Il Tuo amore vale più della vita (prima parte) – La preghiera dei salmi 4

Pubblicato giorno 15 aprile 2018 - ARTICOLI DEL BLOG, La preghiera

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O Dio, tu sei il mio Dio,

dall’aurora io ti cerco,

ha sete di te l’anima mia,

desidera te la mia carne

in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,

guardando la tua potenza e la tua gloria.

Poiché il tuo amore vale più della vita,

le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:

nel tuo nome alzerò le mie mani.

Come saziato dai cibi migliori,

con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando nel mio letto di te mi ricordo

e penso a te nelle veglie notturne,

a te che sei stato il mio aiuto,

esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

A te si stringe l’anima mia:

la tua destra mi sostiene.

Ma quelli che cercano di rovinarmi

sprofondino sotto terra,

siano consegnati in mano alla spada,

divengano preda di sciacalli.

Il re troverà in Dio la sua gioia;

si glorierà chi giura per lui,

perché ai mentitori verrà chiusa la bocca.

Salmo 62 (63)

 

Nel cuore dell’estate, quando la calura più si fa sentire e cresce il bisogno di dissetarsi alla freschezza di una fonte d’acqua per trovarvi sollievo e ristoro… ecco il tempo forse più adatto per comprendere la forza di questo salmo pieno di poesia, di vita, di passione.

Preghiera straordinaria, definita “una delle più alte pagine della spiritualità biblica”, la composizione alla quale ci accostiamo è un vibrante canto d’amore tutto pervaso dal desiderio di Dio, Bene sopra ogni bene, a cui l’orante anela anima e corpo.

Le immagini poetiche, di cui tale salmo è intessuto, sono di una particolare bellezza ed espressività e meritano di essere meditate e gustate.

Il salmo si apre con l’immagine dell’aurora, a dire una sete e una ricerca del Signore che quasi precede il primo risveglio… Carne e spirito significano tutta la realtà della persona : il rapporto con Dio infatti, quando è sincero, coinvolge profondamente tutto di noi.

Ecco, poi, la terra bruciata d’oriente che aspetta la pioggia, il santuario e la sua bellezza, il canto di lode che allieta il cuore, il banchetto che sazia, il riposo e la veglia notturna, le ali materne sotto le quali i pulcini sanno di trovare rifugio e protezione, l’abbraccio sponsale…

Tutto questo per esprimere, con la forza delle parole e dei sentimenti umani, quella fame e sete di Dio che dimora inestinguibile nel cuore di ciascuno. Fame e sete della sua presenza desiderata sopra ogni cosa, invocata e cercata con ardore giorno e notte… e finalmente trovata e goduta! Sì, perché la felicità, ci testimonia il salmista, sta nell’incontro con il Signore. “Ci hai fatti per Te – dirà s. Agostino – e il nostro cuore non trova pace finché non riposa in Te”.

L’ultima parte del salmo, omessa dalla liturgia per il suo carattere violento, sembra stridere con il messaggio dei versetti precedenti, ma a una lettura più profonda emerge nel suo significato più autentico a servizio del salmo stesso. La preghiera biblica, infatti, non è mai separata dalla realtà della vita con i suoi problemi e fatiche, con i suoi rischi e pericoli… In questa consapevolezza di fragilità, è naturale che quando si ama fortemente qualcuno, si invochi anche la scomparsa del male e di coloro che lo compiono, venendo a turbare e minacciare con la loro violenza la realizzazione dell’amore stesso e della propria e altrui felicità.

La felicità di essere con Dio, l’esperienza intensa della comunione con lui, non è concepita come una fuga, un rifugiarsi ozioso o alienante, ma come una sollecitazione in più all’impegno totale, alla lotta quotidiana contro il male. Una lotta sostenuta dall’amore e dalla speranza nella vittoria finale, perché “chi ha vissuto la sete di Dio e si è dissetato, chi ha vissuto la fame di Dio e si è saziato, vince sui suoi nemici” (card. Martini).