Commenti ai vangeli della II settimana di Pasqua

Pubblicato giorno 11 Aprile 2026 - Senza categoria

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Domenica 12 aprile

 

Pace

a

voi!

 

Con queste parole che sono un dono di pace Gesù, prendendo l’iniziativa, irrompe nel gruppo dei discepoli spaventati e disorientati mostrando loro le mani e il fianco.

La sua presenza li riempie di gioia e la pace che scende con il suo saluto li introduce nella novità della Pasqua, costituendoli testimoni e continuatori della sua missione. La stessa parola risuona otto giorni dopo rivolta a Tommaso, assente la prima volta e incredulo circa le parole degli altri discepoli. A questo discepolo che ha chiesto di vedere un segno per riconoscere il Signore e il maestro, Gesù mostra le ferite del suo amore fino alla fine.

Anche noi, tante volte increduli e spaventati, siamo raggiunti da queste parole che aprono il cuore al grande dono della Pasqua.

 

Lunedì 13 aprile

 

Andò

da Gesù

di notte

 

Nicodemo, uno dei capi dei Giudei, va da Gesù di notte per interrogarlo e trovare risposte alle domande che si muovono nel suo cuore.

La notte è il segno della sua ricerca circa l’identità di Gesù, non ancora compresa, e anche della sua disponibilità a lasciarsi interrogare. Gesù gli parla di una vita nuova, di una rinascita, che è opera dello Spirito, per poter entrare nel regno di Dio. È questo Spirito che può suscitare nel cuore il desiderio della sequela di Gesù e la forza per una testimonianza franca e coraggiosa della sua parola.

Anche per noi lo Spirito è quel soffio di vita e di libertà, come un vento leggero, che soffia sulla vita di ciascuno chiamandoci a rinascere e ad essere suoi testimoni.

 

Martedì 14 aprile

 

Così è

chiunque è nato

dallo Spirito

 

Continua il colloquio di Gesù con Nicodemo sulla necessità di rinascere dall’alto, dallo Spirito, simboleggiato dal soffio del vento, di cui è impossibile sapere da dove viene e dove va.

Solo attraverso questo soffio dello Spirito siamo guidati e accompagnati ad una fede sempre più autentica, ad una vita nuova che ci trasforma interiormente per abbandonare le false immagini che abbiamo di Dio e scoprire il suo vero volto. Solo attraverso la luce sapiente dello Spirito possiamo accogliere nell’uomo Gesù innalzato sulla croce, come il serpente nel deserto innalzato da Mosè, il vero volto di un Dio che per amore dona tutto sé stesso per noi e per la nostra salvezza.

Attirati da questo volto di amore, anche noi siamo chiamati nel nostro quotidiano ad esserne annunciatori e testimoni.

 

Mercoledì 15 aprile

 

Dio ha tanto amato il mondo

da dare

il Figlio

 

Dio ha dato al mondo il suo dono più grande, il Figlio amato, colui che è venuto per dare la vita eterna a chi crede in lui.

Di fronte ad ogni dono siamo sempre chiamati a scegliere se accoglierlo o respingerlo, se lasciarsi illuminare dalla sua luce o percorrere la via delle tenebre. Questa lotta tra la luce e le tenebre, tra le opere dell’amore e quelle del male, abita dentro ciascuno di noi, nel nostro cuore, nelle scelte che compiamo, nei pensieri della nostra mente. È la lotta che attraversa le vicende di questo mondo, le vicende degli uomini che ancora oggi vivono questo travaglio tra il male e il bene.

Solo contemplando l’infinito amore del Padre che ha donato il suo unico Figlio troveremo la forza e la strada per scegliere e compiere le opere del bene e della vita vera.

 

Giovedì 16 aprile

 

Senza misura

egli dà

lo Spirito

 

Due espressioni che riguardano il venire dall’alto di Gesù e la sua testimonianza caratterizzano il brano del vangelo odierno, richiamando quale sia la sua identità e la sua missione.

Gesù è il Figlio venuto dall’alto, dal Padre, per rendere testimonianza, attraverso l’annuncio della sua parola, di quell’infinito amore che unisce il Padre e il Figlio, un amore da donare a tutti gli uomini per la loro salvezza.

La nostra fede è chiamata in ogni momento e situazione a riconoscere, accogliere e credere nella parola del Figlio e a lasciarsi guidare e ammaestrare dallo Spirito che ci rende testimoni coraggiosi del Risorto, capaci di donare la vita e di accogliere tutti come fratelli e sorelle.

 

Venerdì 17 aprile

 

…ma che cos’è

questo

per tanta gente?

 

Grande folla segue Gesù: come nutrirla?

Non tanto per colmare la fame quanto per porre il segno di ciò che egli è venuto a compiere: dare se stesso, perché nessuno muoia. La domanda di Gesù: Dove potremo comprare il pane? ci indirizza verso un dove, un luogo a cui attingere il necessario per vivere. C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci.

Qui, nella realtà dell’impotenza umana, nel poco che si ha e che si è, nell’impossibile che ci immobilizza, qui Gesù è presente e il nostro poco gli basta affinché il dono del suo amore si moltiplichi e nutra la vita di molti.

Nell’immenso bisogno del nostro mondo non c’è nulla che possa bastare per saziare la fame di pace, di senso, di certezza, di stabilità; eppure anche un piccolo gesto di condivisione può salvare una vita.

 

Sabato 18 aprile

 

Sono io,

non abbiate paura!

 

Era ormai buio: quante volte nella vita ci troviamo al buio, senza comprendere dove si è e dove si va, e la stanchezza e la paura hanno il sopravvento e pare di essere su un mare agitato.

Così sono i discepoli che cercano di raggiungere, sulla barca, l’altra riva del mare, nel buio e con un forte vento contrario. Anch’essi hanno paura, ma più che del vento, di Gesù che vedono avvicinarsi a loro camminando sulle acque: Chi sarà mai quest’uomo così al di là dell’umano? È l’uomo, Figlio di Dio che vede la nostra fatica e la nostra debolezza, che sa camminare sulla superficie dell’umana paura, dello smarrimento e dell’agitazione, che ci raggiunge lì dove siamo per portarci oltre, su quella riva sicura che è lui, nostra Pace.

Ci chiede di accoglierlo sulla nostra barca.

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