non usando il proprio corpo. Le sue membra piagate diventano sacramento e trasparenza di quanto è avvenuto; offrirle al contatto umano è il modo più diretto per svelare e rivelare. Tommaso non toccherà né le mani né il fianco: Giovanni non ce lo dice e possiamo davvero credere che a Tommaso non fosse poi così necessario.

Metti il dito, metti la mano: sono qui per te… e Gesù ha detto tutto. Mio Signore e mio Dio… e Tommaso ha detto tutto.

 

4 luglio Sabato

 

Nessuno mette

un pezzo di stoffa grezza

su un vestito vecchio…

Né si versa vino nuovo

in otri vecchi

 

Chi può accogliere la novità del vangelo senza il timore di qualche strappo alla propria vita? Come può la spumeggiante gioia della grazia essere accolta da una vita rigida fatta di leggi, leggine, prescrizioni e abitudini che non vogliamo abbandonare?

Mi piace pensare che la novità versata nella nostra vita sia in grado di rinnovare tutto il nostro vestito e il nostro otre. Fuor di metafora: è la novità del vangelo che sa rinnovare le abitudini ed il cuore; non è con la nostra volontà che possiamo cambiare il vestito e gli otri, ma solo accogliendo la grazia ci ritroveremo lentamente e sorprendentemente nuovi.

Allora, forse, Gesù ci vuol dire che non basta ascoltare la sua novità di amore, ma bisogna essere disponibili a lasciare che questa ci contagi e rinnovi.

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