Commenti ai vangeli della VI settimana di Pasqua – calendario del patrono d’Italia 2026

Pubblicato giorno 8 Maggio 2026 - ARTICOLI DEL BLOG, Il Vangelo di oggi

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Domenica 10 maggio

 

Chi ama me

sarà amato

dal Padre mio

e anch’io lo amerò

 

Amare Gesù e accogliere la sua parola è il cuore della vita cristiana, risposta che nasce spontanea in chi sperimenta il suo amore preveniente e gratuito.

Ogni discepolo è in grado di amare il maestro solo perché ha visto e gustato come lui sa amare con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Con l’offerta della sua vita egli non ci lascia soli, ma dà inizio alla sua nuova presenza tra noi, alleanza nuova che i profeti hanno promesso: un rapporto con Dio fondato sul suo amore di Padre, che il Figlio è venuto a comunicarci. Dio non è più lontano: se lo amiamo lo portiamo nel cuore ed egli abita in noi.

È questo il frutto più grande dell’amore di Gesù: la comunione con lui, il Figlio, ci fa entrare in relazione con il Padre e ci fa partecipare al loro amore reciproco.

 

Lunedì 11 maggio (attenzione: Gv 15,26 – 16,4a)

 

Quando verrà il Paraclito,

egli darà testimonianza

di me

 

Lo Spirito è il dono che Gesù ci promette nella sua glorificazione, quando effonderà sui fratelli il suo amore reciproco con il Padre.

È Spirito della verità, che testimonierà ai discepoli chi è Gesù e farà conoscere loro il Figlio e il Padre. Ancora, li renderà capaci di testimoniarlo al mondo quando l’ignoranza e l’odio sembreranno prevalere. Queste parole di Gesù vogliono far superare ai discepoli, e quindi anche a noi, lo scandalo e lo smarrimento per la sofferenza del giusto. Presto o tardi, infatti, viene per il discepolo un’ora che lo associa all’ora del suo maestro.

La vicenda di Gesù ci insegna che la storia non è il trionfo del male, ma la vittoria del giusto, che vince il male amando gratuitamente.

 

Martedì 12 maggio

 

È bene

per voi

che io

me ne vada

 

Ai discepoli che si sentono orfani, tristi per la sua partenza, Gesù ripete il tema centrale dell’ultima cena: il suo andarsene non è un fallimento, ma il compimento della sua opera.

Egli ritorna al Padre dal quale è venuto e dona il suo Spirito, pienezza dell’amore del Padre: la sua assenza è per noi la condizione necessaria per nascere dall’alto e crescere. I discepoli dovranno affrontare le stesse difficoltà del loro maestro, ma il Consolatore vincerà ogni loro solitudine e farà loro comprendere il suo andarsene come vittoria sul male.

Egli farà comprendere al mondo il peccato di cui è vittima, non credere all’amore non accettando il Figlio, e il giudizio misericordioso di Dio, che condanna il peccato e salva il peccatore.

 

Mercoledì13 maggio

 

Quando verrà lui,

lo Spirito della verità,

vi guiderà a tutta la verità

 

Gesù ci ha detto tutto su Dio, ma lo Spirito attualizzerà nella storia ciò che egli ha detto allora.

L’amore aumenta la conoscenza e sorpassa ogni conoscenza: c’è sempre un di più da capire per chi ama. Il Consolatore, maestro interiore, prolungherà nei discepoli l’eco della parola, illuminerà la carne del Figlio perché possa essere vista e compresa, renderà sempre più trasparente la verità, farà risuonare nel cuore dei discepoli ciò che ha ascoltato nel cuore di Dio e farà loro leggere ciò che avviene alla luce di colui che viene.

Il Figlio è uno con il Padre, tutto ciò che il Padre possiede è suo; lo Spirito trasmette tutto questo a noi, introducendoci nel mistero della Trinità, amore che si effonde su ogni creatura.

 

Giovedì 14 maggio

 

Nessuno ha

un amore più grande:

dare la vita

per i propri amici

 

Siamo al vertice della rivelazione: nell’amore di Gesù possiamo vedere l’amore infinito di Dio per noi, perché l’essere del Padre è il reciproco scambio di amore con il Figlio.

Siamo resi partecipi di questo amore reciproco, siamo chiamati a dimorarvi: questa è la vera casa, dove possiamo trovare la nostra libertà di figli e di fratelli. E dimorare nel suo amore significa in concreto amare come egli ama, osservare il suo comandamento come egli ha osservato il comando del Padre, che lo ha inviato a testimoniarci il suo volto, mettere la propria vita a disposizione di chi si ama.

Lo scopo della missione di Gesù è comunicarci la gioia, che è il colore dell’amore: chi ama ed è amato gioisce. Quella gioia che da sempre c’è in Dio, siamo chiamati ad averla tra noi.

 

Venerdì 15 maggio

 

Ora siete nel dolore;

ma il vostro cuore si rallegrerà

e nessuno potrà togliervi

la vostra gioia

 

Gesù sta parlando a discepoli spaventati, che sperimentano l’ostilità.

Li esorta a non ripiegarsi nella tristezza e, con l’immagine del parto, annuncia loro che la sofferenza e il dolore non sono esperienze sterili, ma finalizzate a una misteriosa felicità, come succede a una madre che sta partorendo tra le doglie.

Quando ci capitano avvenimenti non previsti né desiderabili, rischiamo di richiamare alla memoria solo i sentimenti di paura e angoscia e così sprofondiamo in fretta nel buio e nella solitudine. Qui si inserisce la voce di Dio, capace con il suo grande amore di ricordarsi sempre di tutto il percorso della nostra storia.

Le sofferenze non cercate ma accolte, infatti, nelle mani di Dio diventano passaggi nei quali qualcosa di nuovo può venire alla luce.

 

Sabato 16 maggio

 

Chiedete e otterrete,

perché la vostra gioia

sia piena

 

Oggi, nel vangelo, ci viene rivelato il segreto di ogni preghiera: la preghiera è tale se è relazione nel Figlio; chiedere nel suo nome significa assumere davanti a Dio la stessa confidenza di Gesù, il Figlio, nei confronti del Padre. Dio non rifiuta nulla di buono al Figlio perché lo ama e Gesù ha reso ognuno di noi come lui: figli unici, figli amati.

Non solo; oggi ci viene dichiarato lo scopo di ogni preghiera: la gioia nella sua pienezza. Molto spesso invece le nostre preghiere sembrano suppliche accorate nella speranza di essere esaudite come se Dio, il Padre, non conoscesse il nostro cuore con quanto lo abita.

Non dobbiamo mai pensare che Dio vada convinto riguardo al nostro bene, al contrario siamo noi che, figli nel Figlio, dobbiamo convincerci che anche nell’apparente suo silenzio, da sempre siamo suoi.

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