Commenti ai vangeli della V settimana del tempo ordinario – Calendario del Patrono d’Italia 2026

Pubblicato giorno 6 Febbraio 2026 - ARTICOLI DEL BLOG, Il Vangelo di oggi

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8 Febbraio Domenica

 

Brillerà fra le tenebre la tua luce,

la tua tenebra

sarà come il meriggio

 

C’è un filo rosso che unisce i testi proposti dalla liturgia odierna: la luce.

L’invito del Signore è chiaro: siate esempio luminoso, siate come lampada posta «sul candelabro» che «fa luce a tutti quelli che sono nella casa». Ecco a cosa siamo chiamati: essere per gli altri e in mezzo a loro per testimoniare la luce del vangelo tra le persone che il Signore ci dona di incontrare.

Più che le tante parole, saranno le nostre «opere buone», l’attenzione a non «puntare il dito», l’aprire il «cuore all’affamato» e all’«afflitto di cuore», a rischiarare chi ci sta intorno.

Chiediamo al Signore il suo Spirito «perché ardenti nella fede e instancabili nella carità diventiamo luce e sale della terra».

 

9 Febbraio Lunedì

 

Accorrendo da tutta quella regione,

cominciarono a portargli sulle barelle i malati,

dovunque udivano che egli si trovasse

 

Come la folla del brano odierno, anche noi andiamo alla ricerca del Signore presentandogli i nostri malati e, insieme, la supplica che sale dal nostro cuore ferito dalle fatiche della vita: sofferenze fisiche o psichiche, famiglie in affanno per legami che si logorano e per l’assenza di sicurezze economiche, giovani in cerca di un senso da dare alla propria vita…

Di fronte a questa marea umana, il Signore Gesù non rimane impassibile; ci mostra il volto del Padre e le sue viscere di misericordia, e lo fa come solo lui può fare: «Quanti lo toccavano venivano salvati». Gesù ci salva, non tanto dalla malattia del corpo o dell’anima, ma dalla disperazione, dal sentirci soli in questa valle di lacrime.

Non abbiamo timore di ricorrere a lui, per ritrovare in Dio la nostra speranza!

 

10 Febbraio Martedì

 

Così annullate la parola di Dio

con la tradizione

che avete tramandato voi

 

Leggere il brano del vangelo secondo Marco subito dopo il racconto del libro della Genesi, ci fa cogliere lo stridore tra le pratiche farisaiche e l’intenzione originaria di Dio.

Dal punto di vista dei Giudei «venuti da Gerusalemme», quindi dal cuore pulsante della religiosità del tempo e del Tempio, occorre rendere a Dio un culto fatto di norme e precetti che garantiscano di essere a posto nei confronti del Dio della legge. All’origine, invece, Dio crea l’uomo a sua immagine e somiglianza, cioè in grado di stare davanti a lui faccia a faccia e di fare altrettanto con il fratello: insomma, Dio crea l’uomo capace di amare!

Chiediamo al Signore il dono di un cuore che batta in sintonia con la legge dell’amore, libero da una religiosità che rende schiavi e non figli.

 

11 Febbraio Mercoledì

 

Non c’è nulla fuori dell’uomo

che entrando in lui

possa renderlo impuro

 

La prospettiva che Gesù oggi ci propone è liberante: nulla di ciò che viene dal di fuori ci rende impuri.

Se proviamo ad ampliare l’orizzonte passando dal cibo alla mentalità corrente, intuiamo che non è il mondo ad essere impuro e non è la società a renderci malati, ma è piuttosto il nostro modo di stare dentro ai contesti che viviamo a fare da discriminate. Quale uso facciamo delle relazioni, del denaro, dei social, del creato? Viviamo tutto nella logica dello sfruttamento o piuttosto in quella del dono, della condivisione, del bene comune?

Qui entra in gioco il nostro cuore, inteso non come l’insieme dei nostri sentimenti, ma come la capacità di discernere e scegliere; proprio qui possiamo decidere di vivere da puri di cuore, capaci di vedere Dio nelle pieghe della storia.

 

12 Febbraio Giovedì

 

Signore,

anche i cagnolini sotto la tavola

mangiano le briciole dei figli

 

È una donna coraggiosa e senza timore quella che ci viene presentata nel vangelo di oggi, guidata da un cuore di madre che soffre nel vedere la propria figlia posseduta da uno spirito impuro, schiacciata dal male.

Anche di fronte alla risposta tranciante di Gesù non si ferma, anzi con le sue parole lo spiazza: sorprende il Signore a tal punto che egli non può far altro che esaudirla. La donna straniera, una siro-fenicia, infatti, non rivendica la figliolanza e si mette tra i cagnolini, ma ricorda al Signore, riconosciuto come il messia atteso dalle genti, che tutti partecipano allo stesso banchetto.

Certamente il coraggio di questa madre merita di essere sottolineato: le sue parole hanno aiutato lo stesso Gesù a comprendere più in profondità la sua missione.

 

13 Febbraio Venerdì

 

Si aprirono gli occhi di tutti e due

e conobbero di essere nudi…

Si aprirono gli orecchi,

si sciolse il nodo della sua lingua

e parlava correttamente

 

I due brani della liturgia di oggi appaiono quasi contrapposti.

Nel racconto della Genesi gli occhi di Adamo ed Eva si aprono non alla conoscenza del bene e del male, ma alla constatazione della propria fragilità, del proprio essere creature e dunque non certo uguali a Dio. Un’apertura che diviene chiusura, perché fa nascere la paura all’udire «il rumore dei passi del Signore Dio».

Il vangelo narra invece il passaggio opposto: la chiusura comunicativa del sordomuto che porta all’impossibilità di «parlare correttamente», viene superata indicando la strada per recuperare la sua dignità di uomo. Anche i gesti che Gesù compie su quest’uomo non sono casuali, ma richiamano i gesti con cui Dio crea.

Solo se ricreati in Cristo, possiamo vivere pienamente da umani: a noi la scelta.

 

14 Febbraio Sabato

 

Andate:

ecco, vi mando come agnelli

in mezzo a lupi

 

Quante volte abbiamo sentito parlare di «Chiesa in uscita»: ecco da dove viene l’esigenza di uscire!

Il Signore ci chiede di seguire il suo esempio; ci chiede di essere annunciatori della buona notizia, di essere suoi testimoni. La parola di Dio che oggi ascoltiamo ci parla di annuncio, lo stesso per cui si spesero i santi Cirillo e Metodio che oggi festeggiamo. Due fratelli che si hanno donato la loro vita per portare questa buona notizia, che hanno messo a frutto i talenti che il Signore aveva loro affidato sino ad inventare una lingua e dei caratteri nuovi per portare l’annuncio evangelico.

Questo stesso invito il Signore lo rivolge a tutti noi: ognuno secondo le proprie possibilità, i propri carismi, è chiamato ad annunciare e testimoniare la salvezza, sapendo che non sempre saremo accolti.

 

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