Commenti ai vangeli di Pentecoste e dell’8° settimana del tempo ordinario – Patrono d’Italia 2026

Pubblicato giorno 22 Maggio 2026 - ARTICOLI DEL BLOG, Il Vangelo di oggi

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Domenica 24 maggio

 

I discepoli gioirono

al vedere il Signore.

Gesù disse loro:

«Pace a voi!»

 

Timore, gioia, pace, perdono: con queste parole il vangelo ci indica una strada per vivere la solennità di Pentecoste, compimento del tempo pasquale.

Il timore e la paura, anzitutto, come condizione umana e universale, che porta sempre a chiudere e a chiudersi: è stato così anche per i primi discepoli! Ma poi la gioia, che essi sperimentarono al vedere il Signore: questo è l’agire dello Spirito, che rallegra il cuore quando le relazioni si (ri-) tessono, quando i tradimenti sono assorbiti dall’amore che osa ancora farsi presente.

Il frutto è la pace, un sentimento profondo di riconciliazione a cui possiamo anelare, ma che in realtà avvertiamo essere puro dono. Essa ci abilita e ci spinge a diventare con le nostre fragili esistenze strumenti di perdono e comunione.

25 Maggio – Lunedì – Maria Madre della Chiesa

 

Gesù… disse alla madre:

«Donna, ecco tuo figlio!».

Poi disse al discepolo:

«Ecco tua madre!»

 

Chi è quest’uomo che tengo confitto con i chiodi e che sta morendo lasciandomi sbalordita?

L’ho sentito invocare il perdono per i suoi crocifissori e, se fosse poco, scusarli anche per la loro ignoranza! Ho ascoltato il dialogo tra lui e il malfattore e la promessa di entrare insieme in paradiso. Ed ora questo comando alla donna qui di fronte, che sta in piedi intrepida, degna madre di tanto figlio: le sta affidando, nel discepolo amato, tutta una nuova generazione di figli. Ho sentito parlare di una antica Eva chiamata madre di tutti i viventi, intuisco che qui si sta ripetendo qualcosa del genere, ma ad un altro livello.

Come, non lo so ancora, ma dal modo con cui Gesù sta dominando gli eventi, da croce divento trono e chissà che la sua morte non sia un nuovo inizio…

 

26 Maggio – Martedì – 8a settimana T.O.

 

Come il Santo che vi ha chiamati,

diventate santi anche voi…

Poiché sta scritto:

Sarete santi,

perché io sono santo

 

Ecco un bel programma per voi che volete seguire Gesù: diventare santi!

Forse ci pensate poco, forse ritenete che la cosa riguardi un ristretto numero di eletti. Invece vi garantisco che questo discorso riguarda tutti: vi conforti sapere che anch’io ho dovuto fare il mio bel cammino, tra alti e bassi. Chiamato beato e roccia della Chiesa e subito dopo bollato come satana tentatore; desideroso di dar la vita per Gesù e di lì a poco pavido rinnegatore. Ma alla fine mi sono affidato completamente all’amore divino, non contando sulle mie sole forze ma accogliendo la grazia che cambia il cuore e infonde fiducia.

Siamo santi perché il Signore è santo, e ci fa partecipi della sua vita: nonostante le nostre debolezze e infedeltà. Lui sa tutto, sa che vogliamo volergli bene.

 

27 Maggio – Mercoledì – 8a settimana T.O.

 

Gli si avvicinarono

Giacomo e Giovanni dicendogli:

«Maestro, vogliamo

che tu faccia per noi

quello che ti chiederemo»

 

Questa è bella: mi chiamate Maestro e poi pretendete che io faccia quello che volete voi! Si invertono le parti: ne sapete più di me!

Parlo della mia passione e morte e voi due pensate ai posti di onore. Vi invito a donare e a servire, e gli altri dieci che si sentono tagliati fuori dai privilegi insorgono con invidia. Mi dà proprio l’idea di un discorso ai sordi! Dovrò avere molta pazienza con voi, più grande di tutte le vostre resistenze e le vostre incomprensioni. Grazie al cielo la mia parola è potente e porterà il suo frutto.

Tra qualche secolo sant’Agostino scriverà nelle sue Confessioni: «Eri con me, ed io non ero con te… Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato e hai finalmente guarito la mia cecità». Lo stesso accadrà ancora prima a voi.

 

28 Maggio – Giovedì – 8a settimana T.O.

 

Bartimeo, gettato via il suo mantello,

balzò in piedi e venne da Gesù.

«Che cosa vuoi

che io faccia per te?»

 

Sono qui, sul ciglio della strada, a godermi un po’ di tranquillità, per poco: so già che quando la folla che ha accompagnato Gesù tornerà indietro, qualcuno mi vedrà e mi prenderà con sé, e continuerò il mio umile, ma prezioso servizio.

Per tanto tempo sono stato sulle spalle di Bartimeo, proteggendolo dalle intemperie, e tante volte mi ha ringraziato. Lo ho fatto anche poco fa, quando mi ha fatto fare un bel volo ed è balzato verso Gesù che lo chiamava: forse aveva intuito che doveva mettersi in cammino, abbandonando il comodo rifugio che gli offrivo per essere più libero di seguire il maestro.

E se anche m’ha preso la nostalgia, perché siamo stati due amici, sono però contento che possa di nuovo vedere la luce: quella del sole su nel cielo e quella che gli brilla nel cuore.

 

29 Maggio – Venerdì – 8a settimana T.O.

 

Entrato nel tempio,

si mise a scacciare

quelli che vendevano e quelli che compravano;

rovesciò i tavoli dei cambiamonete

e le sedie dei venditori di colombe

 

Era un po’ che aspettavo una giornata come questa: tavoli e sedie buttate all’aria, venditori fatti sgomberare…

Mi sentivo ridotto ad un mercato, altro che tempio del Dio vivente! E oggi è arrivato Gesù, quel bimbo che vidi in braccio a sua madre una trentina di anni fa, e dodici anni dopo seduto in mezzo ai dottori della legge. Ora, adulto, si prende cura di me, per troppo tempo ostaggio di gente che sfrutta questo luogo santo per i propri interessi. Ne approfitto per ascoltare la sua parola, finché sarà possibile, perché sento che su di lui si addensano tenebre di morte. Anch’egli ne è consapevole, ma invita a credere che dopo ci sarà un’alba nuova.

Anch’io tra pochi anni sarò distrutto, ma non me ne rammarico: lascio il posto a lui risorto, lui che sarà il nuovo tempio, per sempre.

 

30 Maggio – Sabato – 8a settimana T.O.

 

Rispondendo a Gesù dissero:

«Non lo sappiamo».

E Gesù disse loro:

«Neanche io vi dico

con quale autorità

faccio queste cose»

 

Ce la siamo cercata… Avremmo dovuto immaginare che fare domande a Gesù, se non si è mossi da sincero desiderio di verità, fa finire in un vicolo cieco.

Eravamo risentiti per quanto succedeva nel tempio: noi che ci riteniamo custodi della legalità e unici maestri pretendevamo spiegazioni. Ma da interroganti siamo ribaltati in interrogati, posti di fronte ad un bivio le cui direzioni portano ambedue a qualcosa di spiacevole, non per la verità perché quella non viene intaccata, ma per i nostri interessi e la nostra rispettabilità. Ecco allora il patetico soppesare i pro e i contro, senza il coraggio delle nostre idee e la rinuncia finale a prendere posizione.

Scelta ipocrita: forse abbiamo perso l’occasione di far nostra l’unica parola veritiera che ci sia stata rivolta.

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