Il Tuo amore vale più della vita (seconda parte) – La preghiera dei salmi 5

Pubblicato giorno 1 maggio 2018 - ARTICOLI DEL BLOG, La preghiera

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O Dio, tu sei il mio Dio,

dall’aurora io ti cerco,

ha sete di te l’anima mia,

desidera te la mia carne

in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,

guardando la tua potenza e la tua gloria.

Poiché il tuo amore vale più della vita,

le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:

nel tuo nome alzerò le mie mani.

Come saziato dai cibi migliori,

con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando nel mio letto di te mi ricordo

e penso a te nelle veglie notturne,

a te che sei stato il mio aiuto,

esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

A te si stringe l’anima mia:

la tua destra mi sostiene.

Ma quelli che cercano di rovinarmi

sprofondino sotto terra,

siano consegnati in mano alla spada,

divengano preda di sciacalli.

Il re troverà in Dio la sua gioia;

si glorierà chi giura per lui,

perché ai mentitori verrà chiusa la bocca.

 Salmo 62 (63)

 

Israele e il Dio dell’alleanza

 

L’antico popolo d’Israele, nella sua umile storia, ha sempre avuto la viva consapevolezza di essere stato scelto da Dio per appartenere a Lui in modo particolare. “Tu sei un popolo consacrato al Signore, tuo Dio: il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli che sono sulla terra. Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama” (Dt 7, 6-8).

Pur tra cadute e infedeltà, Israele ha vissuto con il Signore un rapporto appassionato, cantato nella Bibbia con accenti sponsali. L’Alleanza, stretta con Jahwè sul monte Sinai e costituita dai Dieci Comandamenti, aveva la stessa dignità, profondità e caratteristiche di un patto nuziale tra Dio e il suo popolo, un patto di totale appartenenza reciproca nell’amore.

L’intensità di tale legame, di cui Dio per primo aveva preso l’iniziativa, Israele la esprime con forza e audacia nella sua preghiera: Jahwè è il suo Dio, il Dio fedele a cui dare del tu, il compagno inseparabile su cui poter contare, la presenza vitale di cui sempre sentire fame e sete, la sicurezza, la difesa, la gioia e la gloria del suo popolo.

Per Israele la felicità sta nell’incontro con il Signore. Da qui il desiderio di far visita alla sua santa dimora, il tempio di Gerusalemme, luogo per eccellenza della presenza dell’Altissimo a cui ci si recava in pellegrinaggio. Il salmista, venuto al tempio bisognoso e assetato dell’amore del Signore, qui si sente ricolmo di gioia, per l’esperienza che fa della comunione con il Dio dell’Alleanza, comunione che è per lui il bene supremo della vita, che colma il cuore e lo apre alla lode.

Il re, di cui si parla al termine del salmo, è il grande re Davide, ma attraverso di lui l’attesa si protende verso il futuro Re e Salvatore divino: il Messia. Grazie alla sua venuta, tutti potranno vivere nella gioia, mentre i nemici saranno ridotti al silenzio.

 

Gesù e il suo amore al Padre

 

L’alleanza di Jahwè con il suo popolo trova il definitivo e pieno compimento nella nuova ed eterna Alleanza sigillata col sangue di Cristo sulla croce. Ecco il luogo dove possiamo comprendere che l’amore di Dio vale più della vita… Di questo amore Gesù, il Figlio, è vissuto; questo amore è venuto ad annunciare agli uomini, invitandoli a partecipare al Regno come a una festa di Nozze; per questo amore ha donato tutto Se stesso.

Con quanta intensità Gesù avrà pregato questo salmo… egli, che amava trascorrere le notti in intima preghiera con il Padre, che ardeva di zelo per il suo santuario, dove già da adolescente si era intrattenuto per occuparsi delle cose del Padre suo…! Quale amore Gesù nutriva per il Padre ce lo testimoniano ampiamente i Vangeli, in particolare il Vangelo di Giovanni nel cuore della preghiera sacerdotale: “Tu, Padre, sei in me e io in te… Padre, mi hai amato prima della creazione del mondo… Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie… noi siamo una sola cosa” (Gv 17).

 

Noi, chiamati ad amare e conoscere il Signore

 

L’intimità che Gesù vive con il Padre egli la offre ai suoi, nel desiderio ardente di introdurre tutti gli uomini nella comunione con Dio: “Prego perché tutti siano una cosa sola; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda… E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro…perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro” (Gv 17, 20 ss).

In Gesù noi conosciamo la sete che l’uomo ha di Dio, del suo amore, e la sete che Dio ha di noi e del nostro amore, il suo desiderio di farsi uno con noi nella comunione più piena. Il dono dell’Eucaristia è il luogo sacramentale dove questa comunione più efficacemente si compie, ristoro nel nostro pellegrinaggio terreno e caparra dell’unione felice con Dio e con i fratelli che vivremo in Cielo.

Le intense espressioni di questo salmo ci aiutano a riscoprire il valore e la bellezza della preghiera intima: anche noi, recitandole con fede e senza fretta, potremo sentire la sete di Dio che ci abita dentro e lasciar coinvolgere il nostro cuore nella relazione affettuosa, amicale e sponsale con il Signore, perché la nostra vita ne sia a poco a poco trasformata e tutta vivificata nel bene e nell’amore.