Il Magnificat di santa Chiara – Sesto giorno della Novena, 7 agosto

Pubblicato giorno 7 agosto 2018 - ARTICOLI DEL BLOG, Novene, S. Chiara d'Assisi

sChiara_sErminioPG
Condividi su:   Facebook Twitter Google

“Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili”

Umiltà è farsi piccoli nella confidenza piena, nel totale abbandono.

C’è un pericolo grave per il Monastero di San Damiano che si trova fuori delle mura di Assisi, a due chilometri dalla città. Truppe di mercenari saraceni sono ormai nelle vicinanze e alcuni di loro salgono sul muro di clausura e sono già nel chiostro.

Sora Filippa, così come altre sorelle, al Processo di canonizzazione offre la sua testimonianza: “Al tempo della guerra de Assisi, temendo molto le Sore lo advenimento de quelli Saraceni ed altri inimici de Dio e de la santa Chiesa, la predetta beata Madre le incominciò a confortare, dicendo: «Sorelle e figliole mie, non vogliate temere, però che, se Iddio sarà con noi, li inimici non ce potranno offendere. Confidateve nel Signore nostro Iesu Cristo, però che esso ce liberarà. Et io voglio essere vostra recolta che non ne faranno alcun male; e se essi verranno, ponete me innanti a loro». Unde uno dì, sopravvenendo li inimici alla destruzione della città de Assisi, certi Saraceni montarono sopra lo muro del monasterio e descesero nel chiostro; unde le preditte sore temevano grandemente. Ma la santissima Madre tutte le confortava  e desprezzava le forze nemiche, dicendo: «Non vogliate temere: però che non ce potranno nuocere». E, detto questo, recurse allo adiutorio della usata orazione” (FF 2984).

La Leggenda, riportando l’episodio, racconta: “Chiara, con impavido cuore, comanda che la conducano, malata com’è, alla porta e che la pongano di fronte ai nemici, preceduta dalla cassetta d’argento racchiusa nell’avorio, nella quale era custodito con somma devozione il Corpo del Santo dei Santi. E tutta prostrata in preghiera al Signore, nelle lacrime parlò al suo Cristo: «Ecco, o mio Signore, vuoi tu forse consegnare nelle mani di pagani le inermi tue serve, che ho allevato per il tuo amore? Proteggi, Signore, ti prego, queste tue serve, che io ora, da me sola, non posso salvare». Subito una voce, come di bimbo, risuonò alle sue orecchie dalla nuova arca di grazia: « Io vi custodirò sempre! ». Allora la vergine, sollevando il volto bagnato di lacrime, conforta le sorelle in pianto: «Vi dò garanzia, figlie, che nulla soffrirete di male; soltanto abbiate fede in Cristo!». Né vi fu ritardo: subito, abbandonando in tutta fretta quei muri che avevano scalato, i nemici furono sgominati dalla forza di colei che pregava” (FF 3201-3202).

Chiara non trema, si affida a Dio e Dio le risponde non con la forza del Cristo trionfatore e giudice, ma con la tenera voce di un bambino:

“Io vi custodirò sempre”. La sicurezza di questa voce infantile conforta e sostiene. E’ la piccolezza che rovescia i potenti e innalza gli umili. Cosa avranno sentito quegli uomini armati, pronti a tutto? Non sappiamo. Ma la fede umile e confidente nell’amore del Signore ha rimosso l’ostacolo alla pace per quelle donne povere e umanamente indifese, poiché nulla è impossibile a Dio. Da qui scaturisce la lode, la gratitudine e la gioia.

  • In questo periodo di crisi per il mondo di oggi, credo alla potenza del Vangelo?

Offrendosi totalmente a Dio, Chiara partecipa alla sua azione redentrice. Non permettere, Signore, che la nostra durezza di cuore rallenti la tua opera tra gli uomini e vinci le nostre resistenze alla tua grazia.