Domenica 9 agosto
Congedata la folla,
salì sul monte,
in disparte
a pregare
Ti sei preso uno spazio di silenzio per rimanere in quella solitudine abitata, necessaria per continuare la tua missione. Ti immergi nel silenzio colmo di quella presenza a te cara, che è il Padre tuo. Ti fai ascolto di una parola che ispira la tua obbedienza al Padre e il tuo donarti per il regno.
Il tuo stare è per noi modello ed esempio, quando il protagonismo della missione ci fa sentire gli unici salvatori, gli unici missionari. Ci insegni che la sorgente del nostro affannarci e spenderci sta lì, nel coraggio di mettersi in disparte a pregare.
Salire sul monte per stare nella relazione con te, nella contemplazione e nella preghiera, nel ringraziamento per essere stati amati e scelti come tuoi collaboratori.
Lunedì 10 agosto
Chi ama la propria vita,
la perde,
chi odia la propria vita
in questo mondo,
la conserva per la vita eterna
Sembra che l’impegno di tutti sia di rimanere vivi, di conservare a lungo la vita. Si esorcizzano l’anzianità e la morte, ci si riveste di maschere pur di non far vedere i lineamenti che raccontano l’avanzare del tempo, si rischia di rimanere eterni adolescenti.
Non ci accorgiamo che solo accogliendolo, imparando a perdere, iniziamo a essere vivi. Sembra un paradosso, ma la natura stessa ce lo indica: il seme deve morire per dare frutto, la vita è un continuo ri-cominciare da inizio ad inizio, senza fine, per poter arrivare al compimento.
Morire a sé per accogliere la sfida della nostra rinascita, trasformando la vulnerabilità in forza e impegno, la minaccia in coraggio, il dolore in solidarietà, la passività in attivismo, e permettere all’eterno di abitare in noi e nel tempo.
Martedì 11 agosto
Rimanete
nel mio
amore
Chiara, sorella e madre, insegnaci l’arte del rimanere, di chi non teme di sprecare tempo ed energie a sostare davanti all’amore di colui che tutto a noi si è donato.
Esortaci con dolcezza e forza, quando il passo diviene stanco e il piede ritarda l’andare, a camminare veloci dietro a Cristo povero e crocifisso, perché la corsa del vangelo raggiuga nella preghiera ogni fratello e sorella.
Accompagnaci discreta nelle gioie e nei dolori della vita quotidiana, per fare dei sentimenti di Cristo il nostro abito.
Dalla dimora del cielo, continua ad effondere la tua benedizione su questa umanità che tu hai amato, perché ravvivi la fede e continui a cercare Dio, a desiderare il bene di ogni persona e a diventare «collaboratrice di Dio e sostegno del suo corpo che è la Chiesa».
Mercoledì 12 agosto
Se il tuo fratello
commetterà una colpa
contro di te,
va e ammoniscilo
tra te e lui solo
Se tutti di fronte a una colpa o a uno sbaglio ricevuto da un fratello, avessimo il coraggio di incontrarlo, non solo lo avremmo guadagnato, ma avremmo costruito anche un mondo più fraterno.
Non abbiamo il coraggio di affrontare il fratello: a volte preferiamo raccontare agli altri, ai vicini, quanto accaduto innescando mormorazioni e giudizi gratuiti. Il vangelo ci invita a fare il primo passo, a non nasconderci, ma a relazionarci con verità e grandezza di cuore. In gioco c’è la vita del fratello, la sua crescita nel bene, ma anche la nostra vita e la nostra trasparenza evangelica.
Occorre grande umiltà per fare il primo passo, l’umiltà che nasce dall’amore di chi non ha nulla da perdere, di chi con franchezza accetta la sfida di colmare le distanze e di farsi prossimo. Ne saremo capaci, oggi?
Giovedì 13 agosto
Se il mio fratello
commette colpe contro di me,
quante volte dovrò perdonagli?
Fino a sette volte?
Caro Pietro, con la tua domanda tu ci rappresenti tutti. A noi sembra che perdonare sia già un grande atto di virtù, ma non avere limiti nel perdono esula dalla nostra possibilità di comprendere. E la giustizia dove la mettiamo?
Gesù è molto esigente perché non pone dei limiti: il suo amore misericordioso è dato in abbondanza e gratuitamente. Tu, Pietro ci apri la strada: quella notte dopo il rinnegamento, hai incontrato i suoi occhi e hai pianto, hai riconosciuto la tua miseria e incontrato la sua misericordia.
Insegna anche a noi a piangere per i nostri peccati e le nostre rigidità, a dilatare il cuore all’eccedenza di un amore che non ha limiti e che trova, nello scandalo del perdono, la pienezza della vita in Dio e la restaurazione della sua immagine in noi.
Venerdì 14 agosto
Passai
vicino a te
e ti vidi
Il profeta, nella prova dell’esilio del popolo d’Israele, ricorda l’amore gratuito di Dio per il suo popolo, che egli ama come un padre e come uno sposo: il suo amore fedele non verrà mai meno.
Il Signore passa anche oggi accanto a noi e vede la nostra vita. Il suo è uno sguardo che penetra nelle profondità del cuore, là dove nascono i sentimenti e pensieri; nulla a lui è nascosto. Ci guarda con quella tenerezza e misericordia che rinnovano l’esistenza: ciascuno è unico, amato e guardato personalmente, come se non ci fosse nessun altro. Ciascuno è scelto e benedetto.
Accettare di essere visti e amati così è un cammino di tutta la vita, una battaglia da vincere contro la tentazione di credere che Dio non si interessa di noi, che anzi ci ha abbandonati.
Sabato 15 agosto
Si aprì il tempio di Dio
che è nel cielo…
Beata colei che ha creduto
nell’adempimento di ciò che il Signore
le ha detto
Cielo e terra: elementi distinti, eppure in armonia, da quando una donna non ritenne impossibile il possibile di Dio.
Vita divina in un frammento di vita umana; un Dio che fa dell’umano il suo tempio, il suo palazzo, la sua casa… Lo sanno bene le donne: aprirsi alla vita è partecipare di una vita altra, significa crescere in umanità, vedendo germogliare con stupore un’alterità che non si possiede, ma che trasforma, fino a trasfigurare in un’arcana bellezza, il corpo gestante.
Ed è beatitudine vivere già sulla terra come in cielo, farsi grembo che accoglie la parola e la genera al mondo, come Maria, in attesa di quel compimento ultimo e definitivo della nostra primordiale e mai sopita vocazione: essere come Dio.






























