Ho fatto quello che dovevo fare! La correttezza che non è ancora amore – Omelia di p. Gaetano Piccolo SJ per la XXIII domenica anno A

Pubblicato giorno 12 settembre 2020 - ARTICOLI DEL BLOG, Omelie di p. Gaetano Piccolo SJ

Gaetano
Condividi su:   Facebook Twitter Google

«Se ti rallegri quando sei perdonato,

devi temere quando non perdoni».

Sant’Agostino, Discorso 114/A, 2

 

 

Una parola nuova

Intorno al IV-V secolo d.C., un certo Romulus si trovò a tradurre dal greco in latino una favola di Esopo, nella quale si raccontava di un tale, condannato a morte, al quale era stata condonata la pena. Come tradurre quel dono della vita che interrompeva il corso ordinario della giustizia? Si poteva parlare semplicemente di un dono? Romulus si rese conto di trovarsi davanti a un dono eccezionale, straordinario, che non poteva essere equiparato a qualunque altro dono. Per questo coniò per la prima volta la parola ‘perdono’. Fin dall’inizio, quindi, il termine ‘perdono’ nasce per indicare qualcosa che va oltre la giustizia o il rispetto delle regole. Il perdono è tale se è immeritato: avrei dovuto morire e invece mi ritrovo salvato. L’origine del termine chiarisce anche perché nel perdono sia implicito il dono di una nuova possibilità di vita: si tratta veramente di ridonare la vita. Ma questo non vale solo per chi riceve il perdono: il perdono ridà vita anche a me che lo offro, perché libera dal rancore che uccide. CONTINUA A LEGGERE

 

 

Leggersi dentro

  • Sei capace di fare memoria di tutte le volte in cui sei stato perdonato?
  • Sei disponibile a comprendere chi ha sbagliato e a dargli tempo per cambiare?