22 Marzo Domenica
Gesù scoppiò in pianto.
Dissero allora i Giudei:
Guarda
come lo amava!
Un brano sull’umanità di Gesù, vero Dio e vero uomo. Dio-Uomo che tocca con mano la sofferenza della malattia e della morte di un amico, il lutto di due sorelle disperate. Gesù è turbato, dice il testo, e scoppia in pianto.
Dio, l’onnipotente, è un uomo che piange. Ogni mia lacrima è conosciuta dal Signore della vita. Ogni malattia, ogni morte, ogni mia disperazione non passa inosservata al Dio della misericordia e della compassione. Il vero miracolo di questo brano forse non è tanto che un morto risorga, ma che Dio pianga con me quando io piango, mi tenga per mano, conosca il mio dolore perché lo vive con me, lo sente suo.
Allora Signore ti chiedo la grazia di aiutarmi a sentire la tua presenza quando il mondo mi crolla addosso: se tu sei con me, nulla è impossibile.
23 Marzo Lunedì
Donna
dove sono?
Nessuno
ti ha condannata?
Proviamo ad immaginare la scena: Gesù sta insegnando ai suoi discepoli, poi la confusione, una persona è trascinata e buttata per terra, insultata ad alta voce. È chiara l’accusa: flagrante adulterio. Nessun dubbio: è colpevole, quindi deve morire!
È tutto molto semplice e molto drammatico. In questo rumore la calma di un uomo, mite e umile di cuore. L’invito a guardare anche un’altra verità: sì, c’è il peccato di quella donna, ma c’è il peccato di ciascuno di noi. Lei non è peggio di me: come io sono bisognoso di perdono e di misericordia, così anche lei.
Il Signore non diminuisce la gravità del peccato, ma lo riscatta; perdona perché ama i suoi figli, e anche quando sbagliano i figli restano degni di amore.
Aiuta anche me Signore a sentire il tuo amore che va oltre il mio peccato.
24 Marzo Martedì
Quando avrete innalzato
il Figlio dell’Uomo,
allora conoscerete
che Io sono
San Francesco d’Assisi spesso pregava domandosi: «Chi sei tu Signore?». Oggi Gesù non nasconde la sua identità: Io sono!
Nella tradizione biblica è il nome di Dio. Precisa però che capiremo questo quando innalzeremo il Figlio dell’Uomo, sul Golgota, appeso ad una croce. Vedendo Cristo, Dio fatto uomo, che muore perdonando i suoi carnefici, amando fino all’ultimo i suoi, dando la vita, solo lì capiremo che è: «Io sono». Non lo abbiamo capito nei vari segni prodigiosi, ma lo possiamo capire guardandolo in croce, mentre muore per me e per te.
CI avviamo verso il termine della Quaresima, e penso che non saranno i miracoli a salvarmi, per quanto anche questi possano servire, ma sarà soprattutto l’esperienza dell’amore gratuito di Dio che dà la sua vita per me a cambiare la mia vita.
25 Marzo Mercoledì
Ecco la serva
del Signore:
avvenga per me
secondo la tua parola
Oggi la liturgia ci riporta al sì detto da Maria, indispensabile perché l’onnipotente potesse farsi piccolo e diventare l’Emmanuele, il Dio con noi.
Eppure, prima di ricevere l’annuncio, Maria è invitata a rallegrarsi; è salutata come «piena di grazia» a prescindere da ciò che risponderà. Ciascuno di noi riceve grazia non per i propri meriti, per quello che fa, ma anzitutto perché è amato da Dio.
Il sì di Maria ci ricorda che Dio ha bisogno della nostra libera adesione per realizzare il suo progetto d’amore. È un progetto che si concretizza nelle situazioni di ogni giorno, anche se nel quotidiano non sempre è facile cogliere il senso di ciò che il Signore sta annunciando.
Qui avviene l’atto di fede: Maria non dice sì perché intravede una strada chiara, ma perché la proposta viene dal Dio amore.
26 Marzo Giovedì
Se uno osserva
la mia parola,
non vedrà la morte
in eterno
Nel dialogo teso con i Giudei, Gesù si espone dicendo «Io sono», che significa «Io sono Dio». Per questo i suoi interlocutori, alla fine, vogliono lapidarlo.
Troppo attenti a far valere le loro ragioni, non riescono a cogliere la profondità di ciò che dice Gesù. Nasce anche per noi l’invito ad osservare la parola custodendola e meditandola nel cuore, per poterci accorgere dei frutti che essa produce nella nostra vita. Chi osserva la parola non vedrà la morte: Gesù non sta parlando della morte fisica, ma un’altra morte: quella di chi non trova il senso di ciò che fa e procede per inerzia; di chi si accontenta di situazioni mediocri, di chi cerca compromessi.
Al contrario vive davvero la vita chi si mette alla sequela di Gesù per imparare ad amare come lui.
27 Marzo Venerdì
Perché sappiate e conosciate
che il Padre è in me,
e io nel Padre
Quelli che vogliono lapidare Gesù sono gli stessi che da secoli attendono il Cristo, il messia.
Non sono disposti però ad accogliere un messia che delude le loro aspettative: il Dio degli eserciti che attendevano si presenta come un uomo vicino agli emarginati e agli ultimi. Il nostro è un Dio che lava i piedi, si fa servo, dà la vita per chi lo ha crocifisso. Il Dio-amore si rivela nelle opere di Gesù: ridona la vista ai ciechi, dona la libertà ai prigionieri e agli oppressi, si mette a fianco dei poveri.
Cosa ci aspettiamo da Dio? Ci sono opere che Gesù compie per noi attraverso le persone che incontriamo, ma abbiamo bisogno di un cuore aperto, capace di riconoscere il bene concreto che riempie le nostre giornate, disponibili ad incontrare un Dio diverso da quello che pretendiamo.
28 Marzo Sabato
Che cosa facciamo?
Quest’uomo compie
molti segni
Questo brano si colloca dopo la risurrezione di Lazzaro: un evento che ha suscitato reazioni contrastanti tra la gente.
I segni operati da Gesù generano due reazioni opposte nei suoi confronti: ostilità o conversione. E il vangelo di presenta un sinedrio impaurito poiché Gesù, per i sacerdoti e i farisei, è una figura rischiosa. Il suo messaggio, le sue opere, le tante persone che lo seguono, potrebbero sbilanciare l’equilibrio così instabile tra gli ebrei e l’invasore romano. La necessità di controllo e la paura di perdere il potere spingerà il sinedrio a decidere di uccidere Gesù.
La necessità di controllare le situazioni della vita ci trasforma: rischiamo di fare scelte impulsive, non accorgendoci delle infinite possibilità di bene che abbiamo davanti.






























