Liturgia e vita quotidiana: una comunione inseparabile – La preghiera liturgica 4

Pubblicato giorno 15 luglio 2018 - ARTICOLI DEL BLOG, La preghiera

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Nel percorso che stiamo facendo per conoscere più da vicino la realtà della Liturgia e il suo prezioso valore, abbiamo scoperto e compreso che essa si fonda sull’iniziativa libera e gratuita dell’amore di Dio che si dona a noi interamente chiamandoci alla comunione con Sé.

Il suo dono di grazia e di salvezza, che ci precede sempre, ci invita e ci fa capaci a nostra volta di dare la nostra risposta, una risposta libera che il Signore desidera e attende, una risposta di corrispondenza e di amore.

L’incontro con Lui, l’accoglienza vitale del suo amore nella preghiera e nella celebrazione liturgica, rende così anche la nostra vita, nella sua quotidianità, un’offerta di amore e di lode, la rende una liturgia, secondo la felice espressione di Paolo VI : “L’intera vita dei fedeli, infatti, attraverso le singole ore del giorno e della notte, è quasi una ‘liturgia’, mediante la quale essi si dedicano in servizio di amore a Dio e agli uomini, aderendo all’azione di Cristo che con la sua dimora tra noi e con l’offerta di se stesso, ha santificato la vita di tutti gli uomini” (Laudis Canticum, 8).

Vita cristiana, vita sacerdotale…

Nell’Anno Sacerdotale, voluto dal Papa qualche anno fa, siamo stati invitati a pregare per coloro che il Signore ha costituito Pastori del suo gregge con una particolare vocazione e con il sacramento dell’Ordine Sacro, siamo pure stati stimolati a riflettere su quel sacerdozio che ci accomuna tutti: il nostro sacerdozio battesimale.

Nel Battesimo, infatti, il Signore Gesù ci ha fatti così fortemente suoi, una cosa sola con Lui, da renderci partecipi di tutti i suoi doni, di tutta la sua vita, e quindi anche del suo sacerdozio che ci abilita a fare della nostra vita un dono gradito a Dio.

“O meravigliosa degnazione di bontà, più grande del nostro cuore e della nostra bocca. Cristo ci ha comprati a così caro prezzo -con il suo sangue tanto prezioso- per fare di noi non dei servi, ma un regno per il Padre suo e sacerdoti per il suo Dio. Ecco che già quaggiù comincia il regno, e noi siamo sacerdoti di Dio. Certo, non tutti quaggiù abbiamo l’Ordine sacerdotale per poter consacrare con le parole sacre il corpo e il sangue di Nostro Signore; tuttavia, dobbiamo essere tutti sacerdoti nell’offrire noi stessi a Dio” (Ruperto di Deutz).

…nella bellezza e nella sfida della quotidianità

Quando la nostra vita diventa offerta gradita a Dio? Quand’è che offriamo noi stessi a Lui?

Forse quando facciamo certe cose e non altre, quando siamo in certi luoghi e non in altri? Oppure quando ci sentiamo efficienti nel bene e possiamo presentarci a Lui con le mani piene di opere buone? In realtà non ci sono situazioni più o meno favorevoli né occupazioni più o meno nobili… Da quando il Signore Gesù ha assunto la nostra carne, tutto della nostra umanità, compresa la sua fragilità e debolezza, compresa la concretezza e ferialità della  nostra vita, è degno di Dio!

La santità non si misura nemmeno con i criteri dell’efficienza o con la somma delle opere buone…

È altro che ci chiede il Signore: il Signore guarda il cuore.

“Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,1-2).

Ecco, la Parola di Dio ci esorta ad offrire come culto spirituale ciò che di più concreto e materiale possa esistere: il nostro corpo! Corpo che sono le nostre persone, la nostra storia, noi stessi con tutto quello che siamo e abbiamo: l’intelligenza, la volontà, l’affettività, il lavoro, la fatica, i beni materiali…Tutto questo è messo sotto il segno dell’appartenenza al Signore per viverlo ancora più intensamente, come persone che appartengono al Signore sempre, senza sosta, felici di lodarlo nella semplicità e nella ferialità quotidiana che così rivela tutto il suo spessore e la sua bellezza.

Ciò che piace a Dio è dunque la vita, una vita vissuta nella fede, cioè nella fiducia in Lui, e nella carità, nell’amore ai fratelli.

Se dunque presenti la tua offerta…

L’amore fraterno è talmente importante per il Signore da venir messo sullo stesso piano del rapporto con Lui, anzi da ricevere perfino la precedenza, così che l’offerta della nostra vita sia fondata davvero nella carità e ne abbia tutto il profumo. Una carità autentica, capace di fare il primo passo, capace di riconciliazione e di perdono, di vivere cioè da fratelli e figli dello stesso Padre, in quella comunione che è il primo frutto della misericordia di Dio da cui continuamente siamo generati, salvati, visitati, amati. “Se dunque stai presentando la tua offerta all’altare e là ti ricordi che un tuo  fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono e va  a riconciliarti col tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono” (Mt 5,23-24).