Preghiera, respiro dell’anima – La preghiera liturgica 5

Pubblicato giorno 1 agosto 2018 - ARTICOLI DEL BLOG, La preghiera

Condividi su:   Facebook Twitter Google

Nel profondo del cuore umano vive un desiderio insopprimibile: il desiderio e l’anelito all’unione con Dio. “Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio: non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce liberamente e se non si affida al suo Creatore. La ragione più alta della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio”(Gaudium et Spes 19).

Vita di amicizia

“La preghiera nient’altro è che l’unione con Dio”, dirà il santo Curato d’Ars con parole che ne rivelano il cuore e l’essenza. Dio, infatti, nel suo grande amore “parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé”(DV 2). “Come è bella questa comunione di Dio con la sua piccola creatura!”, esclamerà lo stesso santo.

Ecco, la vita cristiana è proprio questo: vita di relazione, rapporto di amicizia e di figliolanza verso il Padre che in Gesù ci ha rivelato tutto il suo amore…E la preghiera è la storia di questa amicizia, è un dialogo affettuoso e fiducioso, un colloquio amichevole, un cammino aperto verso il Signore che sappiamo che ci ama, nel desiderio di fare la sua volontà.

La preghiera è davvero qualcosa di grande e meraviglioso, perché ci unisce strettamente e amorosamente al Signore…fino a trasformarci in Lui.

 

Questione di cuore

A volte un ostacolo alla preghiera, oltre alla mancanza di tempo, sembra essere la propria incapacità. Si dice: io non so pregare, non riesco a concentrarmi… In realtà è proprio il Signore ad averci resi atti al dialogo con Sé grazie al dono dello Spirito Santo, fin dal Battesimo. Fa parte della nostra dignità di figli parlare familiarmente con Dio, intrattenerci con Lui e poterlo fare sempre, in ogni luogo e in ogni tempo, nell’intimo del cuore come pure insieme ai nostri fratelli e sorelle di fede.

La preghiera non è tanto questione di testa, ma di cuore: ‘non si tratta di molto pensare, ma di molto amare’, diceva santa Teresa d’Avila, e i nostri santi Francesco e Chiara con la loro vita semplice e appassionata del Signore ci testimoniano che ciò che conta nella preghiera è l’amore, l’amore fiducioso come quello dei piccoli che si abbandonano fra le braccia del papà, felici di essere suoi.

Liturgia e preghiera personale…

Preghiera è la vita cristiana nella sua totalità, una vita di fede, di speranza e di amore che si alimenta alle sorgenti della Grazia attraverso la parola di Dio, i sacramenti e la celebrazione della liturgia.

Fra preghiera liturgica e preghiera personale c’è un profondo legame: l’una è alimento e sostegno dell’altra, quasi senza distinzione. Per celebrare con frutto la preghiera liturgica, infatti, occorre che il cuore sia coinvolto attraverso una presenza attenta e partecipe di tutta la propria persona, in modo che la mente concordi con la voce dentro un dialogo vivo con il Signore, dal  Quale sentirsi attesi e desiderati come per un appuntamento importante.

La preghiera personale, dal canto suo, attinge inesauribile e solido nutrimento dalla Parola, dai salmi e dalle altre parti della Liturgia delle Ore, che ci rivelano il cuore amante di Dio e la sua volontà salvifica, introducendoci come figli in un rapporto sempre più familiare e profondo con Lui.

 

…nella fecondità del silenzio

 “Per accogliere nei cuori la piena risonanza della voce dello Spirito Santo, e per unire più strettamente la preghiera personale con la parola di Dio e con la voce pubblica della Chiesa” -ci ricorda il documento per la celebrazione della Liturgia delle Ore-, si abbia “cura di osservare a suo tempo anche il sacro silenzio”(PNLO 201-202).

Il silenzio è un ingrediente prezioso e indispensabile della preghiera, sia prima -come preparazione del cuore-, sia dopo -come tempo di assimilazione e gratitudine per l’incontro vissuto-, sia durante la preghiera. Le pause di silenzio -brevi o, secondo l’opportunità, più prolungate- fanno parte integrante della liturgia come quello spazio vitale che permette l’interiorizzazione della Parola e del mistero celebrato, favorendo la disponibilità all’azione soave e forte della grazia. Il silenzio nella liturgia, infatti, non è passività ma altissima partecipazione, non è un vuoto da riempire ma è viva coscienza di trovarci alla presenza di Dio che gioisce nell’intrattenersi con noi e dimora in noi.

“Se qualcuno mi domandasse dove comincia la vita liturgica, io risponderei: con l’apprendimento del silenzio”. Queste parole di Romano Guardini ci fanno consapevoli che il silenzio è un’arte  che si impara, un’arte profondamente necessaria alla preghiera, perché in noi possa agire lo Spirito del Signore. Siamo ormai nel mese di ottobre, mese dedicato alla Vergine Maria: guardiamo con fiducia a lei, prima discepola del Signore, perché insegni anche a noi a custodire la Parola e a meditarla nel silenzio del cuore.