Nel chiostro, sotto le piante. Torniamo all’ acqua, conclusione – di don Giulio Viviani

Pubblicato giorno 25 ottobre 2018 - ARTICOLI DEL BLOG, La preghiera, Vita consacrata e monastica

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Fondamentale nel chiostro è la presenza dell’acqua viva come è scritto in Genesi (2, 10): “Una fonte sorgeva in Eden per irrigare il giardino”; e nel Cantico dei Cantici (4, 13): “Fontana che irrora i giardini, sorgente d’acqua viva”. Ma soprattutto nel Vangelo di Giovanni (7, 37-39) troviamo il grande simbolo dell’acqua in riferimento alla grazia di Dio, allo Spirito Santo, che non solo ci offre il suo dono ma ci fa diventare a nostra volta fonte di verità e di vita per gli altri:

“Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato”.

Guardando al pozzo o alla fontana del chiostro, pensiamo quindi al dono grande, al dono dall’Alto che è lo Spirito Santo, acqua viva che ci disseta e che dà vigore e coesione, vita e forza alle nostre comunità assetate e sempre bisognose di quel conforto e di quella presenza. Non possiamo, allora, scordare l’episodio evangelico dell’incontro di Gesù con la Samaritana; esso avviene anche per noi, per la Chiesa e per il mondo, se vogliamo, quotidianamente come incontro di salvezza (Gv 4, 10-15):

“Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua»”.

Questa pagina evangelica ci ricorda che in Cristo, nuovo tempio, si porta a compimento l’antica profezia di Ezechiele (47, 1-12), una splendida pagina poetica e letteraria, che si compie nella verità e nella realtà quando sulla croce Gesù fa scaturire dal suo costato, dal suo cuore, come una fonte perenne, sangue e acqua (cfr Gv 19, 34). Essi sono simbolo dei Sacramenti che da quel tempio che è la Chiesa continuano a dare con abbondanza quell’acqua che porta salvezza e vita ovunque giunge:

“Mi condusse poi all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro. Quell’uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in mano misurò mille cubiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva alla caviglia. Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva al ginocchio. Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare l’acqua: mi giungeva ai fianchi. Ne misurò altri mille: era un torrente che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute; erano acque navigabili, un torrente che non si poteva passare a guado. Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo?». Poi mi fece ritornare sulla sponda del torrente; voltandomi, vidi che sulla sponda del torrente vi era una grandissima quantità di alberi da una parte e dall’altra. Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell’Araba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Sulle sue rive vi saranno pescatori: da Engàddi a En-Eglàim vi sarà una distesa di reti. I pesci, secondo le loro specie, saranno abbondanti come i pesci del Mare Grande. Però le sue paludi e le sue lagune non saranno risanate: saranno abbandonate al sale. Lungo il torrente, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina»”.

Una realtà che si compie per noi nel Cielo come testimonia Giovanni, il Veggente della domenica in esilio a Patmos, quando, incoraggiandoci con la prospettiva del pieno compimento escatologico della vicenda di noi alberi da frutto, scrive (Ap 22, 1-2):

“E mi mostrò poi un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni”.

          Senza quell’acqua si compie altrimenti, anche per noi oggi, la tremenda profezia di Gioele (1, 12):

“La vite è diventata secca, il fico inaridito, il melograno, la palma, il melo, tutti gli alberi dei campi sono secchi, è venuta a mancare la gioia tra i figli dell’uomo”.

            Ci è chiesto, inoltre, di non essere alberi solitari ma di stare in quel giardino che è la Chiesa con Maria sotto l’albero della vita, sotto la Croce (Gv 19, 25-27): “Iuxta crucem tecum stare, ac me tibi sociare in planctu desidero”. Ma di stare anche con Giovanni l’apostolo, il sacerdote, che ha visto e dà testimonianza (Gv 19, 35-37), nella consapevolezza che “Chi crede non è mai solo” (Papa Benedetto XVI, omelia inizio pontificato).

            E anche per noi si compia la promessa: “Al vincitore darò da mangiare dall’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio” (Ap 2, 7); quella prospettiva già annunciata anche per bocca di Osea (14, 5-10), il profeta dell’amore di Dio per noi:

“«Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente, poiché la mia ira si è allontanata da loro. Sarò come rugiada per Israele; fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell’olivo e la fragranza del Libano. Ritorneranno a sedersi alla mia ombra, faranno rivivere il grano, fioriranno come le vigne, saranno famosi come il vino del Libano. Che ho ancora in comune con gli idoli, o Èfraim? Io l’esaudisco e veglio su di lui; io sono come un cipresso sempre verde, il tuo frutto è opera mia». Chi è saggio comprenda queste cose, chi ha intelligenza le comprenda; poiché rette sono le vie del Signore, i giusti camminano in esse, mentre i malvagi v’inciampano”.

          Questa è la via della santità che si apre anche per noi oggi se facciano spazio allo Spirito Santo; se veramente avvertiamo il bisogno di lui, della sua acqua, del suo fuoco, della sua luce. Come alberi semplici e poveri, a volte dimenticati, ma che nel loro angolo continuano ad essere aperti alla luce di Dio, bisognosi della sua acqua, ma anche sempre disponibili ad offrire agli altri ombra e riparo, fiori e frutti per la loro vita  e la loro gioia.

Come scrive Papa Francesco nella sua Esortazione Apostolica sulla chiamata alla Santità nel mondo contemporaneo Gaudete et Exultate del 19 marzo 2018 (n. 15): «Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità. Lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli lui, scegli Dio sempre di nuovo. Non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo affinché sia possibile, e la santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella tua vita (cfr Gal 5, 22-23). Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza, alza gli occhi al Crocifisso e digli: “Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore”. Nella Chiesa, santa e composta da peccatori, troverai tutto ciò di cui hai bisogno per crescere verso la santità. Il Signore l’ha colmata di doni con la Parola, i Sacramenti, i santuari, la vita delle comunità, la testimonianza dei santi, e una multiforme bellezza che procede dall’amore del Signore, “come una sposa si adorna di gioielli” (Is 61, 10)».