Se il sondaggio ti delude. Cosa fare quando non ti sei spiegato – Omelia di p. Gaetano Piccolo SJ per la XXI domenica anno A

Pubblicato giorno 25 agosto 2017 - ARTICOLI DEL BLOG, Omelie di p. Gaetano Piccolo SJ

Condividi su:   Facebook Twitter Google

dal sito Rigantur mentes

Non crediate che io taccia per superbia o per arroganza; è per la consapevolezza che mi divoro il cuore, vedendo me stesso così oltraggiato.
Eschilo, Prometeo incatenato

“…quel bacio gli brucia nel cuore, ma il vecchio non muta la sua idea”, sono le parole con cui si conclude l’incontro, raccontato da Dostoevskij ne I fratelli Karamazov, tra il Grande Inquisitore e colui che egli ritiene essere il Messia tornato sulla terra. L’inquisitore, che dovrebbe essere il difensore della fede, si sente messo in crisi da questo personaggio che vive la radicalità del Vangelo. La fede del Grande Inquisitore è un catalogo immutabile di proposizioni che non ammettono incertezze.

Eppure, sperimentiamo che nella vita le cose non procedono mai in modo così lineare: cosa hanno capito gli altri di me? Cosa ho capito io di me stesso? Riesco a contenermi in una definizione?
Quando ci accorgiamo che gli altri non hanno capito nulla di noi, abbiamo due possibilità: o deludere le attese che gli altri si sono fabbricate su di noi o adattarci a vivere quello che gli altri si aspettano da noi.

Il testo del Vangelo ci presenta anche Gesù alle prese con le interpretazioni distorte o parziali sulla sua identità. Gesù non ha paura di mettersi in gioco. Avverte che qualcosa non sta funzionando nella comunicazione e accetta di chiedere cosa è passato del suo messaggio.
E noi, abbiamo lo stesso coraggio di fermarci a verificare cosa è stato percepito di noi?

Dall’indagine avviata da Gesù, viene fuori che alcuni lo considerano un moralizzatore alla maniera di Giovanni Battista, un castigatore di costumi; altri mettono in evidenza la dimensione polemica e critica del suo insegnamento, ne hanno una visione parziale, lo considerano un profeta forte come Elia e come Geremia, entrambi perseguitati per le loro prese di posizione; altri ancora non vedono in lui alcuna novità e lo considerano un profeta qualunque.

Anche quando comprendiamo chi è veramente l’altro, non vuol dire che siamo disposti ad accettarne le conseguenze: il Grande Inquisitore riconosce Cristo, ma non accetta le conseguenze del suo ritorno, e lo lascia andare, affinché tutto sia presto dimenticato.

Anche Pietro riconosce Cristo, ma non vuole accettarne le conseguenze. Cristo è colui che si consegna alla morte, non è il Dio trionfante, non è il Dio del successo e delle sicurezze. Ma Pietro non è pronto ad accogliere questo volto di Dio.

Nonostante la sua inadeguatezza, Gesù si fida ugualmente di Pietro. Gli affida la comunità, gli consegna il dono di accogliere e di escludere, legare e sciogliere. Dio infatti in tutta la Sacra Scrittura si presenta come colui che si affida alle mediazioni umane, per quanto inadeguate. C’è poco da meravigliarsi quindi se anche oggi riconosciamo l’inadeguatezza di coloro che ci guidano in alcuni tratti della nostra vita.

Dentro le vicende così misteriose della storia, siamo chiamati semplicemente a continuare il nostro cammino per giungere a una conoscenza sempre più profonda del volto di Cristo, senza illuderci di aver raggiunto una visione definitiva di lui, ma anche senza scoraggiarci per le incomprensioni e i dubbi davanti al suo modo, a volte deludente, di presentarsi nella nostra vita.

Leggersi dentro

  1. Qual è l’idea che gli altri hanno di te?
  2. Che idea ti sei fatta di Gesù?