Commenti ai vangeli della III settimana di Pasqua – Patrono d’Italia 2026

Pubblicato giorno 17 Aprile 2026 - ARTICOLI DEL BLOG, Il Vangelo di oggi

Condividi su:   Facebook Twitter Google

 

 

Domenica 19 aprile

 

Non ardeva forse in noi

il nostro cuore?

 

Dopo la morte di Gesù due discepoli se ne tornano a casa con amarezza e delusione. Gesù li affianca nel cammino, ma essi non lo riconoscono. Allora ripercorre con i due viandanti la parola che molte volte essi avevano ascoltato dalla sua bocca e riaccende in loro quella brace che giaceva soffocata sotto la cenere del loro cuore.

La parola di Dio ascoltata anche nei momenti difficili, può tirarci fuori dal buio e dal gelo delle nostre delusioni, delle ostinazioni, della durezza di cuore e lo fa con forza e dolcezza, aprendo i nostri occhi a riconoscere i segni della risurrezione.

Come i due di Emmaus chiediamo: Resta con noi! … Gesù entrò per rimanere con loro. È un invito a cena, nella casa del cuore, lì dove il pane spezzato, il fuoco della parola e l’ardore dello Spirito ci rilanciano nella vita.

 

Lunedì 20 aprile

 

Datevi da fare

non per il cibo

che non dura

 

Il giorno dopo aver mangiato il pane prodigiosamente moltiplicato da Gesù, la folla va in cerca del maestro.

Gesù, però si fa trovare non per soddisfare un bisogno biologico, ma per indicare il senso di un segno che ci porta oltre. Non vi è nulla di più lecito del diritto di avere ciò che sostenta la nostra esistenza, ma il fatto di avere tutto, di godere di una condizione che ci soddisfa e non ci fa mancare nulla, porta verso il rischio di perdere il senso vero dell’incontro con Gesù. Gesù ci mostra la via che soddisfa ogni ricerca: la sua vita data a noi come vero nutrimento.

Abbiamo fame di vita: cerchiamo Gesù nella sua parola, nel suo corpo, nell’incontro con gli altri, dividendo questo cibo del suo amore che rimane per la vita eterna.

 

Martedì 21 aprile

 

Quale segno tu compi

perché vediamo

e ti crediamo?

Quale opera fai?

 

Quante volte vorremmo vedere per credere, avere un segno che ci dimostri la presenza di Dio e la sua potenza nella vita personale come nelle vicende della storia.

Ciò che possiamo vedere è il segno, che Gesù ci ha offerto, di un pane spezzato e dato gratuitamente e che ci riporta al suo donarsi sulla croce e al suo essere vivo, risorto al nostro fianco. Il segno ci apre alla fede, e la fede ci apre gli occhi. Gesù è il vero pane della vita, a lui occorre andare, in lui credere se vogliamo vedere.

Spalanchiamo il cuore, le mani, la mente alle opere dell’amore, perché solo nell’amarci l’un l’altro il segno diventa ciò che esso significa, la fede diventa visione e anche noi possiamo essere nutrimento per gli altri. Dacci sempre questo pane, Signore, e fa’ che sempre abbiamo fame e sete di te.

 

Mercoledì 22 aprile

 

Io sono

il pane della vita;

chi viene a me

non avrà fame

e chi crede in me

non avrà sete, mai!

 

Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me. In un altro passo del vangelo è detto: Tutto è stato dato a me dal Padre mio.

È parola di grande consolazione: tutti siamo in Gesù, ci siamo per un dono del Padre pur nella libertà di aderire e di rimanere in lui, nella libertà di venire a Gesù, di vederlo e di credere in lui. Il Padre vuole che tutti torniamo a lui; Gesù si è fatto via anche per coloro che non credono, non lo vedono, non lo cercano, perché Gesù risorto e vivo è una strada sempre aperta, una mensa sempre pronta.

Chi va a lui non avrà più fame, non avrà più sete, potrà gustare fin d’ora la vita eterna, perché questa è la volontà del Padre: che non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno.

 

Giovedì 23 aprile

 

Se uno mangia

di questo pane

vivrà in eterno

 

La nostra vita, in tutti i suoi aspetti, ha bisogno di nutrimento; ha bisogno di mettersi in relazione con ciò che la circonda per cercare, chiedere, trovare il cibo che di volta in volta le permette di crescere e di sussistere.

Se la madre terra, come canta san Francesco nel Cantico delle creature, ci nutre con i suoi molteplici frutti, Gesù offre sé stesso come pane che può sostenere la vita di ciascuno di noi nella sua interezza e complessità. Si tratta di vivere in modo nuovo la nostra storia aprendola alla sua Parola, al suo esempio, in modo profondo, come pane che nutre, come carne della nostra carne.

Il suo dono per la vita del mondo diventa una via da percorrere ogni giorno con fiducia perché ci risana nelle ferite e ci porta al Padre come fratelli e sorelle.

 

Venerdì 24 aprile

 

Chi mangia la mia carne

e beve il mio sangue

ha la vita eterna

 

La folla non accetta che Gesù sia il pane disceso dal cielo, che dona la vita eterna; non riconosce la sua origine divina, perché egli è un uomo come tutti.

Ma la straordinaria bellezza della rivelazione cristiana risiede nel fatto che la vita ci viene proprio dall’umanità di Gesù, dalla sua carne offerta per amore. Essa è il dono totale di sé che Dio fa all’uomo, il segno della sua passione infinita per noi. Mangiare la carne, bere il sangue sono espressioni crude, ma molto efficaci: mangiare è assumere e assimilare il cibo, ed è un atto di comunione tra chi dà la vita e chi la riceve. L’uomo diventa ciò che mangia, o meglio, ciò che ama.

Credere in Gesù, aderire al Figlio di Dio e amarlo, ci fa diventare figli di Dio.

 

Sabato 25 aprile

 

Essi partirono

e predicarono

dappertutto

 

Chi ha incontrato il risorto diviene lui stesso parola che lo testimonia.

Tutto il creato e ogni creatura devono poter udire il vangelo, che è vittoria sulle potenze del male, sul peccato e sulla morte. La libera adesione al kerygma, mediante la fede, produce segni che a loro volta proclamano la buona novella. Il vangelo è una forza vivificante che penetra tutta la realtà: demoni, serpenti, veleno e malattia. Ma al termine di tutto resta ancora la Parola, i segni l’accompagnano soltanto. Perché la vita nuova aperta dalla fede in Gesù, riconosciuto come Cristo e Signore, si irradi e si comunichi da persona a persona, senza limiti di spazio né di tempo.

L’eterno è entrato nella storia, una volta per tutte, e ormai nulla gli può impedire di sostenerla e condurla al suo compimento.

Condividi su:   Facebook Twitter Google