15 Marzo Domenica
Credo
Signore!
Oggi ci viene presentato un cammino di fede: dalla cecità al vedere, dal non conoscere Gesù al credere in lui, nella figura dell’uomo cieco dalla nascita che grazie a Gesù acquista la vista.
Questa gli permette di guardare la vita con gli occhi della fede, fino ad arrivare alla professione di fede in Gesù e a testimoniarlo come figlio di Dio. Dall’altra parte ci vengono invece presentati coloro che pur pensando di vedere, in realtà non riconoscono in Gesù il figlio di Dio. In loro, infatti, c’è la presunzione di vedere meglio degli altri, ma in realtà non hanno la luce della fede nella loro vita.
Chiediamo al Signore di aprirci gli occhi, di guarire le nostre cecità, perché possiamo riconoscere nella realtà della vita la presenza del Signore Gesù, che è la nostra luce.
16 Marzo Lunedì
Credette
e si mise
in cammino
In alcuni momenti si può pensare che aver fede significhi potersi fondare su qualcosa di visibile, di concreto, su segni tangibili. Forse siamo anche noi alla ricerca di segni chiari per poter fare il nostro atto di fede.
In realtà, il vangelo ci insegna che la vera fede si basa semplicemente sul credere alla persona di Gesù Cristo, alla sua parola; solo dopo questo atto di fede germoglieranno i frutti nella nostra vita. Il funzionario del re accoglie la possibilità di fidarsi di quella parola che gli è stata donata: «Va’, tuo figlio vive». Questo può bastare. Prova a fidarsi di una parola, e vedrà la guarigione per suo figlio.
Anche oggi abbiamo l’occasione di fidarci di quella parola che il Signore ci dona, per iniziare a incamminarci, sicuri che la sua parola è luce e verità.
17 Marzo Martedì
Alzati,
prendi la tua barella
e cammina
L’uomo paralizzato descritto nel vangelo di oggi, è una persona che vive non solo una paralisi fisica, ma anche spirituale: vive nella rassegnazione e nella tristezza di non poter guarire, perché nessuno lo getta nella piscina al momento opportuno. Per lui quello è l’unico modo per guarire, per cui vive portando dentro di sé la convinzione di non avere nessuna speranza.
La domanda di Gesù: «Vuoi guarire?» ridesta in lui il desiderio di guarigione; fa rivivere una speranza. Il Signore Gesù gli rende possibile sperimentare una nuova strada di guarigione e di salvezza.
Gesù è questa novità di vita, di felicità; una vita nuova che ci chiede di prendere la barella delle nostre ferite, delle nostre fragilità, mettendoci alla sua sequela, perché con lui tutto è redento.
18 Marzo Mercoledì
Chi ascolta la mia parola
e crede a colui
che mi ha mandato,
ha la vita eterna
Gesù vive un’intima relazione con il Padre: il Padre è fonte e origine del suo agire, del suo pensare, del suo dire; non fa nulla da sé stesso ma sempre fa tutto in relazione al Padre.
Il brano evangelico che ascoltiamo oggi può aiutarci a riflette su quali sono i criteri del nostro agire: a chi facciamo riferimento per le nostre scelte quotidiane? C’è un punto di riferimento, una relazione che alimenta e orienta le nostre azioni? Nel vivere questa relazione con lui si gioca la vita eterna, che non è solo la vita che verrà dopo, ma già il nostro oggi, il qui ed ora, ovvero la pienezza di questa vita.
Se viviamo e custodiamo in noi una relazione con il Signore, abbiamo la possibilità di iniziare ad assaporare già oggi il centuplo, fatto di bellezza, libertà e felicità.
19 Marzo Giovedì
Giuseppe
non temere
di prendere con te
Maria,
tua sposa
Festeggiamo oggi la solennità di san Giuseppe. Ancora prima di diventare una statua in gesso nelle nostre chiese o un’immagine su un santino nei nostri portafogli, Giuseppe è un uomo, un uomo normale, innamorato della sua promessa sposa e che progettava un futuro come tanti.
La sua normalità viene stravolta da Dio, un Dio che sempre, ieri come oggi, entra nelle nostre vite normali e ci propone di renderle belle, con l’azione del suo Spirito, lo stesso che si è incarnato nel grembo di Maria.
Festeggiare la solennità di oggi significa ricordare la normalità di un uomo giusto che si è fidato di Dio e ha detto il suo sì al Signore della vita. Forse anche per me Dio ha una richiesta bella che rompe la mia normalità e mi chiede di abbracciare con fede la sua novità.
20 Marzo Venerdì
Costui sappiamo di dov’è.
Il Cristo invece,
quando verrà,
nessuno saprà
di dove sia
Gli abitanti di Gerusalemme non comprendono: il maestro di Nazaret, contrastato dalle autorità, parla liberamente. Non capiscono se sia il messia o meno.
Hanno già una loro idea: nessuno sa da dove verrà il Cristo; siccome di Gesù sanno la provenienza, allora non può essere lui. Si fermano a questo semplice ragionamento, ad un pregiudizio. Non vanno oltre, non si spingono a considerare le sue parole e i segni che compie.
Quante volte anche oggi i pregiudizi limitano l’ascolto, le relazioni, sia con Dio, che con gli altri? Quali pregiudizi anch’io nutro e non mi permettono di incontrare la verità, che è altro dalle mie idee personali? Una verità, l’amore di Dio per me e per i miei fratelli e sorelle, che continua a rivelarsi, a donarsi, e che attende solo di essere accolto.
21 Marzo Sabato
E ciascuno
Tornò
a casa sua
Il vangelo ci parla di una situazione di grande tensione, a proposito dell’identità di Gesù. Si parla di arresto, inganni, gente maledetta, legge e giudizio; quasi un processo. Tutto si chiude con il ritorno di tutti a casa.
Piuttosto che andare alla ricerca della verità, meglio fermarsi e rintanarsi nelle proprie case, nelle zone sicure di ciascuno. Eppure erano davvero davanti ad un uomo che veniva da Betlemme, dalla stirpe di Davide, come diceva la scrittura che conoscevano bene; bastava fare ancora un passo, invece che rinchiudersi in casa propria.
Chissà che non sia un invito anche per me ad uscire dalle mie povere sicurezze e mettermi in ascolto di una realtà che può essere altro rispetto alle mie percezioni. Forse il Signore sta passando proprio lì anche per me?






























