Testimonianza degli amici dell’Associazione Romano Gelmini sulla settimana di volontariato presso il nostro monastero

Pubblicato giorno 28 settembre 2020 - ARTICOLI DEL BLOG, Eventi, Vita consacrata e monastica

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Pochi giorni fa si è conclusa la settimana di volontariato di alcuni amici dell’ Associazione Romano Gelmini presso il nostro monastero. Condividendo sulle pagine del loro sito la storia della loro Associazione, che lavora abitualmente per la Terra santa, scrivono:

Nell’estate del 2004 alcuni amici, di Rimini e dintorni, ricevono una proposta particolare da un amico, Ettore, che già da alcuni anni vive in Terra Santa: andare a Nazareth per qualche tempo all’Holy Family Hospital, struttura ospedaliera fondata nel 1882 dai frati dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, comunemente conosciuti come Fatebenefratelli, per dare una mano. L’adesione è immediata. Così, a novembre, in dieci – Gabriele Casadei, Giancarlo Facchini, Pier Paolo Gabellini, Nicola Mazzone, Pier Luigi Pari, Giancarlo Raggi, Tiziana Scarponi, Carlo Tardini, Giannino Todescato, Ido Torri – partono alla volta della città dove Cristo ha trascorso la sua infanzia, per aiutare nei lavori di manutenzione dell’ospedale: alcuni ridipingono pareti, altri sistemano i quadri elettrici, altri ancora si dedicano a lavori di carpenteria e saldatura. Ognuno mette a disposizione le proprie competenze specifiche, e chi non ne ha si occupa della sistemazione e del montaggio di materiale dell’Ospedale. Al momento del ritorno i dieci si lasciano con un desiderio: che quell’esperienza così significativa non resti un episodio isolato. ” Quello che è nato andrà a compimento! Quello che vi è accaduto non vi permette di tornare indietro. Non si può tornare indietro dopo che la vita è diventata più vera.” Questo è il giudizio che ci ha dato Don Ambrogio – visitor del Movimento di C.L. per il Medio Oriente, quando gli abbiamo sottoposto la nostra esperienza. E così è stato: nel marzo dell’anno successivo viene costituita l’Associazione “Romano Gelmini per i popoli della Terra Santa”, che dal 2008 è iscritta nelle liste provinciali delle associazioni di volontariato, come Onlus a tutti gli effetti.

Quest’anno, a causa delle restrizioni dovute alla pandemia che  ha impedito loro di recarsi in Terra Santa, hanno maturato la decisione di offrire il loro tempo alle comunità di origine delle nostre sorelle del Monastero S.te Claire di Gerusalemme… ed eccoli qui, a condividere la loro esperienza e noi, con loro, la nostra gioia per veder fiorire amicizia nel nome del Signore!

Grazie ad Alberto, Marco, Giuseppe, Daniela, Silvano, Anna, Ido, Giannino, Davide e Rita!

Borgo Valsugana 21-26 settembre 2020

 

Il monastero delle Clarisse si trova su un terreno leggermente collinare, ma non è isolato. Il suo muro di cinta, nella parte più bassa, è letteralmente legato alle prime case del paese che poi scende verso il fiume Brenta dal quale è attraversato.

E’ un po’ la rappresentazione della vita delle suore che è “dentro”, cioè clausura, ma anche “fuori” perche è preghiera che supera barriere, grate e mura facendosi vicina ai bisogni di tutti.

Noi siamo andati lì in 10 per fare…tagliare piante ed erbe, sradicare arbusti e infestanti, cucinare per tutti…..fare, fare…..ma appena suor Maddalena o la Madre suor Veronica arrivavano da noi, la motosega e il decespugliatore venivano spenti, posati rastrelli e forche, abbassata la fiamma del gas perché nessuno di noi voleva perdere quei momenti di scambio, quegli sguardi di luce, quei sorrisi. E lì, mentre loro ci mostravano sollecitudine e interesse per quello che stavamo facendo, noi attingevamo a qualcosa che ancora ci portiamo addosso e vorremmo non andasse più via.

E così, in un lampo è passata una settimana, abbiamo incontrato anche le altre sorelle che erano curiose di conoscerci, abbiamo voluto sapere qualcosa di loro e detto qualcosa di noi. Abbiamo ascoltato le loro parole quando, provocate da uno di noi sul senso dello stare “dentro” quando c’è così tanto bisogno “fuori”, hanno provato a farci capire le ragioni profonde che portano alla scelta di una vita contemplativa.

Ecco, stavolta non siamo andati in Terrasanta, non abbiamo visto, toccato o calpestato luoghi e vie su cui si sono posati i piedi e gli sguardi di Gesù, ma abbiamo sentito la sua presenza, il suo essere “qui e ora” in questo luogo di preghiera e anche nelle nostre mani operose.

E chissà, forse i Gelmini qui hanno posato un seme….infatti, davanti alla chiesa del monastero, prima della S.Messa dell’ultimo giorno, siamo stati avvicinati da una coppia del posto che ci ha ringraziati dicendo: ” Grazie di tutto, vedendo il vostro lavoro e il vostro impegno per le suore ci siamo vergognati….”

Ecco qui, questa “strana compagnia” fatta di persone che non si conoscono, che arrivano con il carico dei loro dolori e delle loro ansie mettendo a disposizione un po’ di tempo e di energia, se ne va più ricca, col cuore pieno e con il desiderio di ritornare.