Domenica 16 agosto
Ed ecco una donna cananea
si mise a gridare:
«Pietà di me, Signore, Figlio di Davide!
Mia figlia è molto tormentata
da un demonio»
Ancora una donna oggi sale in cattedra per la più bella lezione di preghiera audace e tenace. Non si perde in sterili risentimenti, per pretesa di riconoscimento e di compassione (cosa mai può aspettarsi una donna, per giunta pagana e straniera!), ma diventa maestra anche per il maestro di una chiamata universale e non limitata agli angusti confini del popolo d’Israele.
Esperta di diplomazia internazionale, sfrutta a suo favore stereotipi e pregiudizi ancestrali rimanendo ancorata all’unica cosa necessaria: la liberazione dal male e la salvezza.
Forse proprio da questo incontro nasce la capacità di Gesù, che stupisce i suoi, di entrare in relazione con la Samaritana e con tutti coloro che erano ritenuti lontani da Dio e dalle sue promesse.
Lunedì 17 agosto
«Maestro,
che cosa devo fare di buono
per avere la vita eterna?
La richiesta sembra legittima; peccato che la vita eterna non sia un capitale da ottenere con pratiche di virtù e forza di volontà.
La vita in pienezza è dono e non conquista; offerta gratuita per tutti i poveri che ogni giorno mendicano il pane della misericordia e si abbandonano con fiducia tra le braccia del Padre. Si tratta, allora, di convertire la logica dell’avere, anche spirituale, nella logica del perdere, del lasciare, del donare, entrando nella dinamica della sequela sui passi del maestro.
Come lui e con lui, camminiamo sulle strade della quotidianità liberi e leggeri, certi che non ci mancherà la provvidenza del necessario. E sarà un frammento di Paradiso!
Martedì 18 agosto
È più facile
che un cammello passi
per la cruna di un ago,
che un ricco entri
nel regno di Dio
L’immagine può risultare buffa, la conclusione inquietante. Se altrove Gesù aveva parlato di porte larghe e spaziose e di porte strette oltrepassabili per mezzo di una ferrea dieta dimagrante, qui sembra volerci dire che, per chi è ricco, proprio non c’è salvezza!
Lo intuiscono bene i discepoli allarmati, portavoce delle nostre domande e ascoltatori stupiti di una nuova annunciazione: «Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1, 37); lui «rende povero e arricchisce, abbassa ed esalta» (1Sam 2, 7).
Accogliamo con fiducia la grazia del Signore che fa passare cammelli dalle crune e prepariamoci alle sorprese dello Spirito, che recupera ciò che ai nostri occhi increduli sembra perduto e apre inedite vie di speranza.
Mercoledì 19 agosto
Voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te:
non posso fare delle mie cose
quello che voglio?
Sei invidioso perché io sono buono?
Signore, sarò franco: è necessario che ti dica due parole sulla giustizia. Vedi, molti la pensano come te e arbitrariamente fanno delle loro cose quello che vogliono. In questo non sei proprio un bell’esempio di rettitudine.
Ma il fatto sconvolgente è che sei generoso con gli ultimi e questo davvero è bruciante! Lo ammetto: mi sento dalla parte del lavoratore della prima ora, che ha sfacchinato tutto il giorno sotto il sole cocente. Essere considerato come l’ultimo, beh, mi fa male! Come dici? Questione di prospettiva? Se proprio fatico a rivestire i panni dell’ultimo, posso almeno riconoscere di aver goduto della tua amicizia per l’intera lunghezza della giornata.
È vero, Signore, è stato un onore inestimabile lavorare per te!
Giovedì 20 agosto
Tutto è pronto: venite alle nozze!
Leggere il vangelo come se fosse sempre la prima volta, ci permette di lasciarci prendere dallo stupore dei paradossi, delle logiche rovesciate, delle reazioni sproporzionate.
Ci troviamo di fronte ad un invito declinato per futili motivi e non ci capacitiamo di come possa essere più esaltante andare a lavorare in un campo, piuttosto che partecipare ad una festa dove «tutto è pronto».
Abituati a guardare alla vita come un’eroica impresa in cui vince chi si fa largo a gomitate, ci appare un’illusione credere alla possibilità di godere di una festa in cui, da semplici ospiti, diventiamo a nostra volta sposi.
E se fosse davvero così?
Venerdì 21 agosto
Un dottore della Legge
lo interrogò per metterlo alla prova:
«Maestro, nella Legge,
qual è il grande comandamento?»
Come d’abitudine, Gesù deve costantemente fare i conti con interrogatori e tranelli.
Una situazione simile, che metterebbe qualsiasi persona in ansia e in affanno, sembra non scalfire minimamente il maestro che risponde con libertà e sapienza, frutto di un’interiorità e di un’autocoscienza maturate nel costante rapporto con il Padre. C’è un di più che emerge e che ci affascina: una legge che va oltre ogni legge; la possibilità di amare senza misura, con tutto il cuore, tutta l’anima e tutta la mente, senza scissione alcuna tra divino e umano.
È l’eccedenza che unifica e che accomuna i santi!
Sabato 22 agosto
Tutte le loro opere
le fanno
per essere ammirati
dalla gente
Siamo sempre fieri di avere qualche carica o titolo onorifico, un ruolo anche piccolo, una vita che emerga dalla massa per sentirci importanti, per essere riconosciuti e ammirati da amici e conoscenti.
Il rischio è quello di cercare fuori di noi il nostro valore, il riconoscimento che alimenta la vanità del nostro io che vuole sempre emergere e ci fa credere che la nostra vera identità sia ciò che appare. Siamo discepoli di un maestro che ha scelto l’ultimo posto, che non aveva dove posare il capo, che è stato crocifisso.
Cercare di seguirlo richiede un cambio di prospettiva, una vera e propria conversione delle nostre attese irrealistiche e mondane perché: «chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».






























